AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA. STORICA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO SULL’ ACCESSO ALLE MENSE SCOLASTICHE

DI MARINA NERI

 

Quando la legge riesce a garantire anche la giustizia, il sommo compito del diritto e’ stato assolto.
E’ di oggi la notizia che il Tribunale di Milano, sezione civile, ha condannato il Comune di Lodi a “modificare il Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate in modo da consentire ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea di presentare la domanda di accesso alle stesse condizioni degli italiani”.
La questione era esplosa nel settembre del 2017.

La sindaca leghista del comune di Lodi, Sara Casanova e la sua giunta aveva fatto approvare un regolamento che prevedeva un iter burocratico aggravato per i richiedenti agevolazioni sociali che non fossero cittadini appartenenti all’UE. Fra queste agevolazioni rientravano il servizio mensa e lo scuolabus per la scuola.

A differenza dei cittadini italiani per i quali era sufficiente la presentazione del Mod. ISEE, per i cittadini non appartenenti all’Unione Europea occorreva dimostrare con dati documentali oggettivi, rilasciati dai loro paesi di origine, di non possedere beni immobili o depositi in danaro nei paesi medesimi.

Per molte persone iniziava,cosi’, una lotta contro il tempo, una corsa contro la burocrazia e un braccio di ferro che si estrinsecava in due round: uno col paese di provenienza ed uno, successivo, con gli uffici del comune lodigiano.

Spesso dopo defatiganti viaggi della speranza per reperire detta documentazione, ci si scontrava con inflessibilita’ mascherante ostruzionismo tesa a non accettare domande e documenti, e a vanificare ogni sforzo profuso per regolarizzare le posizioni.

La sindaca leghista giustificava l’operato raffrontando le situazioni degli stranieri con quelle degli italiani per i quali gli accertamenti,ove necessari, potevano essere fatti d’ufficio. Ometteva, pero’ di dire che per gli stranieri che non facevano parte dell’Unione Europea la procedura era molto piu’ cavillosa ed estenuante.

Molti paesi non rilasciavano la chiesta documentazione, in molti altri la situazione di instabilita’ politica impediva il rilascio ed altri ancora non erano dotati di strumenti di rilevamento ed accertamento.

La mancata produzione della documentazione reddituale corredata degli allegati richiesti comportava il mancato inserimento nella graduatoria degli agevolati con il conseguente onere del pagamento in misura massima del servizio mensa e servizio scuolabus.

Senza le agevolazioni, queste famiglie sarebbero state inserite nella fascia economica più alta e costrette a pagare 5 euro per ogni pasto, e 210 euro a trimestre per l’uso dello scuolabus.

La stragrande maggioranza dei richiedenti non avrebbe potuto permettersi di pagare quelle cifre.

Si veniva ad innescare una macroscopica disparita’ di trattamento escludendo di fatto dei bambini da servizi che invece venivano garantiti de plano ai figli dei cittadini italiani.

La situazione all’inizio dell’anno scolastico aveva innescato proteste,reazioni a catena che avevano indotto molte famiglie straniere a non mandare a scuola i loro figli.

Circa duecento bambini rimasti a casa.

Del caso di Lodi si erano occupati diversi giornali e tv.

E ne avevano fatto la loro bandiera nella battaglia civile che portavano avanti, due associazioni esperte di protezione degli stranieri, come l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e il Naga.

Le due associazioni avevano promosso presso il Tribunale di Milano azione contro il Comune di Lodi per discriminazione su base etnica.

E oggi la storica sentenza con cui il tribunale ha di fatto ribaltato la posizione della sindaca ordinandole la modifica del regolamento comunale nella parte in cui genera disparita’ di trattamento tra persone richiedenti l’erogazione dello stesso servizio.

Si aspetta di conoscere le motivazioni della sentenza il cui dispositivo, pero’ e’ nitido in tutto il suo splendore giudiziale: _La condotta del Comune di Lodi fu discriminatoria_

Lapidaria statuizione che non lascia adito a dubbi o interpretazioni.

Un regolamento non e’ una legge e non puo’ derogare ai principi di uguaglianza formale e sostanziale stabiliti dalla nostra Costituzione ( artt.2 e 3).

Forse da Milano, sempre da un Tribunale, puo’ partire la Quarta Repubblica, quella nata sulle ceneri della seconda, e sulle braci della Terza.

E nel Natale italiano sara’ aggiunto un posto a tavola senza se e senza ma, con una cometa,la giustizia, che attraversa,finalmente, cielo di tutti.