BAD BLOOD, IL PADRINO CANADESE

DI AMLETO DE SILVA

“Il secondogenito, Federico, chiamato Fred o Fredo, era un figlio per il quale ogni italiano   disposto a benedire i santi. Rispettoso, leale, sempre a disposizione del padre, viveva ancora coi genitori all’età di trent’anni. Era piccolo e corpulento, non bello ma con la stessa faccia da Cupido della famiglia, la criniera riccioluta di capelli sopra il viso rotondo e le labbra modellate ad arco. Solamente che, in Fred, queste labbra non erano sensuali, ma come di granito. Incline all’austerità, era ancora un sostegno per il padre; non discuteva mai, non lo metteva mai in imbarazzo con un comportamento scandaloso con le donne. Malgrado tutte queste virtù non aveva quel personale magnetismo, quella forza animale, così necessari per un capo, e neppure per lui si prevedeva che potesse ereditare la guida degli affari della Famiglia.” Lo so, invece di Mario Puzo dovrei citare il libro (che non ho letto, lo confesso senza vergogna) da cui è tratta la serie, che è Business or Blood: Mafia Boss Vito Rizzuto’s Last War, di Antonio Nicaso e Peter Edwards. Dovete però ammettere che, quando si parla di mafia, si parla sempre e solo della famiglia Corleone (mi concedo brevi digressioni solo per omaggiare Goodfellas, il capolavoro di Scorsese.

Dicevamo della serie: si intitola Bad Blood, narra l’epopoea mafiosa, molto romanzata, del boss italo-canadese Vito Rizzuto. Come il boss, anche la serie è canadese, e ciò mi ha provocato una serie di risolini imbecilli equamente distribuiti nell’arco delle sei puntate perché, ogni tanto, pensavo al rapper canadese dei Simpson, quello che scrive sui muri: OBEY THE RULES.

Esagero? Forse. Ma guardate che davvero, in questa Bad Blood, il perfettinismo canadese alla Michael Moore (In Canada la gente lascia le porte aperte perché a nessuno viene in mente di andare a rubare), trapela, come avrebbe detto la buonanima di Pazzaglia. Copio e incolla da Wikipedia:
“La prima stagione ha raggiunto un totale di 3,2 milioni di spettatori canadesi. Il Toronto Star ha definito la serie “I Soprano” canadesi. John Doyle del The Globe and Mail ha elogiato la prima stagione, definendola: “docu-drama molto superiore: avvincente, riccamente strutturato e focalizzato senza troppa attenzione non solo sulle dinamiche violente di un’operazione di massa ma su ciò che accade quando un leader forte è assente e il centro del potere si disintegra.”

Bad Blood, il Padrino canadese