UN PRESEPE IN FONDO AL MARE

DI MARINA NERI

Corre l’ onda. Accarezza la spiaggia. Sagoma le coste della Libia, di Lampedusa, della Grecia, della Sicilia, della Calabria, di un Mediterraneo che fu civilta’,creo’ la storia.

Sale dagli abissi il pianto di un Bimbo.

Non si vede il fanciullo, si ode solo il suo pianto.

Solo blu profondo, di un mare che culla, che copre, che avvolge e spesso sconvolge.

Illusione di vita, di speranza e poi tomba senza grazia ne’ appello.

Ma e’ sempre piu’ nitida la voce che si sente.

Nonostante il silenzio dell’indifferenza, nonostante la frenesia della festa, nonostante i rumori dell’egoismo che si decuplica dinanzi ai luccichii delle luci effimere.

E, lentamente, si vede.

Una culla adagiata sul fondo.

Un Presepe fra scafi distrutti, tra alghe, conchiglie e mani di bimbi avvolti in coperte di flutti.

Un Presepe che parla con una muta preghiera di non dimenticarli sul far della Sera.

Quando il Mondo pervaso di Gioia canta al Natale di un Bimbo che nasce mentre tanti dormono ormai, in eterno bimbi,sul fondo del mare.

E, nel presepe del mare, forse una preghiera, dinanzi ai porti chiusi dell’ umana pavidita’, dinanzi alla ragione irrazionale di Stato che aliena il cuore dai valori del Natale pur parlando di amore.

Nel Natale di
Dio, nel Natale degli uomini, ci sia il Natale dei Bimbi del mondo e di quelli, anche oggi, dormienti nel fondo del mare.