VOGLIONO “SOLO” DISTRUGGERE I PATRIMONI COMUNI

DI LUCA SOLDI

 

 

 

Cancellazione della “mini-Ires” agli enti non commerciali, per recuperare risorse da destinare al Reddito di cittadinanza. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, dopo l’accordo con l’Unione Europa sul fronte della Manovra, necessario per evitare la procedura d’infrazione. 

LO sta facendo per noi, dunque e la colpa la si può dare all’Europa, vorrebbe farci intendere.

Ma l’abolizione dello sconto del 50% per molti enti come quelli di assistenza sociale e beneficienza, ecclesiastici, strutture sanitarie, ma anche di istruzione e studio, accademie e fondazioni storiche, dovrebbe fruttare circa 118 milioni di euro. Briciole nella manovra ma da un effetto che potrebbe essere devastante per il mondo del no profit.

Ma non si tratta solo una questione fiscale, ma ancora una volta culturale.

Per comprendere bene questo intervento ma del resto anche tutti gli altri contenuti nel calderone occorrerà del tempo.

Oltretutto non è ancora chiaro chi esattamente si vedrà raddoppiare l’imposta dal 12 al 24%.

Servirà di leggere l’emendamento specifico ma come da più parti si teme, una stangata del genere potrebbe far vacillare i molti servizi offerti soprattutto alle fasce più deboli di popolazione.

“Una mossa che non sorprende – sottolinea l’economista Luigino Bruni, docente alla Lumsa di Roma – in un contesto politico che ha fatto la guerra alle Ong e alle cooperative e che dunque vede l’eliminazione di tutti i corpi intermedi, quelli frutto di una cultura millenaria italiana. Dunque, non solo una questione economica, ma una rischiosa deriva che vede in tutte le iniziative della società civile, che partono dal basso, solo forme di rendita e corruzione”.