CIAO CIAO, MATTEO RENZI. IL PD RINASCE A SINISTRA

DI LUCIO GIORDANO

Frena Matteo Renzi, che adesso si è preso qualche giorno di tempo per decidere se partecipare alle primarie o meno.  Frena Maurizio Martina, che ieri a Mezz’ora in più diceva:  “Considererei un errore, qualsiasi divisione del nostro campo di fronte a questa destra. Credo che Renzi debba dare ancora il suo contributo a questa sfida. Come tutti: è troppo importante questa partita”.  Frenano infine i  suoi uomini, terrorizzati dai sondaggi che danno l’eventuale soggetto politico dell’ex sindaco di Firenze, tra il 5 e il 10 per cento, a dir tanto. Ma è chiaro che l’addio di Renzi al Pd è sul tavolo da diverse settimane, almeno dal giorno in cui  l’ex premier convocò  i suoi a Salsomaggiore. Anche perchè Matteo, non è tipo da farsi da parte, di starsene defilato, mentre gli altri Pd corrono per la segreteria e le primarie previste, con sciagurato ritardo, il prossimo 3 marzo.

Quindi: è chiaro che le correnti sono il male dei democratici, come dice lo stesso  neo-senatore di Pontassieve. Ed è altrettanto chiaro che una scissione creerebbe qualche problema di numeri nel Pd. Una spaccatura, in teoria, potrebbe infatti  prosciugare ulteriormente i voti nel centro sinistra.  Allo stesso tempo però,  tutto questo cambierebbe e di molto le carte in tavola, alimentando la tentazione  di chi in questi anni ha smesso di votare Pd fino a quando  ci sarà  lui.

La domanda a questo punto però è: Matteo Renzi farebbe bene o  male a lasciare il Pd? Farebbe bene, benissimo. Semplicemente perchè l’ex sindaco di Firenze, con la sinistra non ha mai avuto  nulla a che spartire.  E farebbe bene o  male a lanciare un nuovo soggetto politico? Dipende. Lo avesse fatto nel 2014, all’indomani del trionfo nelle elezioni europee, si sarebbe trovato in una situazione ottimale, per se stesso intendiamo. Prima ancora di Macron, e prima ancora che il macronismo crollasse come un castello di carte, Renzi avrebbe avuto l’opportunità di gestire al meglio il momento favorevole dell’economia italiana. La congiuntura  europea glielo consentiva. Oggi, ad essere sinceri, sembra  tardi, troppo tardi. E tante, troppe sconfitte sono passate sotto i ponti del renzismo, per non aver lasciato  il segno: dal referendum del 2016, alle elezioni del 2018, passando per amministrative e regionali, tutte o quasi inesorabilmente perse.

E però, l’ex premier che vuole rimettersi in marcia, fa bene a giocarsi  almeno l’ultima carta, lontano dalla sinistra che ha pesantemente contribuito a distruggere. Che poi  la rottamazione partita da lontano sia stata una strategia costruita a tavolino , una serie di circostanze negative e sfortunate, o più semplicemente il risultato di una politica maldestra, sarà solo il tempo a dirlo. Il tempo cioè, ci dirà se Renzi Matteo, di Rignano sull’arno, è un grande leader di destra oppure un politico sopravvalutato. Diciamo che la verità, forse,  sta nel giusto mezzo. Le doti comunicative e l’acume politico  dell’ex sindaco di Firenze sono indiscutibili. Di certo, nessuno  è stato capace come lui, nel post berlusconi, di parlare con convinzione  alla gente. Nemmeno l’altro Matteo,  il capitano sovranista  dell’estrema destra, che fa continuamente tali e tante gaffes da non risultare ormai  più credibile.

