PIERO ANGELA: 90 ANNI DA SUPERSTAR DELLA CULTURA IN TV

DI CHIARA GUZZONATO

Piero Angela è l’uomo che ha fatto sì che “Aria sulla quarta corda” di Bach diventasse “la sigla di Superquark”.

Sì, perché ammettiamolo, ogni volta che sentiamo quel “tun, tun… tun, tun…” scandito, non pensiamo “Oh perdincibacco, senti un po’! Danno Bach alla radio!”, ma “Ti ricordi, la sigla di Superquark!”.

Un programma che ha segnato un’epoca, che ha portato la cultura nelle case degli italiani, usando uno strumento (la televisione) che la maggior parte delle volte veniva utilizzato solo per intrattenere.

Quark va in onda la prima volta nel 1981, quando un Piero Angela allora cinquantatreenne spiega, con il suo tipico tono pacato, da dove derivi il nome della nuova trasmissione: “Il titolo Quark è un po’ curioso e lo abbiamo preso a prestito dalla fisica, dove molti studi sono in corso su certe ipotetiche particelle subnucleari chiamate appunto quarks, che sarebbero i più piccoli mattoni della materia finora conosciuti. È quindi un andare dentro le cose”. E andare dentro le cose è ciò che Angela fa da sempre.

Torinese, classe 1928, Piero Angela è per tutti gli italiani il simbolo della conoscenza in tv. Dopo essersi annoiato per un po’ di anni al liceo classico (come racconta lui stesso nel suo libro “La macchina per pensare” edito da Garzanti), ha iniziato a lavorare come radiofonico, per poi passare nel 1954, quando la “scatola parlante” era ancora agli albori, a fare l’inviato in RAI. Quattordici anni dopo lo ritroviamo accanto ad Andrea Barbato come conduttore della prima edizione del Telegiornale Nazionale delle 13:30, e nel 1976 come primo conduttore del TG2. Una curiosità: a dimostrazione che laurea non è sinonimo di cultura, Piero Angela non ne ha mai ottenuta una. Per meglio dire: ne ha nove, ma tutte honoris causa.

Ed è proprio la RAI che decide di dedicargli una giornata di programmazioni, quella del suo compleanno, il prossimo 22 dicembre: su RAI1 si parte alle 8.25 con ”Uno Mattina in Famiglia”, proseguendo con “Linea Verde” alle 12.20. Su RAI2 lo stesso Angela sarà a “Mezzogiorno in famiglia” alle 11.00 e a “Sereno variabile” alle 18.00. I TG gli dedicheranno servizi, e anche gli altri canali RAI del digitale terrestre terranno degli spazi per omaggiare uno dei loro più grandi conduttori.

Ma Piero Angela non è solo cultura scientifica, libri e parole. Ha infatti un’altra grande passione, che lo ha visto esibirsi a vent’anni con il nome d’arte un po’ esotico di Peter Angela: il jazz. E siccome quando uno come lui fa qualcosa la fa bene, a forza di studiare pianoforte è diventato parecchio bravo: dopo essere stato notato nel 1948 dall’impresario Sergio Bernardini, negli anni Cinquanta forma un trio, al quale si alternano diversi contrabbassisti. Quando arriva il momento di scegliere tra musica e giornalismo, Angela opta per quest’ultimo. E, diremmo noi, fa un’ottima scelta.

Ma come ha fatto ad entrare nel cuore e nelle case degli italiani, facendosi amare nonostante parlasse di argomenti a volte impegnativi? Il segreto ce lo svela in un altro suo libro, “Da zero a tre anni”: “Ho sempre cercato, nelle mie trasmissioni, di inserire elementi di incontro col pubblico, dal linguaggio alle “trovate”, dagli esempi alle battute, rifiutando quella finta “serietà” tanto cara all’ufficialità italiana in ogni campo. Io penso che la serietà debba essere nei contenuti, non nella forma”. E ora, anche se pare non abbia ancora intenzione di passare totalmente il testimone, le sue tracce le segue da un po’ di anni il figlio Alberto, che ultimamente sta avendo moltissimo successo con il suo “Ulisse”.

Insomma, tale padre tale figlio. Auguriamo dunque ad Alberto che prosegua seguendo il cammino del papà, mentre a Piero che possa, come auspica, raggiungere i 220 anni “con una motocicletta e una bionda in sella”.