CIRCONCISIONE. A PROPOSITO DELLA TRAGEDIA DI MONTEROTONDO

DI RUGGERO PO

Gestire un centro d’accoglienza per immigrati, proporsi come mediatori culturali, non può fermarsi alla sistemazione degli aventi diritto, all’organizzazione dei corsi di lingua e all’incasso del contributo pubblico. Rosemary, la donna nigeriana cristiana ospite del centro di Monterotondo gestito da Arci e Comune, doveva essere indirizzata a un centro pubblico per la circoncisione rituale dei suoi due figlioletti. Il mediatore aveva il dovere di intercettare il suo bisogno quando lei chiedeva in giro, compresa una pediatra, dove potesse andare. Chi la seguiva doveva impedirle di finire in casa del ‘praticone’ libico che, come le mammane di un tempo, eseguiva l’intervento nel suo appartamento a Scalo. L’Arci oggi dichiara di volersi costituire parte civile contro il finto medico arrestato ieri. Il responsabile romano dell’associazione ieri sera al Tg1 è “caduto dalle nubi”. Ci aspettavamo qualche cosa di diverso?