NATALE SICURO, PER LEGGE. LA PAROLA ALLA CORTE COSTITUZIONALE

DI MARINA NERI

Dopo proclami, dopo veementi descrizioni, norma su norma, dopo strenue difese della ” madre di tutte le leggi italiane”, il decreto denominato “sicurezza” e’stato convertito. Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 281 trova la sua collocazione d’onore la legge 132 dell’1/12/2018 recante “Conversione con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113″.

L’ Avvento di una nuova era di sicurezza.

Iniziata con gli impercettibili cinguettii di dissenso di una sinistra ormai prossima allo ” sciogliete le righe” e all’altrettanto blanda manifestazione oppositiva di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Alla soporifera reazione dei percipienti lo stipendio di parlamentari, pur sedendo sugli scranni dell’opposizione, ha fatto,pero’, da contraltare, evidenziando la disistima nei confronti dei propri rappresentanti, la reazione della gente comune, delle associazioni, del mondo del volontariato, di alcuni organi dello Stato, di alcune personalita’ che sul campo,ogni giorno e sulla loro pelle, sperimentano il peso, il valore e il prezzo della solidarieta’.

“La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la “conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”. In altri termini è l’essere consapevoli che una certa azione non provocherà dei danni futuri”( cfr. Wikipedia)

A fronte dell’ incertezza di accadimenti futuri si sono varate norme che ledono in maniera incontrovertibile la Costituzione e i principi regolatori della difesa dei diritti umani di tutte le genti senza distinzione di razza, colore,credo religioso.

Analisti e specialisti non “inquinati” da pregiudizi ideologici, esaminando le norme hanno fornito un responso unanime: incostitizionali!

La sesta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, investita della questione dal Guardasigilli, aveva gia’ evidenziato criticita’ nel testo del decreto al punto tale da sottoscrivere, all’unanimita’ un documento contenente le perplessita’, da sottoporre al plenum del Consiglio medesimo.

Relatori del documento, il laico Alberto Maria Benedetti, del M5S, e il togato Paolo Cricuoli, Magistratura Indipendente.

Il plenum del Csm, successivamente, approvava a larga maggioranza (con 19 voti a favore, 4 contrari e 2 astenuti) il parere critico sul DL sicurezza.

Tuttavia all’interno del Consiglio si era determinata una spaccatura al momento del voto.

Tutti i togati si erano espressi criticamente nei confronti​ del decreto mentre i membri nominati dai partiti di maggioranza avevano votato contro il parere e due, tra cui uno dei relatori della bozza, si erano astenuti.

Da piu’parti si era gridato allo scandalo, quasi che il voto contro e le astensioni fossero degli ossequi a diktat di scuderia partitica.

Nel documento licenziato si scriveva di “criticita’ ” e soprattutto di norme e garanzie costituzionali ad alto rischio. Le norme che ineriscono la protezione internazionale, quelle concernenti il trattenimento nei Centri di permanenza per I rimpatri, sembrerebbero, secondo le osservazioni contenute nel parere, confliggere con le disposizioni di cui agli art.10 e 13 della Costituzione.

Diverse sarebbero, secondo l’organismo di autoregolamentazione della magistratura, le ricadute che le nuove norme avrebbero, peraltro, sul sistema giudiziario.

Si ingenererebbe una incertezza sullo status di “straniero”, un allargamento su base discrezionale dei poteri in materia del questore, una confusione nella lista dei c.d “Paesi Sicuri” potendo il giudice ampliarla addirittura giudizialmente, con congrua motivazione.

Questi aspetti, secondo il parere del CSM porterebbero al “possibile incremento del contenzioso ed un ritardo nella tutela dei diritti fondamentali degli stranieri vulnerabili.”

La staffetta critica al decreto legge proseguiva.

Stavolta toccava ai Consigli Comunali di Torino e di Bologna.

I due civici consessi avevano approvato ordini del giorno in cui chiedevano la sospensione nell’applicazione del decreto in materia di immigrazione e sicurezza, adducendo a sostegno della richesta un esame dettagliato sulla sostenibilita’ economica e sull’impatto dello stesso in termini sociali e di sicurezza dei territori. A Torino la maggioranza pentastellata aveva votato a favore della sospensione. A Bologna il M5S si era, invece, astenuto dalla votazione che aveva visto approvare la chiesta sospensione.

Si intendeva bloccare, almeno in via transitoria, finche’ il provvedimento normativo non avrebbe concluso l’iter per la sua conversione in legge, le norme dell’ormai famoso decreto.

E il testimone idealmente passava nei giorni successivi ad un sacerdote.

Chiesa chiusa per protesta durante le festivita’ Natalizie.

Accadeva a San Torpete, Genova, dove don Paolo Farinella, sacerdote, aveva deciso di annullare le funzioni religiose in segno di protesta contro il dl Salvini che metteva in atto misure più severe su immigrazione e accoglienza.

“Gesù era il migrante dei migranti” aveva dichiarato il sacerdote che aveva avuto nella scelta il sostegno dei suoi parrocchiani.

E il testimone in una corsa ideale di solidarieta’ e di indignazione, giungeva fra le mani di Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace, paesino della Locride, primo in accoglienza, alla ribalta della cronaca per l’inchiesta che ha riguardato proprio il primo cittadino imputato in un processo in cui ad essere messa in discussione non era solo la sua gestione, ma il modello stesso di integrazione fino a poco tempo prima vanto ed eccellenza italiana.

Lucano, a Firenze, dove aveva ricevuto il premio ” Firenze per le Culture di Pace” muoveva aspre critiche al decreto, definendolo ” della insicurezza” atto a generare disordini e problemi anche di ordine pubblico.

Secondo Lucano il decreto discriminerebbe gli esseri umani, ledendo i diritti dei piu’deboli.

Ridurre gli Sprar, escluderne i richiedenti asilo, sbattere in strada migliaia di persone, impedire loro un’assistenza sociale, sanitaria, potrebbe innescare un effetto domino di caos totale, potrebbe portare ad una situazione di “emergenza permanente” .

E poi il testimone veniva consegnato alle mobilitazioni in piazza, quelle della gente comune, quella che crede che l’autoritarismo tout court e’una condizione incredibile e discutibile della politica.

E mentre la staffetta si svolgeva, mentre il testimone passava, il decreto diventava legge.

Con la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’ultimo giorno utile, il decreto Sicurezza diventava Legge dello Stato.

E’ il Natale degli scarti umani e delle guerre tra poveri. E’ il Natale ” sicuro” di chi reprime piuttosto che prevenire, di chi emargina piuttosto che tendere alla costruzione di modelli di sviluppo equi, inclusivi e sostenibili.

E’ il Natale “sicuro” degli insicuri, quello dei forti contro i deboli.

E’ il Natale della legge che stride con ogni giustizia.

In attesa del Natale vero…quando la legge passera’ al vaglio della Corte Costituzionale ormai habitue’ delle declaratorie di incostituzionalita’.