NO TAV: LA SINISTRA IN PIAZZA E’ VIVA. COSA NE PENSANO I 5 STELLE?

DI LUCIO GIORDANO

I 70, forse 100 mila che hanno manifestato sabato scorso  contro la Tav per le strade di Torino, un’indicazione chiara l’hanno data: la sinistra in piazza è ancora viva. Bastava vedere i volti determinati e sorridenti di famiglie e giovani, per rendersene conto. Volti rivolti al futuro del Paese,  convinti che un’opera come la Tav sia totalmente inutile . Progettata 30 anni fa, è ormai fuori tempo massimo. Piuttosto si investano i soldi sulla messa in sicurezza  del territorio, sulle strade da riasfaltare, sui palazzi da ristrutturare, sui centri storici da rendere belli come salotti e in cui ospitare i tanti turisti stranieri che li visitano.Oppure, che si torni ad investire sull’edilizia popolare. Il refrain insomma  era quello: un’italia legata al bene comune, preoccupata che le grandi opere siano quasi sempre  uno sperpero di denaro e  miele per la criminalità organizzata. Esattamente come erano convinti, prima dell’avvento di Di Maio e della sua squadra, anche i 5 stelle.

Non è un caso che in un recente passato  il Movimento abbia fatto il pieno di voti  proprio con certi temi tanto cari alla sinistra  di una volta. Non è un caso che i renziani, svoltando a destra,  abbiano contribuito a questo afflato tra delusi del pd e 5 stelle. Certo, negli ultimi mesi molto è cambiato nel Movimento e se i grillini sono entrati in crisi, se le polemiche montano e i loro elettori protestano per la sciagurata alleanza con l’estrema destra leghista, un motivo ci sarà. Erano i  primi difensori del bene pubblico, puntavano molto sul ruolo dello Stato come faro dell’economia,  si sono trovati ad arroccarsi dietro al reddito di cittadinanza e a subire plasticamente e in maniera drammatica le scelte in ogni campo  del segretario della Lega. Al punto che Salvini incontra gli industriali e  Di Maio si rabbuia ma poi china la testa.  Più che al governo, sembra di essere all’asilo Mariuccia.

Altrettanto drammatica è la situazione all’interno della dirigenza a 5 stelle. E’ evidente che insistendo con Di Maio, Di Battista, Toninelli, il Movimento perderà voti. Come sono entrati, da sinistra, così usciranno. Rimarrebbero solo i consensi di quella destra grillina che si è fatta largo a spallate all’interno dei 5 stelle. E proprio  la manifestazione No tav sta mettendo di fronte ad un bivio l’intero movimento. Cambiare sponda o dividersi, in una scissione dolorosa quanto inevitabile.

Del resto la sinistra, poco a poco,  si sta riprendendo quelli che erano i suoi temi,  e ai grillini non resta che  decidere: stringere un patto di ferro con il sovranismo, che secondo Eugenio Scalfari non è altro che un termine elegante per definire il neo nazismo, oppure scaricare i vertici e tornare alle origini.  A quel punto, come sottolineava in un’intervista al Manifesto Massimiliano Smeriglio, vice presidente della regione Lazio, si potrebbe anche capire se ci siano o meno i margini per intavolare con i 5 stelle un accordo politico. Perchè appare evidente che la Lega, ancora per un breve periodo, avrà il boccino in mano ed è naturale che bisognerà toglierglielo a tutti i costi per il bene dell’Italia.

Per dare una svolta alla sinistra italiana , insomma, , ora più che mai serve un’accordo tra tutte le componenti democratiche. Serve  creare un polo progressista, come negli Stati Uniti sta facendo Sanders. Serve, per trovare la sintesi,  mettere da parte interessi personalistici, evitando  di difendere a tutti i costi il  proprio  orticello. Solo attraverso una piattaforma comune la sinistra potrà rinascere per davvero. La manifestazione No tav ha fatto capire chiaramente che i presupposti ci sarebbero tutti. E a quel punto non sarebbe neppure  scandaloso dialogare con i 5 stelle. Ovvio, con un movimento  depurato dell’ attuale   dirigenza , prona alla lega. No, non ci sarebbe nulla di scandaloso a dialogare con il m5s. Del resto la politica è compromesso, si prova a fare accordi con chi è meno lontano da te, siano essi i 5 stelle o i renziani.  E in questo momento l’avversario da battere si chiama indubbiamente Matteo Salvini.  i 70 mila di Torino hanno fatto capire che uniti si può cambiare  per davvero questa Italia precipitata in poco tempo  in un deprimente medioevo. Tornata , come ha dimostrato l’inchiesta di Report su Rai tre di lunedì 10 dicembre, a dare spazio ai personaggi  di un’Italia equivoca fatta di vecchi riciclati saliti senza tanti complimenti sul carro del vincitore.