SORPRESE CON LA IMMINENTE LEGGE DI BILANCIO: GRANDI APPALTI SENZA GARA

DI MARINA NERI

Luci, giostre, giullari, saltimbanchi, risa e pianti a rincorrersi nel tragicomico rituale delle conversioni in legge delle norme nate da decretazione d’urgenza e da obblighi costituzionali.

Cosi pochi giorni fa veniva approvato quello che per alcuni mesi e’ stato conosciuto come il Decreto Anticorruzione, lo spazzacorrotti, il rivoluzionario meccanismo legislativo che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, che prevede l’ impossibilita’ a vita per corrotti e corruttori di contrattare con la pubblica amministrazione e per i pubblici funzionari l’ interdizione perpetua dai pubblici uffici, che istituisce la figura dell’agente infiltrato per scoprire ipotesi di corruttela, e, inoltre dota le procure dello strumento di indagine denominato trojan, ovvero un tipo di malware dei sistemi informaticI utilizzato per le intercettazioni.

Con 304 voti favorevoli, 106 contrari e 19 astenuti il famoso decreto e’ stato convertito in legge.

Abbracci ed esultanza a sigillare una “svolta epocale”, l’ennesima, di un governo, che, almeno a parole e proclami aspira al cambiamento, all’ inversione di rotta.

Il tempo di un “volo pindarico” e la realta’ politica fagocita, pero’, subito i dichiarati buoni propositi.

Il nuovo maxiemendamento che compone la legge di bilancio votata al Senato, blindato con il voto di fiducia, ha al suo interno la norma che, per il solo 2019, permette di non fare gare per gli appalti fino a 150mila euro.

Appalti pubblici, quindi, senza necessità di gara fino a 150.000 euro. Il progetto iniziale, caro alla Lega per sbloccare investimenti e fare ripartire l’economia, prevedeva una soglia piu’ elevata per affidamento diretto degli appalti: ben 200 mila euro.

Il limite a 150 mila euro e’ il portato di un’ estenuante braccio di ferro tra gli esponenti della maggioranza, non apprezzando il M5S una siffatta previsione normativa.

La mediazione avrebbe portato poi il tetto finale alla cifra di 150 mila euro a fronte degli originali 40 mila euro stabiliti nel nuovo codice degli appalti varato solo nel 2016.

Il compromesso tra Lega e M5S è stato, quindi, trovato ed è stato tradotto in un emendamento alla Legge di Bilancio 2019.

Quando era stato varato il nuovo codice dei contratti era stato evidenziato che obiettivo principale della riforma era quello di rendere il sistema dei lavori pubblici e delle concessioni nel nostro paese finalmente all’altezza degli altri paesi europei.

Procedure semplici e trasparenti, lotta alla corruzione e qualità erano i cardini di quella riforma, almeno nelle intenzioni del legislatore

Veniva istituita l’Autorità Nazionale Anticorruzione alla quale era affidato un ruolo nevralgico nella riforma e nello snellimento delle procedure.

Essa aveva funzioni di controllo, monitoraggio e anche potesta’ sanzionatorie’

Era preposta alla adozione di atti di indirizzo quali linee guida, bandi e contratti tipo per prevenire la terribile piaga nazionale della Corruzione che da sola, inibisce uno sviluppo organico ed omogeneo nel paese, rischiando di divenire piaga geneticamente non modificabile.

L’art. 36 del codice degli appalti stabilisce che per gli affidamenti di importo pari o superiori a 40mila euro e inferiori a 150mila euro per i lavori o per le forniture e servizi si puo’ procedere mediante procedura negoziata “previa consultazione, ove esistenti, di almeno cinque operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti. Tra 150mila euro e un milione sempre secondo la precedente previsione normativa, sarà possibile la trattativa privata, consultando prima almeno 10 operatori”.

La modifica apportata e contenuta nell’ emendamento ancorato alla legge di bilancio approvato al senato, prevede l’affidamento diretto per appalti di importo fino a150 mila euro.

La previsione normativa ha allarmato gli esperti del settore, Autority Anticorruzione in primis.

Il timore degli addetti ai lavori e anche di alcuni settori del M5S, con in testa il Presidente della Commissione Antimafia Morra, è che l’affidamento di lavori pubblici senza gara puo’ sicuramente comportare il rischio non peregrino di selezioni basate su criteri poco trasparenti, il rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti, le difficolta’ di un controllo atto a scongiurare l’aggiramento delle norme anticorruzione.

“Bisogna ricordare che questo meccanismo è oggettivamente pericolosissimo. Non solo sotto il profilo dei rischi correttivi ma anche per le potenziali infiltrazioni mafiose. Inoltre si crea un danno alla concorrenza, perché la maggioranza dei lavori verrebbero assegnati in base alla discrezionalità totale”,queste le parole a caldo del Presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone alla lettura dell’ emendamento.

E poco importa se alla norma e’ stata data una valenza provvisoria, solo un anno,per valutarne portata, impatto e convenienza.

I danni che la stessa potra’ arrecare, anche solo in una dimensione temporale limitata,sono incommensurabili, cominciando dalla picconatura alla stessa credibilita’ della legge anticorruzione.

In realta’ “questo innalzamento preoccupa tutte le realtà antimafia” cosi’ ha dichiarato il presidente della Commissione Antimafia, a caldo immediatamente dopo l’approvazione della norma al senato.

Come ha preoccupato nella legge ” sicurezza” e ancor prima nel c.d ” decreto sicurezza”, la norma che prevede la vendita all’asta a privati dei beni confiscati alla mafia.

Cui prodest?

Nessuna ingenuita’ in una guerra senza quartiere.

I tentacoli del nemico sanno subdolamente insinuarsi in ogni antro, fessura, crepa accidentale o no, che lo Stato rende visibile o accessibile.