NATALE, RINASCI TERRA NOSTRA

DI RAFFAELE VESCERA

Un’aria di festa avvilita dalla dominante politica del cinismo. Il buono diventato cattivo e viceversa, il sapere deriso e l’ignoranza un vanto, la modestia non è virtù e l’arroganza invece sì, la tolleranza non è una qualità e non lo è l’amore per il genere umano, ovvero per se stessi, poiché siamo fatti della stessa materia degli altri.
Gli “italiani brava gente” dove sono? Arricchiti e incafoniti, poi impoveriti e inviperiti contro i più indigenti: terroni sporchi brutti e cattivi, extracomunitari, immigrati, neri, ce n’è per tutti. Vince il più forte nel cannibalismo di ritorno, si salvi-ni chi può in quest’Italia da incubo leghista. Il degrado è servito al cenone di Natale, a tavola un capitan capitone imitatore ducesco con rutto da precedente segretario mano lesta, e un giovanotto, borghesuccio piccolo piccolo incravattato dentro un vestitino da prima comunione, suo servitore.
Nessuno disperi, ne abbiamo viste di peggio, passerà anche questa. L’uomo sa rinascere, come il bambino narrato nella metafora del Natale che, pari al sole invitto, rinasce ogni anno, al freddo, nudo, fuggiasco, perseguitato da un potere malvagio ma protetto dall’amore di una madre esemplare e di un padre operoso. E’ questa l’Umanità che ci appassiona, migliore dell’homo homini lupus al potere.
Cent’anni fa finiva la carneficina della grande guerra, vantata come necessaria alla nazione mentr’era utile agli squali della finanza, poi un’altra ancora peggio, accompagnata dalla retorica del vincere e vinceremo. Finita quella, settant’anni e più di pace per quest’Europa ancora barbara, sott’attacco dentro e fuori.
Noi passeremo, ma rinasceremo nel germe indistruttibile e vincente del Bene. Se così non fosse, il genere umano si sarebbe autodistrutto nella notte dei tempi.
Al di là del bene e del male, buon Natale a tutti gli amici e agli uomini di buona volontà. Il mondo, con questo Sud depredato e offeso, è nelle nostre mani, che vinca l’amore e crepi l’odio.