TRANQUILLI, NESSUN ELETTRICISTA ANDRA’ A FARE L’INFERMIERE

DI FRANCESCA CAPELLI

La sanatoria per le professioni della sanità prevista dalla Finanziaria non riguarda gli elettricisti che avrebbero frodato lo stato confezionando un falso diploma coi trasferelli per farsi assumere come infermieri (peraltro, avrebbe commesso un reato penale anche l’Asl che li avrebbe assunti), ma tutti quegli infermieri diplomati prima dell’istituzione della laurea in Scienze infermieristiche (gente sui 50 anni, per capirci) e che, per il decreto Lorenzin del 13 marzo 2018, non avrebbero potuto iscriversi al maxi Ordine delle professioni della sanità (nel quale confluiscono 17 albi separati) e quindi continuare a lavorare. Persone che hanno fatto le cose regolarmente per le leggi dell’epoca ma che, loro malgrado, si ritroverebbero a esercitare abusivamente la professione.
Immaginate un’infermiera generica (ossia non laureata) 58enne prossima alla pensione che deve andare all’università altrimenti non può più lavorare. O un massaggiatore che si è formato con un corso regionale oggi non riconosciuto, ma che all’epoca era una via perfettamente legale per lavorare in sanità.
È una sanatoria per una categoria residuale (infatti entreranno in elenchi a esaurimento), che deve dimostrare di essere già sul mercato del lavoro (aver lavorato 36 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni), non di entrarci or ora con un titolo obsoleto. Naturalmente, questo non le darà diritto a essere inquadrata come un’infermiera con titolo universitario.
È lo stesso problema delle maestre diplomate all’istituto magistrale (anche loro vicine alla pensione) che avrebbero dovuto laurearsi in Scienze della formazione per continuare a lavorare.
La querelle che ne è scaturita è essenzialmente di tipo corporativo tra iscritti agli ordini e no (giornalisti, vi ricorda qualcosa?)
Adesso andiamo tutti a mangiarci una fetta di panettone, senza farci prendere dal panico a ogni fiato sospinto?