BAMBOCCIONI A NOI? STORIA DI GIUSEPPE CHE HA MIRATO AL CUORE DEL PROBLEMA

DI MARINA NERI

 

 

Un tale, più di duemila anni fa disse che un granellino di fede è capace di smuovere le montagne.

La storia dimostrò che laddove tenacia, determinazione si coalizzano non c’è destino avverso a potervisi opporre.

Non è Parigi con i suoi gilet gialli, non è il medioriente con la sua storia non storia, è il racconto di una vicenda casalinga che nella sua semplicità fa divenire epico persino l’ovvio quotidiano.

E’la storia di un ragazzo, un pugliese. E’ la vicenda umana che pur accomunando tante persone, rende la vita di Giuseppe Bungaro, questo il nome del protagonista, unica ed irripetibile.

Diciottenne, ultimo anno di liceo scientifico in un paesino della Manduria, Fragagnano, provincia di Taranto, appena qualche mese fa e’ risultato vincitore dell’European Union Contest for Young Scientists, ed e’ stato inserito nelle 100 eccellenze italiane come promessa della medicina.

Giuseppe, sin da adolescente, ha saputo ribaltare una situazione a lui sfavorevole che gli aveva attraversato la vita all’ eta’ di tredici anni. Gli era stato diagnosticato un problema all’aorta addominale e avrebbe dovuto essere operato come una sua cugina.

Il ragazzo non si abbatte alla notizia, neppure quando deve abbandonare il nuoto agonistico perche’ le sue condizioni di salute non gli consentono di sottoporsi allo sforzo degli allenamenti e delle gare.

Affronta il suo problema con una grinta interiore che non lascia spazio ad alcuno sconforto, ad alcun cedimento.

Suo compagno di avventura diviene un computer, non per alienarlo dalla realtà, non per intontirlo dinanzi a videogiochi inneggianti alla violenza, non per dare in pasto un adolescente a canzoni che di artistico hanno solo il budget milionario per chi le produce e le smercia.

Il computer diviene la sua finestra sul mondo, un libro aperto, accessibile, immediato sulle informazioni, sugli studi, sulle notizie inerenti l’argomento dentro il quale vuole penetrare per scoprire, per capire, per affrontare e, forse, anche per sopportare.

Si informa sulla sua malattia, sviscera termini e concetti, impara a convivere con quella dittatrice che scandisce i ritmi della sua esistenza.

Studia il cuore, i suoi segreti, ne penetra gli anfratti, comincia a conoscere sempre meglio il nemico che porta dentro di se’. Nessun maestro a segnare compiti. Nessuna interrogazione a sottolinearne la preparazione. Amore, solo amore e passione animano gli studi solitari di questo giovane uomo.

Giuseppe si appassiona alla informatica, alle nanotecnologie. Si arrovella il cervello fra formule, algoritmi, fra i più e i meno che per lui sono simboli matematici, per gli altri sono, invece, il bilancio di una vita.

Prova, riprova, sperimenta, fallisce, ritenta. Fino a che, un giorno, quell’ “eureka” diventa il suo grido: inventa uno stent pediatrico auto espandibile.

Lui stesso, dapprima pensa si tratti di qualcosa da letteratura fantascientifica alla Asimov per intenderci, e dubita che qualcuno possa dare credito all’invenzione di un giovane autodidatta cardiochirurgo, neppure laureato.

Eppure, sentiva dentro di se’ che la sua creazione era innovativa e, soprattutto, rivoluzionaria.

“La fortuna aiuta gli audaci!” Mai detto fu più azzeccato come nel caso di specie. Si attagliava perfettamente al giovane inventore.

Giuseppe doveva mostrare la sua invenzione a qualche esperto, doveva avere l’avallo della scienza canonica per imprimere alla sua creazione il crisma della validità.

Riuscì a contattare il dottor Fausto Castriola, coordinatore dell’Unità Operativa di Emodinamica e Cardiologia Interventistica al Maria Cecilia Hospital, a Cotignola in provincia di Ravenna.

Il dottore si dimostrò sin da subito interessato alla invenzione di Giuseppe al punto tale che il giovane e’ stato invitato ad assistere ad un delicato intervento di cardiochirurgia, precisamente un’ operazione di angioplastica coronarica.

Così il giovane uomo, che due anni fa è stato operato con successo al cuore, oggi, appena diplomato, ha deciso di iscriversi alla facoltà di Medicina. Con l’umiltà che contraddistingue il genio e l’ingegno egli studia per superare i test d’ ingresso.

Verrebbe spontaneo pensare: nell’epoca delle lauree comprate, nell’universo dei titoli senza merito, non sarebbe il caso che il giovane inventore di uno strumento utilissimo in cardiochirurgia, fosse ammesso alla facoltà di medicina ad honorem?

E qui, una digressione, deve essere fatta, anche e soprattutto per giovani come Giuseppe.

Uno studente non ammesso al corso di laurea a causa dei famigerati test di ammissione è un medico in meno domani. In 10 anni, secondo una stima effettuata, mancheranno in Italia 10mila medici.

Da anni ormai, si dibatte sulla effettiva efficacia dei test. Una impietosa disamina ha rivelato che il sistema del test ammissivo, non solo e’ iniquo, ma e’ anche estremamente inadatto a valutare le attitudini degli studenti.

Un sistema voluto dalle lobbie e dalle baronie, perché il potere per perpetuarsi deve mantenere se stesso e per farlo deve restringere il numero di coloro che possono avere l’accesso ai posti di dirigenza e controllo.

Un meccanismo perverso che ha visto il proliferare di istituti, strutture, corsi, che dietro lauto compenso dovrebbero preparare i ragazzi a superare questi test.

Il condizionale è d’obbligo in quanto il superamento appare alla stregua di una lotteria; segnare crocette su di un foglio, in trenta secondi, non valuta la preparazione di un futuro medico o professionista, fa emergere solo l’abilità nel fare i quiz.

Dovrebbe abrogarsi la norma che prevede il test di ingresso nelle facoltà affinchè il diritto allo studio, vagliando in combinato disposto gli gli artt 3 e 34 della Costituzione, non sia un miraggio o un appannaggio di pochi “ eletti” o, peggio, “ raccomandati”, affinchè vi sia l’orgoglio nel costruirsi il futuro in patria da parte dei giovani senza doverlo sognare altrove.

Perché ciò accada, però, è necessario riappropriarsi della Cultura come volano di un popolo, non violentarla tarpandole le ali con il taglio dei finanziamenti, sottrarre questi alle baronie e riporre al centro della formazione “ lo studente”, bandendo, finalmente, nepotismi e favoritismi che sviliscono il merito. Auguri, Giuseppe, al tuo fortissimo Volere e Potere. Chissà, forse, la potentiality per te potrebbe arrivare ad inizio carriera e non alla fine. E non sarebbe una regalìa, ma una conquista.