UNA SANA SESSUALITÁ NON HA ETÁ

Cristina Piloto

Una sana sessualità fa bene a tutte le età, l’ultima conferma arriva da uno studio dell’Anglia Ruskin University (Cambridge). Sembra infatti che uomini e donne che non smettono, anche in tarda età, di avere rapporti sessuali, ne traggono un benessere fisico e psicologico, con una migliore qualità della vita e della salute mentale, e addirittura un minore rischio di tumori e eventi coronarici.
Molto spesso si pensa che ad una certa età si smetta di avere desiderio verso l’altro, diverso da noi, ma è necessario smentire questa falsa credenza, dal momento che il motivo per cui gli esseri umani si rapportano tramite la sessualità, è qualcosa che va oltre la fisicità, ed è strettamente legato invece ad una dialettica più profonda, che poi coinvolge tutto il corpo, in particolare la pelle.
Occorre quindi sfatare, per esempio, il falso mito, che dopo la menopausa, la donna abbia meno desiderio. Infatti, sebbene ci possano essere dei disturbi, legati al fisiologico ciclo ormonale che cambia, ciò non interferisce assolutamente con le modalità con cui ci si approccia nei confronti dell’universo maschile. Le dinamiche restano più o meno quelle, e sono dettate, da un modo di vivere il rapporto in cui ci si lascia andare, e si sente l’altro attraverso la pelle, realizzando la propria identità, e non compiendo un semplice atto meccanico che porta solo a far star male entrambi.
Lo stesso vale per l’uomo. In questo caso non si può definire, come per la donna, un periodo particolare in cui la variazione ormonale è definita e la produzione di gameti conclusa, ma anche qui, alla base, ci dovrebbe essere un viversi il rapporto con l’altro sesso in un certo modo, che permetta di lasciarsi andare, e che consenta di sentire con il corpo ciò che l’altro pensa o avverte. È importante quindi ridefinire il concetto di sessualità, altrimenti si finisce per cadere nell’errore, di voler ricorrere senza motivo, a farmaci che guariscano da un’impotenza (soprattutto riferito agli uomini, ma che ha come equivalente, nelle donne, la frigidità, che però viene molto più sottovalutata) che è per lo più psichica, e quasi mai fisica. E a volte non si tratta nemmeno di una vera impotenza, può accadere che le cose non funzionino tra i due partner o che la situazione non sia quella adatta, e che di conseguenza non possa stabilirsi un rapporto di quel genere.
Alcuni urologi e andrologi tendono a svuotare di senso l’atto sessuale, che nell’uomo ha il significato di rapporto, e quindi può funzionare o meno. L’eventuale cura di sintomi effettivamente legati a disfunzioni patologiche devono essere curati come tutti gli altri, ma la difficoltà sta nel saper riconoscere un effettivo disturbo degli organi genitali (sia maschili che femminili), da quelli che sono invece dei segnali di malessere legati al modo di vivere la sessualità.
Se fin da giovani si intende, come cosa naturale, che dopo la pubertà, ci sia questa spinta chiamata “desiderio” verso colui o colei che, per motivi assolutamente non razionali, ci attrae e ci fa provare sensazioni che sconvolgono tutto il corpo, allora forse anche quando non si è più giovani, non si avrà assolutamente il timore di provare le medesime emozioni e ci si lascerà andare ad una dialettica profonda, come quella sessuale, che se da un lato può dare benefici da un punto di vista organico (sicuramente le endorfine prodotte come conseguenza hanno un impatto positivo), dall’altro non ci sono dubbi che abbia come risultato una realizzazione di identità di sé e dell’altro sempre maggiore, prerogativa indiscutibile affinchè si possa parlare di sessualità sana e che faccia effettivamente star bene.