300 MIGRANTI E UN NEONATO.  IL NOSTRO STRANO PAESE 

DI MIRKO ANGELICA

 

Una buona notizia per questo Natale 2018.

Un bimbo, nato mercoledì 19 dicembre su una sperduta spiaggia libica appena due ore prima di imbarcarsi con la madre nel suo primo viaggio della speranza verso la vita o verso la morte, è salvo!
Malta ha accettato di ospitare il neonato assieme alla madre e li ha prelevati con un elicottero dall’Open Arms che li aveva soccorsi in mare.
La nave umanitaria, indigesta a tutti, con a bordo altri 300 migranti e passa, ora sta navigando alla deriva nel Mediterraneo, alla disperata ricerca di un porto sicuro dove sbarcare il suo carico umano. Malta, infatti, non ne ha autorizzato lo sbarco e si è rifiutata persino di rifornire la nave di viveri.
Anche l’Italia si è rifiutata di ospitare i migranti e, come riportano importanti quotidiani, ha twittato con la fermezza oramai nota:
“ La mia risposta è chiara: i porti italiani sono chiusi! Per i trafficanti di esseri umani e per chi li aiuta, la pacchia è finita”.

La dura risposta al cinguettio da parte della ONG Spagnola, anche se scontata, somiglia a un terribile anatema lanciato da chi vede violato ogni diritto e che si sente ferito nei suoi valori fondamentali.

Altri uomini che ricoprono importanti e responsabili ruoli istituzionali, con la “voce dura” che ci fa ricordare il grande Lorca, sciorinano sommessamente, a giustificazione dell’ingiustificabile, la monotona giaculatoria di sempre … e la Spagna … e la Francia … e l’U.E.? Giusto! Perché noi?

Strano Paese il nostro dove qualcuno trova un ferito per strada e non solo non lo soccorre ma si auto assolve con protervia accusandolo che è colpa sua. Si colpa sua perché invece di rimanere al sicuro dentro le mura di casa sua, ha avuto l’arrogante spavalderia di avventurarsi per la strada. Poco importa se era uscito per andare in farmacia o dal medico per delle cure o in cerca di lavoro per sfamare i suoi figli. Se non fosse uscito, non gli sarebbe successo nulla. Un sillogismo perfetto. Ben gli sta!

Si strano Paese è il nostro dove altri gli fanno eco con la vergognosa tesi che non è giusto che siano loro quelli tenuti a doverlo soccorrere poiché ci sono in giro delle altre persone. Altri che potrebbero farlo e non si attivano per primi. Forti della loro arroganza si ritengono, pertanto, immuni da ogni colpa. È mortificante la consapevolezza che non serve assolutamente a nulla tentare di farli ragionare. e di spiegare loro che ogni popolo deve rispondere a se stesso e alla propria coscienza. Ciascuno di noi sarà giudicato dalla storia per le proprie colpe. Purtroppo non sono soggetti qualsiasi ma uomini preposti a decidere del nostro destino e della nostra vita.

Strano Paese è il nostro dove tutto questo accade mentre una nave, alla vigilia di Natale, continua il suo pellegrinaggio in balia delle onde seguendo una rotta senza avere alcuna destinazione.
A bordo ospita più di 300 esseri umani stipati come animali sulla tolda di un pontile.
Poveri migranti che si dividono i viveri razionati e che cercano di resistere al freddo invernale con la speranza di superare la nottata e demonizzare l’incubo di potere essere improvvisamente inghiottiti da un mare sempre più ostile. Uomini, donne e bambini colpevoli solo di sognare una vita migliore e degna di essere vissuta.
Non comprendono perché chi potrebbe offrire loro un porto sicuro glielo nega. Non sanno che gli arbitri del loro destino non sono in grado di farlo, neanche volendolo. perché non possono retrocedere. La ragnatela in cui si sono invischiati sta soffocando anche loro. Non possono deludere e inimicarsi i leoni da tastiera che hanno creato e che oggi li portano sugli scudi.
Ciascuno di loro sa benissimo che prima o poi queste persone dovranno essere necessariamente sbarcate, come è già regolarmente avvenuto con altri migranti in questi stessi giorni, magari di notte senza i riflettori accesi e senza troppo pubblicità, ma dovrà e potrà accadere solo dopo che il messaggio della ferrea fermezza sia passato ed abbia dato i suoi frutti da raccogliere a piene mani.
È arrivata, intanto, la notizia che la Spagna, ancora una volta, pare che abbia risolto il problema autorizzando la nave a fare rotta verso la lontana terra iberica. Certamente una buona notizia ma che non assolve nessuno.

Tutto, anche questo, è diventato normale in questo strano Paese dove persino un Prete è salito sul suo pulpito e ha stigmatizzato quanto sta accadendo con la infelice frase “è un sacrilegio chiudere i porti a Natale”.

No, questo no! Questo non riesco a sopportarlo e tacere!

Posso farmi una ragione sul comportamento di tutti gli altri ma sulle parole profferite da un uomo di chiesa, non ce la faccio proprio, anche se il Padre si è esternato con una finalità e un’indiscussa intenzione meritoria.

Chiudere i porti a chi ha bisogno e viene lascito in un’oggettiva e forse mortale condizione di pericolo è un “sacrilegio” 365 giorni l’anno, o 366 se l’anno è bisestile, e non alla sola “Vigilia di Natale”.

Uno strano Paese il nostro dove la gramigna sta sgretolando, pian piano e dall’interno, senza che ce ne accorgiamo, anche i principi e i valori fondamentali di ciascuno di noi.
Non si può essere buoni solo a Natale!

Un bimbo è salvo e al sicuro tra le braccia di sua madre e a lui, che ancora non conosce le miserie del mondo in cui è nato, un mondo dove è morta anche la pietà, auguro Buon Natale!

L'immagine può contenere: cielo, oceano, spazio all'aperto, acqua e natura