IL RAPPORTO AMNESTY DENUNCIA: L’ITALIA VIOLA I DIRITTI UMANI

DI MONICA TRIGLIA

Amnesty International pubblica il rapporto 2018 sui diritti umani e per l’Italia non è certo un bel rapporto. Il dossier intitolato “La situazione dei diritti umani nel mondo, il 2018 e le prospettive per il 2019” presentato a Roma il 10 dicembre in occasione del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, riporta infatti osservazioni decisamente critiche nei confronti del nostro Paese (e dell’Europa): dalla gestione repressiva del fenomeno migratorio all’erosione dei diritti umani dei richiedenti asilo, dalla retorica xenofoba nella politica agli sgomberi forzati senza alternative.

Vediamo i punti principali che coinvolgono l’Italia.

Diritti di rifugiati e migranti

Il governo Conte, dice Amnesty, si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio. «Le autorità hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo». Il decreto sicurezza approvato a novembre («fortemente voluto dal ministro dell’Interno») contiene misure su immigrazione e sicurezza pubblica che «erodono gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti e avranno l’effetto di fare aumentare il numero di persone in stato di irregolarità presenti in Italia, esponendole ad abusi e sfruttamento».

Razzismo, xenofobia e appello all’odio

Amnesty International Italia ha documentato il massiccio ricorso da parte di appartenenti a partiti politici a stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo, moltiplicati dalla Rete. «Si sta alimentando un clima di crescente intolleranza, razzismo e xenofobia nei confronti delle minoranze e di rifugiati e migranti. Questo clima non può essere separato dall’aumento dei crimini d’odio».

Sgomberi forzati e discriminazione dei rom

Denuncia Amnesty che gli sgomberi forzati sono continuati, colpendo soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati e migranti, senza un’offerta di alternative abitative adeguate. Lo scorso luglio Amnesty International ha espresso preoccupazione per lo sgombero forzato di Camping River, a Roma, da parte delle autorità locali supportate dal ministro dell’Interno. «La demolizione di Camping River ha lasciato decine di famiglie senza un tetto, nonostante la Corte europea dei diritti umani avesse temporaneamente bloccato l’operazione in attesa di conoscere a quali alternative abitative i rom residenti nel campo avessero accesso. La linea dura dettata dal nuovo esecutivo sugli sgomberi, che si evince da una circolare ai prefetti diffusa in settembre e da alcune delle norme del decreto sicurezza, rischia di fare aumentare nel 2019 il numero di persone e famiglie lasciate senza tetto e senza sistemazioni alternative. Inoltre, a Roma e in altre città, migliaia di rom continuano a vivere segregati in campi monoetnici in condizioni abitative discriminatorie e inadeguate».

Armi e diritti umani

– Nel corso del 2018 è proseguita la fornitura di armi a Paesi in guerra come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, attivi nel conflitto in Yemen. Esportazioni che violano la legge 185/90 e il Trattato internazionale sul commercio delle armi ratificato dall’Italia nel 2014. Amnesty International, insieme ad altre organizzazioni non governative e associazioni nazionali, continua a chiedere che il governo italiano si adoperi per un immediato cessate il fuoco in Yemen e per imporre un embargo sulle armi verso tutti i Paesi appartenenti alla coalizione a guida saudita coinvolti nel conflitto.

– In Italia a settembre è partita la sperimentazione sulle pistole a impulsi elettrici (Taser) in dotazione alle forze di polizia. Amnesty si è da subito detta preoccupata per i rischi per la salute, sulla necessità di formare gli operatori e anche sull’opportunità nell’utilizzo dello strumento. «L’impiego di armi meno che letali» si sostiene nel rapporto «deve costituire una reale alternativa nei casi in cui sarebbe necessario l’uso delle armi da fuoco, ma non deve convertirsi in uno strumento di routine per la gestione dell’ordine pubblico».

Verità per Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2018 è stato commemorato il secondo anniversario della scomparsa al Cairo di Giulio Regeni. «Nel corso dell’anno sono state costanti le sollecitazioni di Amnesty International Italia nei confronti del governo italiano perché spingesse l’Egitto a fare chiarezza su chi ha rapito, torturato e ucciso Giulio Regeni». Eventi e attività culturali continuano a essere organizzati in tutta Italia, affinché la richiesta di verità non venga mai dimenticata.

Attività di polizia e diritti umani

– A ottobre, nell’ambito del processo-bis di primo grado sulla morte di Stefano Cucchi avvenuta il 22 ottobre 2009, uno dei carabinieri imputati ha accusato i colleghi di aver picchiato la vittima dopo l’arresto, «determinando finalmente l’apertura di una nuova inchiesta sui falsi verbali e sui depistaggi da parte di personale delle forze dell’ordine che per quasi dieci anni hanno impedito alla famiglia della vittima di avere giustizia».

– A novembre la Corte di Cassazione ha annullato le condanne di primo e secondo grado a carico di tre carabinieri per cooperazione nell’omicidio colposo di Riccardo Magherini, morto nel marzo 2014 dopo il fermo in una strada di Firenze, stabilendo che il loro comportamento non costituì reato. Nello stesso mese Amnesty International Italia ha lanciato una campagna per l’introduzione dei codici identificativi per gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico «Uno strumento che permetterebbe di poter risalire, attraverso l’esposizione di un codice alfanumerico su divise e caschi, all’identità dei singoli agenti o funzionari di polizia in caso di violazioni dei diritti umani. Si tratta di una misura che il Comitato Onu contro la tortura e altri organismi internazionali hanno ripetutamente chiesto all’Italia di introdurre».

Europa

L’aumento dell’intolleranza, dell’odio e della discriminazione, «in un contesto di progressivo restringimento degli spazi di libertà per la società civile e in cui richiedenti asilo, rifugiati e migranti sono stati respinti o abbandonati nello squallore mentre gli atti di solidarietà sono stati criminalizzati» riguarda non soltanto l’Italia, ma coinvolge l’Europa, a partire da Ungheria, Polonia e Russia. Mentre in Stati come Bielorussia, Azerbaigian e Tagikistan ci sono stati nuovi giri di vite nei confronti della libertà d’espressione e in Turchia ha proseguito a espandersi un clima di paura.