BOLDI & DE SICA TREDICI ANNI DOPO L’ORRIBILE “NATALE A MIAMI”. I DUE TORNANO AMICI E FANNO UN CINEPANETTONE CHE DIVERTE

DI MICHELE ANSELMI

Confesso di aver temuto, vedendo “Amici come prima”, che prima o poi, visto il tema “en travesti”, uno dei due protagonisti pronunciasse l’immortale battuta di “A qualcuno piace caldo”. Sì: “Nessuno è perfetto”. Non succede, e questo è già un merito ascrivibile al film che segna la ricongiunzione, a tredici anni dall’atroce “Natale a Miami”, della coppia comica Massimo Boldi & Christian De Sica. Si è molto parlato, in questi anni, dei motivi della rottura, gli interessati hanno sempre escluso ragioni di inimicizia personale, ma non sono mancati strali polemici nei botta e risposta sui giornali.
Pace fatta, comunque, grazie ai buoni auspici dell’amico comune Fausto Brizzi, oggi seduto in platea all’anteprima stampa del film che esce il 19 dicembre in oltre 500 copie, targato Medusa (coproduce Indiana). Il regista di “Notte prima degli esami”, uscito scagionato dalla nota vicenda dei sexy-provini, compare sui titoli di testa tra i cinque autori del soggetto, accanto ad Alessandro Bardani, Edoardo Falcone, Marco Martani e Christian De Sica, che firma anche la regia, sia pure condivisa con il figlio Brando.
Si respira, insomma, una certa aria di famiglia, ma bisogna riconoscere che “Amici come prima” è una riuscita: la reunion non è patetica o abborracciata, dietro le gag e gli affondi si sente una regia capace di organizzare il materiale comico magari non di prima mano; di sicuro non si rimpiangono i “cinepanettoni” della ditta Parenti & De Laurentiis, benché il film, a partire dal manifesto con i due mattatori nella neve, non neghi l’ascendenza merceologica.
Chi ha visto il trailer sa che Christian De Sica si camuffa da donna. Un classico della commedia impertinente, specie quando la vicenda richiede il travestimento per motivi di lavoro. Succedeva a Dustin Hoffman in “Tootsie” e a Robin Williams in “Mrs. Doubtfire”, tanto per citare due esempi tra i più noti; ma l’escamotage può nascere dalle esigenze più diverse: vedi Michel Serrault nel “Vizietto”, Nathan Lane nel remake americano “Piume di struzzo”, Cary Grant in “Ero uno sposo di guerra”.
Come se la cava De Sica? Bene, direi, come a soddisfare un antico sogno. Parruccone bianco, fard, trucco e rossetto, busto per assottigliare la vita, collant, tacchi alti e completi rosa, l’attore-regista alterna voce stridula e rudezze romanesche nei panni di Cesare Proietti, un sessantenne direttore d’albergo, il prestigioso Relais Colombo a Milano, che viene licenziato in tronco dalla figlia avida del proprietario in attesa di capitali cinesi. Proietti ha classe, mestiere, parla dodici lingue, ma è considerato vecchio, un reperto del passato; quando scopre di essersi mangiato tutta la liquidazione per far fronte alle spese degli esosi moglie e figlio, non gli resta che mettere a fuoco il piano disperato. Travestirsi da donna agée, ma ancora piacente, e presentarsi al bisbetico e infoiato Colombo che brucia una badante dietro l’altra dalla sedia a rotelle.
Se vi viene in testa il francese “Quasi amici” non sbagliate, anche se qui le dinamiche sono diverse, meno tragiche e profonde; e tuttavia torna una Maserati lanciata a tutta velocità, insieme all’idea di far sbocciare una forte complicità sbarazzina tra i due, pure perché il vecchio milionario non sembra insensibile al fascino del donnone.
La cornice è questa, un po’ da pochade, con entrate e uscite, frenetici cambi d’abito a una festa, equivoci sessuali e rovesciamenti morali; ma, rispetto al passato, Boldi e De Sica sembrano rinunciare al consueto pilota automatico, o forse sentono l’obbligo di introdurre elementi di asprigna tenerezza per far dimenticare certe sgradevolezze del passato. I tormentoni lessicali ci sono tutti, ma in una chiave più calibrata, diciamo pure meno volgarotta, tra un omaggio buffo a “Titanic”, la parodia di Marilyn Monroe che sussurra “Happy Birthday, Mr President”, strizzatine d’occhio del tipo: “Ma non ci siamo già visti? Miami, India, Nilo?”.
Magari il pubblico non se ne accorgerà, ma “Amici come prima”, racchiuso nella giusta durata di 85 minuti, offre qualcosa in più della solita zuppa anche sul piano dello stile: luci, ambienti, composizione dell’immagine, movimenti di macchina, scherzi da meta-cinema… Accanto ai due protagonisti si difendono bene i comprimari, che sono Regina Orioli, Maurizio Casagrande, Lunetta Savino e Francesco Bruni (omonino del regista), rispettivamente nei ruoli della figlia avida, dell’amico gentile, della moglie frigida e del figlio omosessuale.
PS. So che qualche amico cinefilo protesterà per questa recensione, trovando esagerato lo spazio riservato a Boldi & De Sica. Fa niente.