LEGA E 5 STELLE: CONDANNATI A GOVERNARE A LUNGO INSIEME

DI LUCIO GIORDANO

Finalmente , durante un convegno a Roma, due giorni fa  l’eminenza grigia della lega Francesco Giorgetti, ha detto chiaramente quel che pensa: “Il rischio è che il reddito di cittadinanza aumenti il lavoro nero: piace all’Italia che non ci piace”. Ecco, in quelle parole pronunciate  con sprezzante nonchalance , non solo nei confronti degli alleati di governo, ma di tutti gli italiani che non ce la fanno, c’è  il pensiero completo della Lega nord .

Nord, sì: senza troppi giri di parole e nonostante il lavoro di tessitura, per sfondare al  sud, da parte  di vecchi naviganti dell’altrettanto vecchia politica con cui Salvini è in sintonia. Per capire chi sono, basta  guardare la puntata di report, su rai tre, andata in onda il 10 dicembre scorso.  Lega nord, dunque. Senza incertezze. Perchè è chiaro che al Carroccio continua ad interessare solo e soltanto il settentrione produttivo fatto  di artigiani e imprenditori, magari un poco distratti quando c’è da mettere in regola i lavoratori.

E poco importa che all’Europa, nei tagli da fare alla manovra per non andare incontro alla procedura  d’infrazione, sia proprio la quota 100 sponsorizzata dalla Lega a risultare la più indigesta. Non tanto il reddito di cittadinanza, quindi, ma la riforma delle pensioni.  Sono infatti in molti a rispondere che ” La quota 100 piace ad un’Italia che non ci piace . Quella che manda in pensione i lavoratori per permettere alle aziende di assumere tre giovani al prezzo di uno. E a tempo determinato”. Parole altrettanto di fuoco, come vedete.  Che poi, magari,  quelle aziende, quegli imprenditori  sono gli stessi, che ai tempi d’oro della turbo Italia, assumevano extracomunitari alla metà del salario e in nero. Li abbassavano,  questi salari, soprattutto nelle  fabbrichette del nord, salvo urlare foradeball, una volta che questi lavoratori non servivano più e che ormai la dignità del giusto compenso si era andata a farsi benedire.

L’italia peggiore, insomma. quella che avrebbe voluto anche la flat tax, perchè loro, gli imprenditori tutto casa, suv, chiesa e amante,  di pagare le tasse non hanno nessuna voglia. Del welfare interessa meno di zero e l’importante è che stiano bene loro.Peccato che le promesse elettorali della Lega nord si siano infrante contro la realtà dei conti in disordine, di una manovra a debito che non rilancia l’economia. Si sono infrante contro un’Europa arcigna e matrigna, che a conti fatti privilegia ingiustamente la Francia di Macron e punisce stupidamente l’Italia.

La verità è che a  Giorgetti sta sfuggendo il proprio elettorato, in queste settimane. Per questo è andato giù di provocazione, due giorni fa. Artigiani, industrialotti, commercianti, popolo delle partite Iva: tutti scontenti, soprattutto al nord. Se potesse, Giorgetti,  andrebbe all’incasso, e dunque alle urne, domani stesso.  Prima che sia troppo tardi. Perchè, il futuro prossimo è una mano di poker, più per Salvini che per i 5 stelle. Dopo aver calato le braghe con Bruxelles, la lega nord infatti  è finita in un vicolo cieco. Se in questa legislatura dovesse tornare a governare con Berlusconi e  con  quel che rimane del partito della Meloni, perderebbe un dieci per cento secco, rispetto ai successi del 4 marzo scorso ( 17 per cento). Questo perchè al  popolo leghista, quando sente il nome del Cavaliere, gli girano vorticosamente  i cabbasisi.  Se continua a governare con i 5 stelle finirà per logorarsi. Se prende la strada del voto subito , rischia di non poter gestire le elezioni europee.

Ecco perchè come la giri la giri, la dirigenza di Via Bellerio ha perso la sicumera di qualche mese fa. Salvini è scurissimo in volto ed è per la prima volta muto, mentre i  suoi sono sempre più nervosi. Dovranno calmarsi, però. Nonostante le liti all’ordine del giorno, l’ultima quella di ieri ancora sull’ecotassa,  il governo è costretto ad andare avanti. Nonostante Giorgetti,  che vede erodersi il consenso confermato da  sondaggi suntuosi. Sì, lui andrebbe davvero al voto domani stesso. Peccato che  non può.