RAZZISMO E SESSISMO RESISTONO NELLO SPORT (NON SOLO IN ITALIA)

DI MASSIMILIANO GALLO

Optì Pobà

Probabilmente il presidente della Figc – Carlo Tavecchio – che tiene un discorso su un giocatore – Optì Pobà – “che mangiava le banane e ora gioca titolare nella Lazio”, ce l’abbiamo soltanto in Italia. Così come il presidente della Lega Nazionale Dilettanti – Felice Belloli – che apostrofa come quattro lesbiche l’universo del calcio femminile. Restiamo con ogni probabilità ai primi posti nella triste classifica del degrado culturale, ma fuori dai nostri confini non è che il razzismo e il sessismo siano stati sconfitti. Ovviamente il nostro obiettivo non è il mal comune mezzo gaudio.

Quest’anno, per la prima volta, il Pallone d’oro è stato assegnato anche per il calcio femminile. Disciplina che gode di grande seguito sui media inglesi e statunitensi. Spesso quotidiani come il Guardian aprono le loro edizioni on line con notizie di calcio femminile. Siamo lontani anni luce da questa gerarchia di notizie. Eppure, proprio alla cerimonia per il Pallone d’oro, il pessimo si è affacciato in maniera prepotente. Col presentatore, il dj francese Martin Solveig, che nel consegnare il riconoscimento alla norvegese Ada Hegerberg le ha chiesto se lei sapesse twerkare. Twerkare è fare twerking, è quella danza sensuale in cui si muove il bacino, come se si sculettasse. Il twerking fu reso noto da Miley Cyrus.

Il Pallone d’oro

Ovviamente inopportuno. Il solito conato di maschilismo che deve mettere la donna nell’angolo dell’oggetto sessuale. La campionessa si è limitata a rispondere con un no, ha evitato di dare importanza a Solveig. Ma altri sportivi di successo – su tutti il tennista Andy Murray – hanno espresso la loro disapprovazione in maniera inequivocabile su Twitter: “Perché le devono ancora sopportare questa merda?”. Sono poi giunte le scuse di Solveig che ha detto di non voler offendere nessuno e tutto quel che prevede il protocollo in queste occasioni.

Sterling

Non è finita qui. Sabato a Londra si è giocato Chelsea-Manchester City. Ha vinto il Chelsea, ma non è questo il punto. Sterling, giocatore nero del City, è stato insultato da alcuni spettatori – con ogni probabilità tifosi del Chelsea. La scena è stata inquadrata dalle telecamere. Lui ha sorriso e non ha detto nulla. Il giorno dopo, però, su Instagram ha scritto che sono anche i media ad alimentare il razzismo e ha portato l’esempio di due titoli del Daily Mail riferiti a una stessa storia: due giovani calciatori che acquistano una casa per le proprie madri. Mentre il titolo su Foden – giocatore bianco del City – era secco: “Compra la casa a sua madre”. Il titolo sul giocatore di colore Adarabioyo era: “Sperpera due milioni di sterline per una villa, nonostante non abbia mai giocato in Premier”.

Certo da noi non sarebbe mai accaduto e comunque non è ancora accaduto che un calciatore prenda posizione in maniera così evidente contro i giornali e li accusi di contribuire ad alimentare il razzismo. In Italia si cerca sempre di nascondere la polvere sotto il tappeto. Qualcosa sta lentamente cambiando, come vi abbiamo raccontato con la posizione intrapresa da Ancelotti nei confronti dei cori razzisti, ma anche all’estero non se la passano meglio. Con la differenza, non da poco, che all’estero le reazioni sono decisamente più nette.

Razzismo e sessismo resistono nello sport (non solo in Italia)