DALLA LUCANIA ALLA FRANCIA. ROCCO PAPALEO È ATHOS IN “MOSCHETTIERI DEL RE”

DI COSTANZA OGNIBENI

Eravamo alla fine degli anni 80 quando Italia 1 trasmetteva “Classe di Ferro”, il telefilm di 24 puntate divenuto ormai un vero e proprio “cult”. Noi avevamo qualche capello bianco in meno, lui era Rocco Melloni, l’ingenuo contadino meridionale che di risate ce ne faceva fare non poche. E si può dire che l’interpretazione sia stata una specie di trampolino di lancio per l’attore lucano, poiché di lì a poco lo abbiamo visto intraprendere la carriera cinematografica sotto l’egida di Mario Monicelli, per poi salire alla ribalta con d’Alatri, Virzì e poi anche Placido.
Oggi vediamo il suo nome campeggiare sulla locandina del prossimo film, in uscita il 27 Dicembre e diretto da Giovanni Veronesi, affiancato a quello di Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino e Sergio Rubini, vestiti di tutto punto in abiti seicenteschi, e in procinto di farsi conoscere come gli interpreti degli spadaccini più abili della storia. “Moschettieri del re” raccoglierà intorno a sé il pubblico delle feste, quello spensierato e decisamente più folto, con le temperature esterne che invitano ad accomodarsi in poltrona e quella voglia di restare in famiglia che il clima natalizio porta con sé. Quale pellicola migliore, dunque, soprattutto se si tiene conto che ad essere messi in scena non saranno i quattro giovani baldanzosi della Francia di Luigi XIII, bensì la loro versione più attempata, scaturita dal sequel del romanzo di Dumas “Vent’anni dopo”? L’effetto commedia è assicurato e sarà divertente vedere ancora una volta l’attore esibirsi, sotto la direzione del regista toscano, nei panni di Athos, divenuto nel corso degli anni un castellano lussurioso, affiancato ai compagni che non hanno fatto certo una fine migliore.
“La grande idea dei moschettieri è di Giovanni Veronesi, come quella di farmi salire su un cavallo e tirare di scherma, ambizioni mai coltivate da chi come me si prefigurava un sereno declino fisico appena rallentato da modeste attività come lunghe passeggiate a passo veloce, relegando qualche guizzo solo alla sfera sessuale anch’essa irrimediabilmente in declino”.
È uscito nel numero 31 del 2018 di Vanity Fair il breve racconto di Rocco Papaleo intorno alla sua ultima esperienza cinematografica, con cui narra il dietro le quinte del film, non senza dettagli esilaranti, conditi da una buona dose di autoironia, dote innata che lo aveva portato a farsi conoscere come “il buffone” sin dai tempi della scuola.
E al di là del lato comico? Uno degli aggettivi che si possono attribuire all’attore lucano senza paura di sbagliare è “eclettico”: fa pensare la foto che lo ritrae sul suo sito ufficiale mentre canta con un microfono fra le mani. Ma non era solo un caratterista? Vincitore nel 2005 del premio della critica al Festival della canzone di Giorgio Gaber, l’attore si è fatto conoscere anche come per le sue doti canore, riuscendo a trovare un punto d’incontro fra le due inclinazioni attraverso la sperimentazione di spettacoli di teatro canzone: era il 2009 quando realizzò “Basilicata Coast to Coast”, divenuto poi il film con cui debuttò come regista.
Una carriera in continua ascesa, dunque? Senz’altro, ma il percorso non è stato sempre lineare: risale al 2012 la campagna che lo vedeva protagonista di uno spot per l’Eni con cui invitava gli automobilisti a rifornirsi di benzina il sabato e la domenica a fronte di particolari agevolazioni economiche. Un gesto, un errore, come lo definisce ancora oggi, per cui perse la stima dei suoi concittadini per parecchio tempo, soprattutto tenendo conto del suo animo profondamente ecologista e delle battaglie che ha sempre portato avanti per la sua terra.
Una ferita che, tuttavia, si sta man mano emarginando, poiché con il suo mix di umorismo, autoironia e schiettezza non può fare a meno di farsi volere bene.