COMPLETATO LO SGOMBERO DELL’EX PENICILLINA, SENZA RICOLLOCAMENTI: ORA SIAMO PIU’ SICURI?

DI ALBERTO EVANGELISTI

Alla fine lo sgombero dell’ex Penicillina, lo stabile una volta sede della industriale in zona Tiburtina a Roma, è stato completato: Salvini ne aveva fatta una questione “d’onore” e d’immagine (soprattutto), azione dimostrativa a monito di quelle che seguiranno.

L’edificio, abbandonato da anni, era stato storicamente occupato e al suo interno trovavano rifugio circa 400 persone, principalmente stranieri, ma anche famiglie italiane senza dimora, molti dei quali allontanatisi nei giorni scorsi in vista dell’azione di sgombero largamente annunciata.

Presente alla “cerimonia” anche il vicepremier e Ministro dell’Interno in persona, giunto sul posto per un sopralluogo di quella che, a più riprese, era stata definita una piazza di spaccio e una fonte di degrado urbano. Peccato solo che la contestazioni giunte dagli occupanti e dai comitati di quartiere abbiano limitato l’efficacia della photo opportunity, così che Salvini evita il confronto con residenti e stampa e si limita al “dovere d’ufficio”.

Lo sgombero dell’edificio dalle circa cinquanta persone rimaste si svolge senza grossi intoppi: Forze dell’Ordine schierate, traffico deviato, tutto procede come nelle gradi occasioni e, a fine giornata, l’edificio è completamente vuoto. Oltre alle Forze dell’Ordine e alle autorità, ci sono anche volontari di Medici Senza frontiere che cercano di dare supporto agli sgomberati. Sono presenti anche i militanti di Casa Pound ad osservare le attività di sgombero, del resto loro di edifici occupati se ne intendono.

Problema risolto quindi?

Probabilmente no, il problema è semplicemente trasferito, lo sporco è stato nascosto sotto il tappeto ma, come la materia non scompare, anche le persone hanno l’attitudine a non smaterializzarsi improvvisamente così che, costrette ad abbandonare quel luogo di rifugio, certo precario e degradato ma comunque rifugio, le 50 persone sgomberate, le ultime rimaste perché più vulnerabili, e le 350 circa sgomberate nei giorni precedenti, sono ora di massima senza tetto.

Certamente nell’ottica del concetto di decoro e sicurezza prospettato a tamburo battente dall’esecutivo, soprattutto dalla componente leghista, questo potrebbe non rappresentare un gran problema: non lo si dice apertamente ma l’impressione di fondo è che il “chissenefrega” sia il sottofondo di base su questa vicenda, così come su tutte le vicende che riguardano categorie disagiate si, ma non utili per qualche messaggio promozionale a fini elettorali.

Peccato solamente che, se il punto è realmente quello di garantire sicurezza e decoro, gli sgomberi senza ricollocamenti sono di fatto fonte di ulteriore insicurezza e degrado. Si, perché (e non è poi così difficile da intuire) la parte complessa nell’organizzare uno sgombero, non è certo portare nel luogo le Forze dell’Ordine e far uscire gli occupanti. La cosa complessa è garantire una alternativa ricollocativa agli occupanti, garantendo, o quantomeno tentando di garantire, che dall’intervento su un punto di degrado concentrato non si ottenga un degrado diffuso.

Certo, mediaticamente è molto più redditizia l’operazione di sgombero a favore di telecamere e giornalisti, che per l’occasione erano stati ben confinati su una collinetta “d’osservazione”, ma il giorno dopo lo sgombero il problema pare tutt’altro che risolto: i primi a denunciare la cosa sono i comitati di quartiere, secondo cui quel vecchio palazzone, pieno d’Amanto, va riqualificato o, in alternativa, abbattuto; scetticismo anche sulla soluzione della questione umana: “Il problema serio è che questa bomba sociale si sposta da una parte all’altra”.

Dalla stessa collinetta anche Federica Borlizzi, dell’associazione Alter Ego, fa sentire la propria voce accogliendo il Ministro al grido di “sciacallo!”. Federica viene quindi avvicinata da esponenti delle forze dell’ordine che intendono allontanarla e, probabilmente, identificarla, in un copione già visto più volte ultimamente. Questa volta però i giornalisti sono lì e la trattengono per intervistarla.

Quello che Federica dice è esattamente questo: “Salvini è venuto a fare lo sow e adesso queste persone staranno per strada – sapete cosa sta facendo Salvini con questa cosa? Un grandissimo regalo alle mafie…E’ questa la sicurezza che vogliamo? Non penso proprio”

In effetti, delle due l’una: o le persone all’interno dell’edificio non rappresentavano una minaccia imminente per la sicurezza collettiva, e allora probabilmente non si capisce l’esigenza di agire repentinamente, prima di aver trovato le soluzioni alternative di ricollocamento, o è vero il contrario: le persone che risiedevano nell’edificio andavano considerate un pericolo per la collettività. In questo caso, sapendole in giro, alla ricerca di una nuova sistemazione sparsi per la città, di certo non ci sentiamo tutti più al sicuro.