UNA SERATA STRANA

DI GIOVANNI BOGANI

Sera, sera di quella giornata strana.

Lei arriva.

Dopo due mesi che non si vedono. Dopo due mesi che lei lo ha cancellato.

Due mesi e mezzo, per l’esattezza. 80 giorni. Phileas Fogg ci faceva il giro del mondo, in 80 giorni. Luca ha fatto il giro della sua stanza.

L’ultima volta, non sapeva neanche che sarebbe stata l’ultima volta. L’ultima volta lei gli aveva scritto “ti amo”, prima di tornare con il suo ragazzo di sempre.

Stai attento, Luca. Non ti avvicinare. Tu non la cercherai. Non cercherai di fare niente. Così’ non dovrai soffrire. Non provarci. Non sarà difficile. Devi imparare. Non chiederle niente di più.

Non chiedere niente. Per non farti male. Tornerai a casa, e sarai solo come prima. Ma tutto sarà andato tranquillo.

Lei ha i jeans larghi, ha un maglione che è come un cappotto, e una sciarpa. Si salutano con un bacio sulla guancia. Beh, meglio che darsi la mano.

Lei mentre camminano si volta e lo guarda, e sorride e fa un piccolo verso, come un piccolo gemito, come di sorpresa, come per dire “non ci posso credere”…, come un bambino. Fa un gemito come un bambino.

Come per scacciare un momento di tenerezza.

Ma è un attimo.

Lei ha solo cinque minuti. Luca la accompagna a casa. Si rivedono domani? D’accordo, allora?

“Senti”, dice lei.

“Sì’”.

“. . .”.

“Io sopra ho una pizza che mi aspetta, me l’ha comprata la mia amica. Ma non ho fame. Ho voglia di fare ancora un giro qui in centro. O salgo su, o camminiamo ancora un po’. Ti va?”.

Gli va.

Camminano tra i muri di pietra, camminano sullo specchio del fiume, camminano nella notte americana, camminano tra i turisti, si fermano in un terrazzino che conosce solo Luca, con vista su quel ponte antico, specchiato su quei paesaggi da americani. Lo conosce solo Luca, e un’altra coppia di turisti che si stanno baciando. Luca parla di sua nonna, che lo portava lì’. Gli dispiace un po’ parlare di sua nonna per essere più vicino a Viola, gli dispiace di usare quei ricordi degli anni ’60 di donne straniere che prendevano il tè con la sua nonna che era l’immagine di una vita internazionale per lui, gli spiace pensare a quelle donne vestite come miss Moneypenny di 007, a quel mondo di cui lui sentiva il sapore, Inghilterra e Svizzera che scendevano a scintillare dentro i suoi occhi, tutto quello per arrivare più vicino a lei

Le si avvicina, le carezza la testa, le va vicino e lei si ritrae, e dice “no, no”.

Però poi lei dice “ora lo so con che cosa mi hai fregato, tre mesi fa. Con le mani”. Mi piacciono le tue mani, spiega.

E le sfiora. Per un attimo.