MATILDA UCCISA A 23 ME‪SI.‬ ‪MA NON È STATO NESSUNO‬

DI CLAUDIA SABA

13 anni fa, una bambina è stata uccisa.
Si chiamava Matilda Borin e aveva soltanto due anni.
Da allora, 13 anni e cinque mesi di sentenze, alternate a ricorsi, non sono stati ancora in grado di dirci chi l’ha uccisa.
Qualche giorno fa i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino, hanno infatti confermato la sentenza di assoluzione già pronunciata in primo grado nei confronti dell’unico imputato,
Antonino Cangialosi, ex compagno della madre Elena Romani.
La notizia, passata quasi in silenzio, lascia tanti dubbi su questa morte invisibile consumata tra le mura di casa.
Eppure una casa dovrebbe proteggere, accogliere.
Invece è proprio qui che Matilda ha trovato il suo peggior destino.
Le motivazioni della sentenza le conosceremo solo tra
90 giorni.
Ma è certo che 13 anni di silenzio pesano, e questa sentenza è troppo dura da accettare.
“Condannare Cangialosi significherebbe condannarlo contro la scienza“, afferma il suo difensore.
Non condannare lui e la mamma,
è invece, contro ogni umano sentimento.
Quando è morta Matilda, il 2 luglio 2005 a Roasio, in casa
c’erano solo due persone: la mamma e il suo compagno di allora.

Impensabile che Matilda sia morta da sola e che dopo tredici anni di ricorsi tutto rimanga ancora, avvolto in un mistero.
Nell’ultima udienza il pg si era espresso così: “Oggi Matilda avrebbe 15 anni e non abbiamo certezze su chi l’abbia uccisa. È una sconfitta della giustizia. Allo stesso tempo sarebbe una sconfitta condannare un innocente per trovare a tutti i costi un colpevole”.
Ma un colpevole dovrà pur esserci. Se non di omicidio, certamente di incuria, superficialità, egoismo.