FRANCESCO CRISPI L’UOMO FORTE

DI SUSANNA SCHIMPERNA

 

Il 15 dicembre 1893 è pronto il governo Crispi. Quello che raccontano quei libri di storia che siamo costretti a studiare per prendere uno dei famosi pezzi di carta è che Crispi, come Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, usò il pugno duro nella Sicilia agitata da proteste, proclamando lo stato d’assedio. Spedì nell’isola 40.000 soldati, vietò ogni forma di manifestazione e riunione pubblica, introdusse una censura rigidissima, istituì i tribunali militari, confiscò le armi.
Ma ci fu molto di più.
Intanto le proteste erano più che giustificate da condizioni di lavoro pessime. Le terre demaniali erano state espropriate ed erano rimaste incolte. I patti agrari erano abominevoli. Le imposte erano altissime. Le amministrazioni locali erano pessime, corrotte e dedite a ogni abuso. L’unità d’Italia aveva promesso giustizia, regnava invece l’ingiustizia più insopportabile.
Le manifestazioni solo di dicembre in Sicilia provocarono 92 morti e 2000 arresti. 92 morti: povera gente che chiedeva solo di poter lavorare e mangiare.
Per supportare la sua teoria cospirazionista (i moti siciliani finanziati dalla Francia e dalla Russia per provocare il distacco dell’isola dall’Italia), Crispi imbrogliò: ordinò e fece circolare falsi rapporti di polizia e ogni sorta di altri documenti falsi.
In Parlamento al suo pugno di ferro si applaudiva.
L’uomo forte. Già.