LA RECITA DI NATALE: SALVINI COL CALICE IN MANO (E L’ULTRÀ NELL’ARMADIO)

DI ALESSANDRO ROBECCHI

La Tre cose ci preoccupano per il futuro: il riscaldamento globale, le tensioni con l’Europa, e il Salvini in versione natalizia. Mi perdonerete se mi concentrerò sulla più grave di queste crisi mettendo in guardia il consumatore di social media, il cittadino italiano, i capiredattori di turno durante le feste.

Dunque avremo Salvini col panettone, Salvini col pandoro, Salvini che chiede “Mangiato troppo?, anch’io amici, bacioni!”. Non mancherà un nutrito capitolo Salvini e la famiglia(e), i bambini, i regali, l’aria di svagata eccezionalità e di lucine intermittenti.  Essendo ormai la retorica presepista appaltata alla sora Meloni, si suppone che la comunicazione salviniana si orienterà più sul versante gastronomia&serenità, con opportune sviolinate ai “prodotti italiani”. Dovrà probabilmente consumare dolci secondo un suo speciale manuale Cencelli basato sui flussi di consenso (Nord per origine, ma anche al Sud si mangia benino, ma poi che buona la cucina del Centro Italia…), con il che è chiaro che tifiamo glicemia.

Non scoraggiatevi. Nell’ora più intima delle feste avremo forse un Salvini stivalato accanto a una volante di pattuglia: “Anche a Natale con chi lavora per la nostra sicurezza, amici! Faccio bene?”. Gli agenti infreddoliti avranno la faccia di chi pensa: porca puttana, già il turno rognoso a Natale, e in più questo qui, che palle! Poi Salvini se ne andrà col suo codazzo di famigli, fotografi e guru della comunicazione, ma questo non lo vedremo. Ci verrà forse risparmiato un Salvini Babbo Natale che consegna taser giocattoli ai figli dei vigili, ma non è detto che ci andrà così bene. Insomma, prepariamoci alle feste con questa spada di Damocle del Salvini che spiega a tutti che lui è come loro – come noi – che fa cose normali, che ambisce a una tranquilla vita di torroncini e piccole emozioni sotto controllo.

L’estate era stata un buon banco di prova, sempre mezzo nudo e sempre a tavola, ma al tempo stesso vigile e virile per quanto glielo concede il fisico pinguinesco. Da molti stupidamente considerato innovativo, il messaggio è sempre quello, l’antico simbolismo della canottiera di Bossi, riveduto e corretto: dove là c’era burbera e ruspante fierezza popolare della Lega ante-Trota, qui c’è l’epifania della medietà, un plasmarsi sulla statistica e sulla retorica dell’italiano medio, compreso lo sfruttamento pop degli affari di cuore, le feste comandate, lo spuntino di mezzanotte.

Si ride e si scherza, d’accordo, ma c’è un problemino serio, perché la stragrandissima maggior parte dell’iconografia su Salvini è prodotta e diffusa dallo stesso Salvini e poi ripresa dai media che la rilanciano: una specie di dépliant, un prospettino promozionale. In televisione: una marchetta. Quando le foto non sono selfie o non vengono dal costoso entourage (che paghiamo tutti), infatti, Salvini non sembra tanto “uno di noi”, come dice la sua narrazione.

L’italiano medio che Salvini vorrebbe vellicare con il suo sono-come-te non familiarizza con spacciatori condannati, per esempio, cosa che non dovrebbe fare un ministro dell’Interno, ma nemmeno un cittadino perbene. Insomma, il Salvini pubblico sempre accanto alle forze dell’ordine non può fare pappa e ciccia con delinquenti che le forze dell’ordine hanno attenzionato, seguito, intercettato e incastrato fino a sentenza (patteggiamento avvenuto). E’ una cosa che potrebbe ingenerare il sospetto che esistano due Salvini, uno formato social denso di cretinate e albertosordismi, e uno con frequentazioni poco consone al suo ruolo. Proprio per questo – perché urge riparare – ci si aspetta una recrudescenza del Salvini formato famiglia. E dunque questo è un piccolo avviso: pensateci, quando lo vedrete brandire il calice di prosecco: è solo la recita di Natale, e ci casca solo che ci vuole cascare.

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