ANTONIO MEGALIZZI. LA NOSTRA BELLA GIOVENTU’ CHE TORNA INDIETRO IN UNA BARA

DI CLAUDIA PEPE

 

 

C’è una bella gioventù che spera nel futuro, che crede nella speranza. Che vive di desiderio.
C’è una bella gioventù che crede nella verità e si dispone a raccontarla anche mettendo in rischio la propria vita.
C’è una bella gioventù che ha studiato, sognato e desidera un mondo migliore.
C’è una bella gioventù che con lo stupore delle anime bianche partono per narrarci l’esistenza, questo cratere che si sta svegliando e con la sua ferocia investe innocenti e dolci soli che stanno sorgendo. Sorrisi dedicati ad una vita che dall’alba e fino a notte vogliono realizzare l’irrealizzabile
C’è una bella gioventù che ha sormontato le difficoltà di un lavoro amato, adorato, idolatrato.
C’è una bella gioventù che crede ancora nella vita, che se ne frega di quello che dicono dei giovani italiani, che se ne frega di una vita difficoltosa, di una vita appesa a poche cose.
C’è una bella gioventù che non ha paura di inoltrarsi nelle macerie di questa società
C’è una bella gioventù che non chiede nulla a nessuno e zaino in spalle si arrampicano dolorosamente con tanta speranza verso il loro sogno.
C’è una bella gioventù che non si guarda indietro, ma ipnotizzato dall’estasi di aurore vissute con il cuore nelle mani, si inoltra nelle nebbie di deserti dove non crescono più fiori.
C’è una bella gioventù che si chiamava Antonio Megalizzi che faceva il giornalista a Strasburgo per la sua redazione Europhonic. Un progetto radio legato al mondo universitario.
C’è una bella gioventù che ha la gioia dentro come Valeria Soresin, Giulio Regeni, che vogliono rappresentare la memoria attraverso il presente e sperare di trovare una nuova via come nelle montagne più impervie, per riportare la vera rappresentazione di una vita che si insinua come una parentesi infinita, come ricordi da seppellire sotto una coltre di neve bianca macchiata di sangue.
C’è una bella gioventù che tornerà in Italia dentro ad una bara coperta da una bandiera italiana.

Antonio era appassionato dell’Europa, ed era a Strasburgo per un’intervista a qualche rappresentante della Commissione Europea.
La nostra migliore gioventù è stata ammazzata con la volontà di uccidere. Infatti la testimonianza delle sue due amiche Caterina Moser e Clara Rita Stevanato che erano con lui descrivono i suoi ultimi momenti di bagliore con parole strazianti: “Stavamo camminando tutti e tre insieme a pochi passi dalla cattedrale di Notre Dame, quando ho sentito dei colpi secchi. Mi sono girata. Ho visto un uomo che sparava, era vicino a noi. Si era appoggiato al muro, e ci aveva puntato la pistola alla testa. Le persone fuggivano. Anche noi abbiamo cominciato a scappare e ci siamo rifugiate in un bar. Solamente allora Clara ed io ci siamo accorte che Antonio non c’era più, probabilmente era caduto e l’avevamo perso”.
La nostra migliore gioventù è stato giustiziato da un folle Cherif Chekatt. Il proiettile sparato da un paio di metri di distanza da questo apostolo del male lo ha colpito alla base del collo, da dietro, arrivando a pochi millimetri dal midollo spinale.
La migliore gioventù muore così. Muore per l’amore, per la verità, per la giustizia, per nulla.
La migliore gioventù tornerà a casa in una bara ricoperta da una bandiera italiana, da una bandiera portata solo sulle spalle della migliore gioventù.

“Fuggirò da questo sepolcro

come un angelo calpestato a morte dal sogno.“

Alda Merini.