ESCLUSIVA. LA FUTUROLOGA MARINA GORBIS: “PER AFFRONTARE I CAMBIAMENTI SERVE LA LETTERATURA”

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA INVIATA A MONTERREY (MESSICO)

Il futuro? Non è un’ondata ma una corrente. Così almeno lo descrive Marina Gorbis (nella foto), direttrice esecutiva dell’IFTF (Institute For The Future), un ente no profit di ricerca e consulenza con sede nella Silicon Valley, fondato una cinquantina d’anni fa, pionieristico per l’epoca, per studiare i megatrend mondiali di quella che sarebbe stata la transizione al 21° secolo. Il 2000 è arrivato, sono passati quasi vent’anni da quel capodanno che chiudeva in un colpo solo secolo e millennio. Ma sociologi ed economisti non hanno smesso di interrogarsi sui cambiamenti che ancora ci aspettano. “Spesso li consideriamo eventi molto violenti ma passeggeri, mentre vanno studiati come fenomeni multifattoriali e di lunga durata”, ha detto Marina in una conferenza magistrale al Congreso Internacional de Inovación Educativa (http://ciie.itesm.mx/), in corso fino al 12 dicembre al Polo Tecnológico di Monterrey (Messico). Un’università che forma ingegneri, informatici, designer, policy maker, che adotta nella propria didattica intelligenza artificiale, realtà aumentata e realtà virtuale, che trasforma i docenti in ologrammi, permettendogli di fare lezione e interagire con gli allievi a chilometri di distanza. Insomma, un’istituzione che nasce e lavora sulla necessità di prevedere scenari futuri.
Marina tuttavia non offre ricette. “L’unico modo per prepararsi al futuro”, dice, “è non fare previsioni, ma essere pronti”. Osservare i segnali, guardare indietro per vedere meglio ciò che abbiamo davanti, perché la storia, come diceva Mark Twain, “non si ripete ma spesso fa rima”. E sapere che le grandi svolte – i cosiddetti “momenti Gutenberg” (le date epocali come l’invenzione della stampa) – sono seguite da rivoluzioni più profonde. Prendiamo proprio l’invenzione della stampa, attorno al 1448: rendere i libri più accessibili ed economici ha consentito la formazione di un’opinione pubblica, ha favorito la circolazione delle idee, ha posto fine al monopolio della Chiesa sulle sacre scritture, aprendo la strada a un’interpretazione più personale della dottrina, come previsto dalla riforma protestante. Insomma, conseguenze che vanno ben oltre un semplice processo di produzione. Abbiamo intervistato Marina in occasione del suo soggiorno a Monterrey.

Quali saranno i cambiamenti più importanti nel mondo del lavoro nei prossimi anni?

Da una parte il ricorso sempre più frequente all’intelligenza artificiale, anche in settori come la salute e l’educazione, per esempio per verificare processi decisionali. Il secondo fattore è lo sviluppo della platform economy, come Uber. “Luoghi” virtuali che permettono alle persone di lavorare, ma che non funzionano come imprese tradizionali. Un cambiamento epocale sia rispetto al classico lavoro subordinato, sia rispetto a quello autonomo. Le piattaforme consentono una maggiore flessibilità permettono l’accesso al mercato di coloro che fino a oggi ne erano esclusi. Però negli Usa mettono in crisi il sistema di welfare attuale, costruito intorno al lavoro in relazione di dipendenza. Tutti i lavoratori di Uber o Foodora sono tagliati fuori. Inoltre l’assenza di un luogo di lavoro físico diminuisce la capacità di organizzarsi, di reclamare diritti. Oggi questa nuova modalità di lavoro riguarda piccole percentuali ma destinate e crescere. Un fenomeno inarrestabile che potremo regolare, amministrare, ma non fermare.

Attualmente il nostro sistema educativo prepara gli studenti a professioni che forse non esisteranno più quando avranno completato il loro ciclo di studi. Come superare questo paradosso?

Fornendo competenze professionali che siano prima di tutto competenze “per la vita”. Pensiero critico, costruzione di senso, capacità di prendere decisioni, di capire i contesti, di creare coesione nei gruppi.

E su quali materie scolastiche dobbiamo puntare?

Tutte. Benissimo quelle scientifiche, ma soprattutto quelle letterarie. Arte, storia, letteratura. Altrimenti produrremo una generazione di tecnici specializzati che non sanno connettere passato e futuro. Michelangelo e Leonardo sapevano di filosofía, di meccanica, di chimica…

In questo contesto, qual è la funzione del sistema scolastico? Fornire al mercato la manodopera necessaria nei settori in cui fa richiesta o permettere alle persone di scoprire e sviluppare la propia inclinazione?

Creare persone in grado di interpretare il mondo. Poi qualcuno si occuperà di storia, qualcuno di computer, qualcuno di stelle e qualcun altro di arte. La scuola deve insegnare a pensare in modo complesso i problemi complessi.