LA RIVOLUZIONE POPULISTA ACCADE ANCHE AI PAESI CHE STANNO BENE

DI MICHELE PIZZOLATO

“Si credeva che l’elezione di Macron avesse preservato la Francia dall’ascesa del populismo e invece ne è diventata la premessa” (Rosanvallon, storico). Un pensiero pienamente condivisibile. Colpiscono le profonde analogie della vicenda francese rispetto a quella Italiana.

Il tentativo, disperato, del popolo di aggrapparsi a “presunte” novità dell’establishment: Renzi in Italia, votato come rottamatore, finito come sappiamo, Macron in Francia, votato come discontinuità, finito come vediamo. La profonda disillusione e l’aperta contestazione al sistema. Qui con una differenza essenziale: in Italia era pronto da anni, “covava” un contenitore politico del malcontento, il M5S, in Francia i gilet gialli sono ancora ad una contestazione pulviscolare, ad un embrione di organizzazione politica. Vedremo quindi dove si riverserà questo consenso.

Stupisce solo l’establishment che la rivoluzione populista accada anche in paesi che “stanno bene” finanziariamente come la Francia, non solo in Italia. Anche in Francia, esattamente come in Italia, la rivolta parte da un ceto medio impoverito, che anche quando lavora non riesce a mantenere una esistenza dignitosa. Lo spread è indicatore “politico” solo per i ricchi; per il popolo sono le condizioni di vita, sono quante volte ci si poteva permettere qualcosa di minimamente dignitoso, una pizza fuori casa con la famiglia, una vacanza e da quanto non si può più.

Il detonatore di queste rivoluzioni è stata la crisi e sul banco degli accusati, non irrazionalmente, è l’Europa. In un periodo di crisi da una istituzione ci si aspetta aiuto. L’Europa di questa crisi è stata invece non solo notaio, nessun intervento serio anti ciclico, ma acceleratore con l’austerità penosa e pidocchiosa. E il risultato non si è fatto attendere: rivoluzioni populiste che troveranno il loro senso alle prossime elezioni europee. Diceva Maritain: “le essenze tradite si rivoltano”. Ed è quello che sta per succedere.