CIAO, UMBERTO. ADDIO A SAMMARINI, PER ANNI CAUSTICA FIRMA ALGANEWS

DI LUCIO GIORDANO

Era uno che si divertiva a fare lo stronzo. Lo aveva scritto anche nel suo ultimo post che trovate in fondo alla pagina. Era uno che,  per gioco,  godeva come un riccio a  seminare zizzania. E, converrete, in una redazione non è il massimo. Era anche uno polemico, e spesso andava di puzza, come si dice a Roma. Uno permaloso, insomma. Eppure, se lo conoscevi bene, Umberto Sammarini, morto all’improvviso ieri  , all’età di 69 anni, era un pezzo di pane.

Non si prendeva mai sul serio e negli ultimi anni della sua vita, lui che era stato un disegnatore affermato, preferiva vivere come un fumetto. Ridendo, scherzando. Senza  tanti giri di parole, era un cazzarone. Dietro quell’immagine disincantata si nascondeva però un uomo profondo, sempre con la battuta pronta, molto, molto intelligente . Spiazzava con le sue battute, con le sue considerazioni. Affascinava le donne, creava un clima cameratesco con gli uomini. Lo amavi o lo detestavi. Non c’erano vie di mezzo.

Come sintetizza  perfettamente Paolo Di Mizio, condirettore Alganews, ” Umberto era uno spirito indipendente, un libero pensatore, arguto, ricco di ironia e di humour, sarcastico e caustico sia quando usava la matita per disegnare sia quando usava la tastiera per scrivere. Animo indomito, non accettava mai un punto di vista senza averlo passato al vaglio della ragione, anche contro le ragioni di tutti. Come Arthur Rimbaud, aveva se stesso, solo se stesso, come testimone delle proprie ragioni”. 

Nel magico mondo di facebook, eravamo diventati inevitabilmente amici. Ci si scambiava opinioni su tutto e lui era capace di tirare l’alba per andare a fondo a qualsiasi argomento. Ci si confidava , fino a notte inoltrata,  in chat. Poi, stanchi di scrivere, continuavamo al telefono. Ore e ore di telefonate. A rinsaldare la nostra amicizia, la morte dell’amata moglie. Giorni e giorni a parlare della prima donna importante della sua vita, provando a consolarlo. Passata la buriana, superato il dolore, Sammarini fu uno dei primi ad entrare nella squadra Alganews.

Con penna sopraffina, intinta di talento e ironia, scriveva storie di vita,  commentava i fatti della politica con il suo solito disincanto. Dissacrante come pochi,  si raccontava nell’ Anguillara degli ultimi suoi anni, la cittadina a pochi chilometri dalla capitale, in cui aveva deciso di abitare, dopo aver lasciato Roma. Con lui l’inseparabile Cesaretto, il meticcio che accompagnava le sue notti insonni, le sue intemerate verso il mondo, le sue storie da incastonare in un libro di novelle quotidiane.

Sì, era un personaggio unico, Sammarini. Unico ed inimitabile. Uno che amava vivere, negli ultimi anni  della propria vita, senza rete. Quando scriveva i suoi pezzi, prendeva  in giro  bonariamente tutto e tutti. Già, ma chi avrebbe capito  che alla fine Umberto amava scherzare e che gli insulti che regalava ai personaggi della politica erano innocui?  Oggettivamente, il rischio di querela ad ogni articolo era altissimo. Più però  glielo facevi notare, più lui nel pezzo successivo, rincarava la dose. Ingestibile. Per cinque anni, del tutto ingestibile.

Cinque anni. Tanto  è durata la nostra assidua collaborazione. Tra risate, epiche incazzature, spiegazioni telefoniche a qualsiasi ora della notte. E però senza di lui non era, non poteva essere la stessa  Alganews. Pur di non perderlo, con i vice direttori  avevamo deciso di affidargli le cronache della Lazio, la sua squadra del cuore. Almeno non avremmo rischiato querele per diffamazione. A parte Lotito, sbertucciato di continuo, le sue cronache erano un concentrato di competenza calcistica e buonumore. Uno spasso. Veleno intriso di ironia.

