VENEZIA, CASO PILI. SCONTRO TRA SINDACO E AMBIENTALISTI

DI MARCO MILIONI

Recentemente il Tar del Veneto, con una sentenza che sta facendo molto discutere, è intervenuto nel contenzioso tra il Ministero dell’Ambiente e la società Porta di Venezia, la spa proprietaria di un enorme appezzamento collocato alla estrema punta orientale della terraferma della città di Marco Polo: appezzamento noto come area Pili. Si tratta di una partita legale ad alta tensione in cui si dovrà decidere a chi spetta l’onere della colossale bonifica, ancora tutta da definire, di un lotto tanto inquinato quanto potenzialmente pregno di possibilità di sviluppo sul piano turistico-urbanistico proprio in ragione della sua ubicazione.

La particolarità della querelle in atto riguarda anzitutto i contendenti. Se da una parte c’è il dicastero dell’Ambiente infatti, dall’altra c’è appunto la spa che sebbene appartenga ad un blind trust, in definitiva è riferibile all’attuale sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, a capo di un raggruppamento di centrodestra.

La vicenda è arcinota anche a livello nazionale (ne ha parlato persino Gian Antonio Stella sul Corsera, per non dire della puntata realizzata da Report) soprattutto perché ha investito di polemiche il primo cittadino Luigi Brugnaro per un presunto conflitto di interessi che i suoi critici bollano come certo e che quest’ultimo invece respinge fieramente al mittente. Il pronunciamento del Tar Veneto del 6 dicembre 2018, che prima della sua pubblicazione pareva potesse definire in modo chiaro la vertenza, lascia invece molto spazio ai due contendenti per un eventuale ricorso al Consiglio di Stato.

Da una parte c’è il privato, il quale sostiene che non avendo lui creato quell’inquinamento, che risale a decenni prima, non gli possano essere imputati gli oneri della bonifica. Dall’altra c’è il Ministero (per non parlare dei comitati) il quale potrebbe contro-argomentare menzionando i princìpi codificati dalle direttive europee. Le quali prevedono che per le aree in cui la contaminazione risale molto in là nel tempo, il principio per cui chi inquina paga vada esteso gioco forza a chi acquista l’area: specie se su questa, sempre che la norma urbanistica lo consenta, ci voglia realizzare nuove edificazioni.

È chiaro che ora la patata bollente passa proprio in mano al ministero oggi capitanato da un paladino dell’ecologia quale il generale Sergio Costa, ministro in quota ai Cinque stelle. Un ministero che non ricorresse al Consiglio di Stato o che procedesse con un ricorso debole sarebbe visto come il fumo negli occhi da una galassia ambientalista che a Venezia da sempre è molto vivace. E che al M5S alle ultime elezioni politiche ha garantito voti e visibilità.

Ed è in questo quadro che si colloca l’approfondimento filmato che chi scrive ha realizzato per conto di Alganews.it. Un approfondimento in cui si cerca di identificare un filo rosso tra la questione ambientale della terraferma veneziana, una delle più inquinate in Europa per gli effetti della antica presenza del petrolchimico di Marghera, con la questione dell’iper-sfruttamento in chiave turistica del capoluogo veneto.

Uno dei trait d’union dei due ambiti può essere appunto il caso dei Pili. L’area infatti non solo è un problema ambientale, ma proprio per la sua potenziale vocazione di avamposto filtro (rispetto ad una città storica in cui i flussi dei visitatori raggiungono ogni anno livelli da capogiro), quel comparto si presenta anche come snodo strategico che porta con sé appetiti potenzialmente milionari.

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