A CAMERINO, IL TERZO INVERNO POST TERREMOTO

DI LOREDANA LIPPERINI

Il terzo inverno è arrivato. C’era neve, ieri, sul paesello mio e sugli altri borghi di cui non sentite più parlare se non occasionalmente, quando muffe e funghi spuntano nelle casette provvisorie, e bisogna andarsene. Non ricordate, forse, che nell’alba ancora non spuntata della ricostruzione le ingiustizie grandi e piccole vengono dette, ma scivolano via. Come quella dell’Isee, perché, scrive Mario Sensini, “i circa 80 mila immobili distrutti o resi inagibili dal terremoto del Centro Italia e di Ischia pesano, e in modo decisivo, sul calcolo dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, usato per accedere a una lunga serie di agevolazioni. Il risultato è che per i proprietari e in particolare gli sfollati è difficilissimo, se non impossibile, ottenere bonus e agevolazioni, nonostante non abbiano più una casa ed il terremoto ne abbia ridotti molti sul lastrico”.
Pesa la situazione psicologica, anche, e molto, come ha raccontato La Stampa: “Massimo Mari, psichiatra, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’area Vasta 2 dell’Asur Marche sta coordinando l’assistenza nei confronti di 40mila persone, di cui 25 mila sulla costa. In questo momento opera con quattro associazioni di volontariato e nemmeno un euro di fondi regionali. Volontariato allo stato puro, preziosissimo. «La richiesta di aiuto è molto alta. Il tasso di suicidi è molto più elevato di quello del ’97 quando la popolazione non subì deportazioni. Stavolta è stato imprescindibile allontanarli ma le conseguenze sono state serie. Durante i primi mesi abbiano assistito a un aumento di malattie psicosomatiche, quindi gli infarti. Dopo un anno ci siamo trovati di fronte a un’esplosione delle depressioni. Vedere le macerie immobili dopo tutto questo tempo è un colpo psicologico difficile da assorbire».”
Conta il dolore. Quello dei camerti, per dire, che vedono la loro antica e bellissima città distrutta. Camerino come la Siria, ha detto, stupito, il vicepresidente della Croce Rossa canadese.

Cosa fare, dunque? Intanto, continuare a raccontare, sempre e sempre, in ogni forma possibile. Giusto ieri è terminata la messa in onda dei reportage di Tre Soldi da un altro terremoto irrisolto, da un’altra terra ferita, L’Aquila. Racconta la meravigliosa Daria Corrias che sono quattro puntate fatte da ragazzi, accomunate dall’idea di resilienza. “Gli allievi del corso di Reportage della sede Abruzzo del Centro Sperimentale di Cinematografia si sono mossi in tutta Italia per dare voce a realtà e persone che in differenti forme cercano di portare avanti un lavoro, una sfida, una battaglia personale o collettiva, senza arrendersi e trovando in sé sempre nuove motivazioni per andare avanti e contribuire ad un miglioramento piccolo o grande della realtà che ci circonda. Un insieme di testimonianze da un mondo vivo, necessario e vicino alle esperienze di ognuno di noi”.
Potete riascoltarli tutti qui.  Sono importanti,  sia perché sono frutto di un corso dedicato alla radiofonia e alla narrazione radiofonica, cosa che in Italia non esiste. Sia perché quella scuola è sul territorio aquilano.

Nell’attesa, sarebbe bellissimo che accadesse anche nelle Marche e nell’Umbria. Perché noi possiamo narrare, la televisione (a volte) può narrare. Ma è importante che chi è appartiene a quei luoghi prenda la parola, la faccia sua, la faccia volare alta, fino a raggiungere chi non vuole ascoltare.