LE FESTE DI NATALE E LA RIVOLUZIONE DI VILLAGGIO

DI GIORGIO FOCAS

“Gioite tutti, Gesú è nato, e tanti auguri al consigliere delegato”, con tanto di frame tratto dal film, impazza puntualmente sui social nel corso delle festività natalizie. Alla stessa maniera, per la fine dell’anno, “so’ soldi cavaliè, so’ soldi !”, ma sopratutto la mirabolante escamotage del Maestro Canello, che sposta le lancette dell‘orologio di un fatiscente spazio adibito a luogo dei festeggiamenti: «Alle dieci e trenta scarse finita la cena, il maestro Canello, che aveva un altro impegno in un altro veglione, barò bassamente annunciando al microfono: Attenzione, mancano tre minuti a mezzanotte, rimettete gli orologi, preparate lo spumante!».

 

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 Villaggio a Roma alla presentazione di 7 Grammi in 70 Anni (2003)

 

Paolo Villaggio – probabilmente più del Principe De Curtis – ha saputo incidere in maniera radicale e senza precedenti, l‘immaginario collettivo, deponendo la volontà – deprecabile costante contemporanea – di asservire il proprio immaginario a quello comune. Contrariamente, imponendone alle truppe, con folle irruenza e grande efficacia comunicativa, uno proprio, personalissimo e assolutamente inedito. La poetica di Villaggio – che ha la responsabilità di aver ricondotto il tragico senza via d‘uscita a fondamento della scrittura comica –  si basa su una  deformazione iperbolica e audace della realtà, dove a spiccare sono sempre certi guizzi di genialità e inventiva che esulano dalla stessa realtà, sconfessandola. San Pietro che appare sulla traversa della porta, è l‘esempio più calzante. Il reale ecceduto durante l’incontro calcistico tra scapoli e ammogliati, nell’inseguirsi di gag prevalentemente fisiche in un crescendo caleidoscopico, si svincola dalla propria ragion d‘essere in quell’attimo “celeste”, vanificando qualsiasi possibile obiettivo o classico approdo dinamico da manuale umoristico: un vecchio sdentato, sorridente, mostra, scuotendole, le chiavi del paradiso. Determinante nella riuscita della scena, la scelta del soggetto che interpreta San Pietro, attribuibile alla maestria registica del grande Luciano Salce.

 

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Pino Caruso, Luciano Salce e Paolo Villaggio sul set del film Il Belpaese (1977)

 

Purtroppo, il dopo Salce rappresenta nella filmografia fantozziana una discesa costante e inesorabile, principalmente rispetto alla scelta del cast e dei volti di contorno, determinanti per la resa di quel cosmo. Neri Parenti, o chi per lui, svilisce con efficacia crescente, nell’adottare scelte soluzioni più sommarie, quell’estetica particolare, in grado di conferire unicità e solidità alle atmosfere surreali ma decisamente vere, come in pochi altri film italiani degli ultimi 40’anni. Se con la credibilissima Liú Bosisio, la tragicità fondamentale affinché l‘universo fantozziano si manifesti ai suoi massimi storici, individua una più che degna Pina Fantozzi – per senso di sudditanza costante e visibile sofferenza in volto- , con la successiva Vukotic sfocia in retorica quasi caricaturale.

 

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Paolo Villaggio dietro le quinte di Teatro 10 (1971)

 

Fantozzi e Il Secondo Tragico Fantozzi ad oggi sono tranquillamente annoverabili tra le opere più riuscite della cinematografia comica mondiale. Libri a parte (Villaggio è l‘unico scrittore italiano campione di vendita in Russia), è in questi due episodi che Ugo Fantozzi si dichiara maschera, entrando di diritto nella commedia dell‘arte. Mai, come prima dell‘avvento di Villaggio, un minuzioso immaginario autoriale è stato così al centro della scena comica italiana. Se fino al 1964, convenzionalmente anno in cui si assiste al fiorire delle più significative avanguardie umoristiche in Italia (ad esempio, il leggendario Gruppo Motore) il comico è sopratutto un corpo in balia di strutture dialettiche, guizzi, lazzi, facezie, dall’irrompere di Villaggio in Quelli della Domenica (show televisivo che vede imporsi anche lo straordinario duo Cochi e Renato), l‘attenzione si focalizza sul mondo inedito che il comico ha da raccontare; è in questo momento cruciale che l‘universo della comicità italiana inizia a porsi problemi linguistici e visionari che prima sembravano appartenere esclusivamente al settore cinematografico, teatrale o artistico tout court. Se precedentemente il corpo e la maschera giravano intorno al mondo, ora è il mondo stesso a girare intorno al corpo e ad essere motore e principio primo della maschera. Paolo Villaggio è il più evidente spartiacque tra un ideale prima e dopo.

 

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Paolo Villaggio e Renato Pozzetto