IL GRIDO SILENZIOSO

DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO

Non è sempre facile inserirsi in un dibattito spinoso con il solo desiderio di contribuire al bene di tutti. Gli uomini di buona volontà, pur avendo a cuore il progresso, la civiltà, i diritti umani, non sempre si trovano d’accordo sulla strada da intraprendere quando i diritti confliggono.

L’aborto è e rimarrà sempre, per tutti, una pugnalata al cuore. Nessuno può inneggiare alla vittoria ad aborto avvenuto. Al di là delle varie legislazioni, ideologie, modi di interpretare la vita, l’aborto rimane la soppressione di un innocentissimo essere umano cui l’umanità non ha dato la possibilità di nascere. Ognuno di noi è stato aggrappato per nove mesi alla sua mamma come il naufrago allo scoglio. Rimane il dramma delle gravidanze non desiderate dovute a stupri, superficialità, ignoranza, povertà. C’è tanto da discutere, confrontarsi, studiare. Con serietà, lungimiranza, generosità, carità. Unica cosa da non fare è sistemarsi nella fittizia nicchia della tranquillità ideologica e illudersi di aver risolto il problema.

Un bambino abortito non consentirà mai a nessuno di continuare a vivere come se nulla fosse accaduto. L’umanità si divide tra chi crede che il diritto alla vita del nascituro venga prima di ogni altro diritto e chi invece pensa che sia quello della donna ad autodeterminarsi ad avere la precedenza. E su questa strada si cammina da anni. Abortisti e antiabortisti litigano, si offendono, a volte si fanno male. Liti, invettive, reciproche offese non riusciranno mai a salvare un solo bambino da aborto certo, né a dare a nessuna mamma mancata la serenità di cui necessita.

In questo giorni è in atto un dibattito sul “grido silenzioso”, vecchio filmato americano proiettato in una scuola pugliese. Le posizioni pro e contro sono le solite. C’è chi ritiene che sia un bene farlo vedere e chi grida alla censura. Strano, proprio coloro che da sempre censurano la censura, in questo caso la invocano come un toccasana. Non è un bene. Nel vecchio filmato si vede un operatore eseguire un’ ecografia mentre viene praticato l’ aborto. Quel che si vede fa male. Fa troppo male proprio perché è vero. Il video è una pugnalata al cuore. Quel bambino, strappato dal suo rifugio con violenza, oggi avrebbe 34 anni. Abbiamo proiettato centinaia di volte, in parrocchia, quel filmato, salvando da aborto certo decine di bambini, ridonando serenità a decine di genitori.

Domenica mattina, tra una messa e l’altra, facciamo un salto in un bar di un paese vicino per un caffè. C’è aria di festa, tanta gente e gli addobbi di Natale. Una donna che non riconosco subito si fa largo tra la folla, mi raggiunge, mi sorride, mi abbraccia. Mi stampa due bacioni sulle guance. Poi, indicandomi una bambina di otto, nove anni:« Padre, lei è Sonia. Oggi è il suo compleanno. Ricorda? È nata grazie a lei». Resto intontito. Avevo smarrito quel ricordo. È successo tante volte che un piccolo aiuto, una parola buona, la vicinanza dei nostri volontari, la proiezione di questo video benedetto, hanno dato a una donna la forza di portare avanti la gravidanza e di partorire. La mia mente già vaga. Guardo la bambina, bella come il sole, spigliata, gioiosa. Sonia, nome di fantasia, è nata anche grazie a quel filmato. Invitammo i genitori a guardarlo, lo fecero, piansero, rimasero sconvolti. Non sapevano, non tutti sanno. Poi, dopo i dubbi, la decisione di cui non si sono mai pentiti. Se è vero che il mondo ha bisogno più di testimoni che di maestri, la mia vuole solo essere solo una testimonianza.

Non ho mai visto una sola donna pentita di aver superato la tentazione dell’aborto. Al contrario, tantissime volte ho dovuto dare coraggio e speranza a tante mamme mancate che dopo 10, 20 anni ancora non si perdonano di aver abortito. Raccontiamo alle giovani generazioni la verità, tutta la verità. Invitiamole a essere più prudenti, più generose, più attente, meno egoiste. Ha ragione chi dice che nessuna donna abortisce a cuor leggero. Ne siamo convinti.

Proprio per questo, prima di rassegnarci e lasciare sola la donna con i suoi dubbi, i suoi drammi, dobbiamo farci in quattro perché possa superare quel momento di debolezza e di sconforto. “Per capire la realtà della vita bisogna abbassarsi come quando ci abbassiamo per abbracciare un bambino” ha detto di recente papa Francesco. È vero. Abbassiamoci. Rimaniamo umili. Decidiamo con forza di non fare agli altri ciò che non avremmo voluto fosse stato fatto a noi. E noi ci siamo. Stiamo attraversando l’unica, incommensurabile, stupenda stagione della vita solo grazie a chi questa vita accolse e mise al mondo.