PADOVA. GIORNALISTI DE “IL MESSAGGERO” PROTESTANO PER IL LICENZIAMENTO INASPETTATO

DI CHIARA GUZZONATO

“Il Santo”, appellativo con il quale i padovani si riferiscono al loro Sant’Antonio, non sempre è foriero di pace e armonia. E passando vicino alla Basilica in questi giorni c’è maretta, da quando è trapelata la notizia dell’imminente chiusura della testata “Il Messaggero”, prevista per il 14 gennaio: la redazione sita in via dell’Orto Botanico, a due passi dalla chiesa, è presidiata dal 6 dicembre dagli otto giornalisti che facevano il mensile.

Antonia Arslan, nota scrittrice padovana di origini armene che sul Messaggero ha una rubrica fissa, si dice sconvolta: “Avevo parlato con il direttore del giornale proprio un mese fa – racconta al Corriere del Veneto- Mi aveva detto che stavano pensando ad un restyling del mensile e che la mia rubrica sarebbe rimasta. Non so proprio come possano far uscire il mensile senza giornalisti”.

Pare che saranno i frati a improvvisarsi giornalisti per mandare avanti la baracca. Frate Giancarlo Zamengo si dice aperto al dialogo con i giornalisti, ma fermo nelle sue decisioni. E intanto gli otto ex-lavoratori si barricano in redazione, facendo a turno per non lasciarla mai vuota.

“Questa è casa nostra, siamo stati trattati in modo inumano”. Ma padre Zamengo si difende: “Non si prende una decisione come questa a cuor leggero . Siamo giunti a questa conclusione dopo aver analizzato le perdite ingenti. Dal 2013 al 2017 abbiamo perso 10 milioni di euro, 2 milioni solo nel 2017, gli abbonamenti sono diminuiti, potremmo andare avanti ancora con un contratto di solidarietà per qualche mese, almeno finché non vediamo i dati definitivi del bilancio. È stato proposto ai giornalisti, che invece si sono chiusi nella loro protesta”. Non accettano di essere lasciati a casa, non accettano la diminuzione dello stipendio del 40% per essere lasciati a casa tra poco. Loro il giornale vogliono continuare a farlo, e non lasciarlo in mano a chi giornalista non è.

Ma Zamengo pare non essere affatto preoccupato: “Abbiamo alcuni frati con il tesserino da pubblicista che scrivono già sul giornale”. Niente utilizzo di collaborazioni esterne dunque, almeno questa sembra essere l’idea. Una gestione interna per il mensile, che conta 450mila abbonati tra Italia e resto del mondo.

Il presidente dell’Fnsi Giuseppe Giulietti ha annunciato che lotterà contro la decisione dei frati. Si dice disposto a far arrivare le voci di protesta fino al Vaticano, se dovesse servire, convinto che la decisione dei frati sia in contrasto con le parole di rispetto verso i giornalisti pronunciate da Papa Francesco.

Prima di arrivare ai piani alti, i giornalisti hanno scritto una lettera al vescovo di Padova Claudio Cipolla, che non ha tardato a rispondere. Cipolla si dice rammaricato della vicenda, ma pare a corto di idee: “Auspico che si trovi presto una soluzione per ciascuno degli interessati perché non vadano disperse la dignità dei lavoratori e la loro professionalità. Pur conscio di non avere grandi possibilità concrete, sono disponibile a favorire ogni atto che possa andare in questa direzione”.

Aggiornamento 13/12: a sei giorni dall’inizio del presidio in redazione, i frati hanno ritirato i licenziamenti degli otto dipendenti del Messaggero di Sant’Antonio. Per ora le acque si sono quindi calmate. Staremo a vedere quanto durerà questa pace ritrovata.