SALVINI E NETANYAHU, LE RELAZIONI PERICOLOSE

Salvini ha portato a Gerusalemme, l’internazionale di Trump, Orban e Bannon. Quella che non ama affatto gli ebrei in carne ed ossa, anche perché sono parte essenziale della élite cosmopolita “liberal” per cui nutre un odio viscerale, pienamente ricambiato. Ama invece profondamente gli ebrei dell’Antico Testamento, guidati da un Dio vendicatore in un confronto mortale con i popoli delle tenebre, ieri filistei, amaleciti e via discorrendo, oggi arabi, anzi seguaci del Dio falso e bugiardo dei terroristi islamici.
Netanyahu avrà gradito; ma solo fino a un certo punto. Certo, Salvini, Orban, i nazional-clericali polacchi e gli stessi esagitati americani gli servono; nella misura in cui sostengono, senza se e senza ma, le sue scelte politiche e la sua propaganda e deviano opportunamente la caccia al nemico interno verso la minaccia islamica. Ma, in prospettiva, l’utilità marginale dell’internazionale di Bannon sta andando verso lo zero. Perché cresce la reazione, in senso contrario della Diaspora; perché Trump non è, come il diamante, per sempre; e magari anche perché questo ruotare minaccioso di mascelle potrebbe risvegliare – vedi oggi il caso italiano – le cancellerie e le forze politiche europee dal sonno comatoso (o dal silenzio complice…) che le ha caratterizzate negli ultimi anni, sulle vicende mediorientali, in generale, e su quella palestinese, in particolare.
Questo, per quanto riguarda il fronte occidentale. Perché su quello mediorientale, su cui Netanyahu sta giocando magistralmente la sua partita, la retorica salviniana è fastidiosa e, per dirla tutta, controproducente.
Israele e i suoi cittadini sono oggi, per la prima volta nella storia, ragionevolmente sicuri lungo tutte le loro frontiere esterne. E non in virtù di guerre vittoriose: ma per una serie di accordi e di mediazioni, raggiunte con i “terroristi” di turno, nel sud del Libano, in Siria, nei territori occupati, a Gaza; garantite dalla collettività internazionale, dai russi o da importanti stati arabi; mentre i servizi israeliani e dell’Anp collaborano strettamente nella caccia agli aspiranti terroristi. Oggi, l’opzione militare o intifadista è esplicitamente ripudiata eccezion fatta degli irriducibili jihadisti, dagli arabi; e respinta esplicitamente dallo stesso governo israeliano.
Un’occasione unica – e ve lo dice un filopalestinese non pentito e, insieme, una delle tante persone di buona volontà in giro per il mondo – per fermarsi, riflettere e costruire nuove forme di convivenza che pongano fine a sofferenze ormai intollerabili.
In questa situazione di utili idioti non c’è alcun bisogno; perché quelli disponibili sul mercato sono non solo inutili ma anche pericolosi.