Negli ultimi mesi della nostra collaborazione, però,  era cambiato, Umberto. Aveva iniziato a litigare con molti elementi della redazione, senza un motivo vero. Furiosa una nostra lite a metà  del 2017. Non si comportò benissimo, Umberto, forse nemmeno io lo capii fino in fondo e di questo  me ne assumo la responsabilità.  Comunque sia, fu   inevitabile metterlo alla porta. Nel nuovo sito, un anno e mezzo fa, Sammarini aveva smesso di firmare. Un po’ mi dispiaceva.Anzi, mi dispiaceva  tantissimo. Innegabile, però, che l’atmosfera senza di lui  si era fatta più rilassata, in redazione. Eppure mancava Umberto. Mancava soprattutto come amico. Dopo mesi e mesi di liti furibonde, all’inzio di quest’anno  avevamo fatto pace, anche se i rapporti non erano più quelli di una volta. Eppure, quando pensavo a lui, mi rimaneva intatta la stima per quello stronzo, geniale, ironico vignettista prestato alla scrittura. E ancora  adesso riecheggia nella mia mente quella sua voce da ragazzino infilata in un corpo da adulto,  a cui finivi per perdonare tutto e  a cui ,chiedendo un pezzo, dovevi subito aggiungere: ” però, me raccomando Umbè, nun te fa querelà”.

Sì, nonostante tutto, nonostante le liti e le riappacificazioni,  ti ho voluto un bene dell’anima Umberto , anche se non te l’ho mai detto. Ah,  e mi raccomando: lassù non prendere in giro gli Angeli. Sono permalosi e si incazzano.

 

 

 

Ho deciso di fare bowling o come minchia si dice, ebbene si, sono un tristo figuro che si diverte a far incazzare la gente. Destra, sinistra, pro vax e no vax, buonisti e razzisti, adoro tutti in maniera anche leggermente stronza. Come ama dire l’amico Tino Tano ” se vuoi parlare di un argomento, studiare ” Mo, a parte il fatto che ogni volta che lo dice gli darei una capocciata, di base ha ragione. Amicissimi, e siete una schiera, che prendete con ilare sufficienza per il culo Toninelli , studiare. Lasciamo stare che Toninelli ci mette masochisticamente del suo, siete sicuri di non cazzeggiare a piedi nudi sulle ortiche? Quando l’archistar regalò al comune di Genova una parte del suo ingegno, con schizzi, schizzetti e schizzoni, tutti a baciarsi in bocca con la lingua perchè, con quella figata, a Brooklyn avrebbero preso a capocciate i piloni del ponte rosi dall’invidia. Il progetto, come metà delle cose di Piano, era avventuroso e costava come mezzo debito pubblico quindi, per colpa dei grullo legali il progetto nacque è morì nel super studio dell’archistar. Il Toni, come se facesse colazione con cappuccino e funghi allucinogeni, cominciò a vaneggiare di gnomi, fate è il ponte del cantante come punto d’incontro per il disastrato popolo ligure. Embè, se l’è cercata … no, studiare. Nessuno ha notato un paio di schizzi in cui, nei due lati del ponte sono interrati alberelli rigogliosi, è gioiosi pedoni camminano al centro dello stesso. Sono un tristo figuro ma anche onesto, mi è stato fatto notare, anche perchè non ho seguito la soap opera Pianiana. Allora, commenti? A Toninelli viene magnanimamente assegnato un QI di 65, praticamente pianta i chiodi a capocciate è usa il martello come calzante. Piano, cazzo, sfiora il 200, gli filtrano la pipì del mattino perchè ci trovano la polvere d’oro, è basta che imponga le mani su un foglio di carta lucida, perchè lo stesso viva di vita propria. Allora, perchè nessuno ha cazzeggiato sulla puttanata di un genio, però fate tutti i fricchettoni con Toninelli che genio non è di sicuro? Forse perchè nessuno guarda un cazzo, basandosi solo sull’antipatia politica che, a questo punto essendo monotematica manco mi diverte più, però faccio sempre incazzare qualcuno. Vi faccio l’ultimo esempio, tutti i RENZIANI in coro ” Salvini, prima premessa mancata, non sono state tolte le accise dalla benzina, buffone ” Appunto, studiare, fu Renzi che disse a Porta a Porta, che il suo primo impegno sarebbe stato quello di togliere le odiose accise … infatti dopo poco la benzina aumentò. Studiare e ogni tanto prendetela a ridere, senza farvi venire la ruggine nell’intestino