Ovvio, il campo di Renzi si è ristretto moltissimo, complici gli eventi europei, le rivolte delle giacchette gialle di Parigi, la crisi e l’addio  della Merkel, l’avanzata momentanea ma rutilante dell’estrema destra sovranista. Insomma, è forse l’attimo peggiore per varare un nuovo partito. Ma non ci sono altri spazi temporali. Renzi deve cogliere l’attimo fuggente. Ora o mai più. Le europee si avvicinano e Berlusconi,cosa  inevitabile per motivi anagrafici,  non presidierà ancora a lungo il fortino della destra liberale. E’ infatti quello l’alveo politico in cui l’ex premier si dovrebbe muovere. Del resto l’ex premier si ispira per il suo probabile movimento a Ciudadanos, la forza politica spagnola guidata da Albert Rivera. Una forza che si definisce senza incertezze di destra liberale. In sintesi Renzi dovrebbe raccogliere l’eredità di quel che rimane di Forza Italia e lo potrebbe anche  fare, forte di una base elettorale che, sommando il suo movimento con quello di Berlusconi,  viaggerebbe  intorno al 15 per cento.  Poco per prendere di nuovo le redini del paese, all’indomani della imminente  certificazione dei disastri leghisti, con la più o meno volontaria complicità dei cinque stelle. Molto, invece, per contare ancora e creare un solido polo di destra liberale, del quale in molti sentono già la mancanza.

Chiarezza. La probabile, o quasi certa decisione di lanciare un nuovo soggetto politico, avrebbe inoltre  il merito di fare chiarezza nella politica italiana. Quasi sicuramente la sua discesa in campo avrebbe l’effetto tsunami . Con una destra renzo-berlusconiana, capace di contendere voti a quello che in tanti definiscono il fascioleghismo, i giochi rischierebbero  davvero  di riaprirsi. La destra, così come l’abbiamo conosciuta fino al 4 marzo, cioè con l’alleanza Salvini-Berlusconi- Meloni, appare evidente che non esiste più. E’ morta e sepolta. Il carroccio, con il 17 per cento dei voti,  è già andato oltre le più rosee aspettative . Per carità, crescerà ancor,a finendo per prosciugare completamente   Fratelli d’Italia, considerato ormai dalla stragrande maggioranza degli opinionisti, una forza politica del tutto inutile. Ramazzerà anche i voti dei cugini di  CasaPound e Forza Nuova, dunque  un altro 1 per cento complessivo. Prenderà un altro tre- quattro per cento dall’esangue Forza Italia. Ma oltre il 25-26 per cento dei consensi,  l’estrema destra leghista non andrà.

Chiarezza, a questo punto, serve anche  nei 5 stelle, che prima o poi dovranno affrontare a loro volta una inevitabile scissione, tra l’anima di destra e quella di sinistra, soprattutto ora che nessuno crede più alla decrepita  favola che destra e sinistra siano morti. Non è affatto vero e sono proprio i grillini i primi ad esserne consapevoli. E chiarezza a questo punto si farebbe anche nel Pd, comunque esso si dovesse chiamare. Liberatisi della zavorra renziana, i democratici tornererebbero ad essere una forza di centro sinistra. Molto più di sinistra che di centro. Se alleati con gli ex di Leu  o addirittura  di nuovo insieme, da Bersani a Civati, da Fassina a D’Attorre e tutti sotto un unico ombrello, è presto per dirlo.  Non più ingessati dalla presenza renziana, gli  elettori che hanno abbandonato il partito negli anni di Renzi, a questo punto,  un pensierino per  tornare a votare Pd, sarebbero in molti a farlo.

E’ ovvio che anche la rinuncia di Marco Minniti a correre per le primarie abbia contribuito nei giorni scorsi  a diradare le nebbie, a dare una linea precisa ai dem. La presenza di un ministro  definito renziano,  qualche problema in effetti  l’avrebbe creato. Così è tutto più semplice, tanto più se venisse eletto Nicola Zingaretti a larghissima maggioranza. Di certo, fino a qualche settimana fa, la nave stava affondando. Con poche mosse, invece, è stata  disincagliata.  Tutto quello che accadrà  dopo è ancora presto per scriverlo. Ma quantomeno le praterie elettorali tornerebbero ad intravedersi all’orizzonte. Nello sfascio di questi ultimi due anni, sarebbe  già un bel risultato.