SPRINGSTEEN ON BROADWAY: SU NETFLIX E SU DISCO L’ULTIMA IMPRESA DEL BOSS

DI LUCA MARTINI
Due cd doppi o 4 vinili. È il gigantismo buono del Boss che, quando si muove, fa le cose in grande. E infatti sono il meglio di più di 200 serate live a NY, per voce e chitarra, serate cominciate per caso e proseguite ad libitum. Molto ad libitum. Serate, quelle di Springsteen on Broadway, che dal 16 dicembre vanno in onda anche in un film in streaming su Netflix (qui il trailer)
Bruce Springsteen sa di essere BS. Ovvero è molto consapevole di se stesso e dei suoi super poteri e, quasi con modestia, si concede con una generosità sconosciuta nel mondo degli affari rock&co (non suonerà mai in una discoteca alle 22, in un’altra alle 23 e a una cresima alle 24).
BS, come un guaritore di qualche tribù sconosciuta, sa che può fare stare bene la gente con le sue canzoni; sa che può comunicare energia e speranza neanche allestisse una messa gospel; sa che può usare il suo carisma (è la parola giusta) per battere le forze del male (Yes he can). E così si mette gli stivali e sale sul palco. Il giorno dopo, se per caso ha riempito uno stadio, trovi che in metro le persone chiacchierano animatamente di quanto si sono divertite e si sono sentite affratellate – non è un’esagerazione: Springsteen crea famiglie, non per niente ‘on Broadway’ chiama con sé Patty Scialfa per Tougher than the rest – oppure cercano sui telefonini qualche outtake per prolungare il cocktail di hope&dreams servito in concerto dal Boss.
Per affrontare l’unplugged di Springsteen on Broadway si può cominciare da The Promised Land per capire come il Boss ha riletto il suo repertorio – era uno dei pezzi più duri di Darkness on the edge of town. L’intimismo smagato della maturità trasforma l’anthem da stadio in una riflessione; dietro i toni dolenti – ormai lo sappiamo che la Promised Land è un sogno irraggiungibile, da primo colono americano – appaiono i fantasmi dei grandi della letteratura USA, Steinbeck prima di tutti. Ogni vecchia canzone ha ‘on Broadway’ il suo doppio. E non è detto che sia un doppio spettrale, alla Nebraska, anzi; Springsteen, e Born to run qui conferma, rimane pur sempre il più grande performer della storia del rock.
In coda: chiunque voglia approfondire il piacere di una serata col Boss, può trovare in libreria Come un killer sotto il sole (Mondadori): una raccolta di testi scelti e tradotti da uno degli springsteenologi più accaniti, lo scrittore Leonardo Colombati. Imperdibile.