NADIA ZELLAL DEI GILET GIALLI: “ABBIAMO GIÀ VINTO”

DI LUCA BAGATIN

E’ un movimento popolare, populista nel senso migliore e originario del termine. Si contrappone all’austerità imposta dal cosiddetto “governo dei ricchi”, ovvero il governo Macron-Philippe, con le sue politiche in linea con la visione globalista e liberal capitalista della crescita illimitata, dell’immigrazione incontrollata, del taglio ai servizi pubblici, della precarietà lavorativa e delle privatizzazioni, tanto volute dall’Unione Europea, mai votate o decise da nessun cittadino europeo.

E’ un movimento senza leader, che nasce dal basso e che ha raccolto persone di ogni orientamento politico e da ogni parte della Francia, ottenendo l’80% del sostegno popolare.

Sorto a metà novembre, in opposizione alle imposte sul carburante, quello dei Gilet Gialli ha, mano a mano che i giorni passavano e le manifestazioni si susseguivano, elaborato una vera e propria piattaforma programmatica che va dall’aumento dei salari sino all’abbassamento dell’età pensionabile; dall’aumento dei fondi per la disabilità sino alla lotta alla povertà e all’introduzione della democrazia partecipativa e a molto altro.

Un movimento trasversale, che spaventa i governi oligarchici, abituati ad avere a che fare con le destre, i centri, le sinistre. Non con i popoli, le persone, le periferie. Gli esseri umani pensanti.

Abbiamo voluto intervistare alcune persone, chiedere le loro impressioni sull’attuale situazione in Francia, sul movimento dei Gilet Gialli e che cosa li ha spinti a sostenerlo e a partecipare alle manifestazioni.

Nadia Zellal, classe 1984, vive a Marsiglia. Si definisce comunista e progressista. “All’inizio del movimento, la nostra lotta era incerta, il nostro Presidente ha usato le divisioni per governare meglio, ma questo movimento ha portato alla luce un insieme di persone di tutti i ceti sociali, che sostengono la stessa lotta per “una vita decente”. Attualmente questa lotta è praticamente vinta”.
Cosa pensi del movimento dei Gilet Gialli e che cosa ti ha motivato a partecipare alle manifestazioni? Le chiedo.
“È un movimento apartitico, quindi senza leader. Ciascuno milita come desidera, secondo le sue convinzioni, le sue disponibilità e i suoi desideri. Sono stata motivata a partecipare alle manifestazioni a causa del grande divario tra i ricchi, che diventano sempre più ricchi, e i poveri che diventano sempre più poveri”.

Dany Colin è un cineasta di origine congolese, appassionato studioso del cinema di Pasolini. Si definisce “militante sovranista del popolo francese e africano”. “La povertà sta dilagando anche fra le classi medie e le differenze di classe stanno aumentando” – ci racconta – “Stiamo gradualmente assistendo a uno sconvolgimento dei modelli politici dominanti nel pensiero del popolo francese. Il movimento dei Gilet Gialli esprime tale rabbia e questa frustrazione legittima ha la particolarità di non avere un capo preciso, né un sindacato , né un partito alla sua testa. I media e la società dello spettacolo, per neutralizzare il movimento, fanno affidamento sulla sua frangia reazionaria che vuole solo riadattare il consumismo e il capitalismo per loro stessi. Mi auguro che tale movimento non rimanga solo un semplice grido di rabbia, ma possa estendersi a dimensioni politiche più pragmatiche”.

Fra i sostenitori dei Gilet Gialli anche dei militanti e attivisti della CGT, ovvero la Confederazione Generale del Lavoro, uno fra i maggiori sindacati francesi. Camarade B. – che preferisce essere chiamato così e non rivelare il suo nome – è proprio un attivista sindacale della CGT, il quale si definisce politicamente populista e ritiene che sia molto positivo che “la gente si ribelli contro il governo di Macron e che lo faccia un movimento che ha saputo federare persone oltre le divisioni sinistra/destra e abbia unito i francesi affrontando nemici comuni. Io sono dalla parte delle persone e quindi mi sento parte di questo movimento. C’è la volontà di abbattere questa oligarchia e ciò mi spinge a manifestare”.

Sull’argomento è intervenuto anche David L’Epée, cittadino svizzero ma redattore della rivista francese bimestrale di approfondimento politico, culturale e scientifico “Eléments”, fondata dal filosofo Alain De Benoist.

Anche David ritiene che “Il governo non è caduto sabato 8 dicembre come alcuni speravano, ma è solo una partita rimandata. Il movimento ha già vinto in quanto, pur aggrappato al suo potere, Macron non ha potuto evitare il deterioramento della situazione e l’esasperazione dei conflitti. Anzi, è il primo responsabile per questa escalation”.

Gli chiedo che cosa ne pensi del movimento dei Gilet Gialli, se li appoggi e come egli si definisca politicamente.
“Appoggio con entusiasmo questo movimento, ma non mi considero un Gilet Giallo perché non sono francese, ma svizzero.
Personalmente sono andato a Parigi per sostenere i miei compagni presenti in loco e in solidarietà con il popolo francese, che soffre terribilmente dalla crisi sociale causata dal suo governo e merita un destino diverso.
Mi definisco un “elettrone” libero, lontano da qualsiasi partito. Ad ogni modo gli ideali che mi animano sono il socialismo, il patriottismo e la democrazia diretta”.

Di parere simile anche Louis Alexandre, redattore della rivista socialista rivoluzionaria “Rébellion”, che alle Presidenziali di un anno e mezzo fa invitò gli elettori all’astensione, giudicando tutti i candidati come parte del medesimo “sistema”.

Per Louis “La Francia popolare e periferica ha sofferto a causa dell’abbandono e del disprezzo delle élite. Lasciando a se stesse intere aree del territorio”.
Cosa ne pensi del movimento dei Gilet Gialli – gli chiedo – Ti senti parte di esso ?
“I Gilet Gialli sono l’espressione di una rottura. La rottura della gente in relazione all’oligarchia. Facendo parte dalle classi più popolari, mi sento totalmente parte di esso.
Sono un socialista rivoluzionario europeo, ovvero sostengo la comunità popolare, la giustizia sociale e una più ampia autonomia”.

Da Macron, criticato pesantemente anche da chi lo aveva in un primo momento sostenuto, come l’economista Jean-Paul Fitoussi, che lo accusa di non conoscere il suo Paese e di aver favorito solamente le classi agiate, arrivano intanto i primi “mea culpa” e le prime autocritiche. Il movimento dei Gilet Gialli ha colpito nel segno.

Luca Bagatin