PADRE NOSTRO UNA PREGHIERA ALCHEMICA

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando preghiamo, conosciamo il significato profondo della preghiera o sappiamo quello che chiediamo? Molte volte no… Eppure la preghiera ha senso solo se è sincera, comprensibile e consapevole . Ogni uomo quando prega, aldilà della religione che professa, affronta un momento mistico-spirituale. Oggi purtroppo è immerso in una realtà di superficialità e di scetticismo, alla luce di questo, la preghiera si trasforma in un rituale meccanico, privo di senso, e in totale assenza di cuore. Tutto questo rende la supplica inefficace. Piuttosto che recitare parole senza senso, sarebbe meglio fare una passeggiata in riva al mare, andare in bicicletta o imparare a ballare.
La preghiera occidentale per eccellenza è il Padre Nostro, che occupa un’importanza centrale, in quanto è quella insegnata dal Maestro Gesù ai suoi discepoli e al popolo.
Rivolta a tutte le anime in cammino sulla terra prescinde il credo di chi la recita; infatti aldilà delle religioni è un potente mantra che rivela le basi della retta pratica alchemica, che è una pratica di trasformazione spirituale.
1 Padre nostro, che sei nei cieli
2. Sia santificato il Tuo nome
3. Venga il Tuo Regno
4. Sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in terra
5. Dacci oggi il nostro pane quotidiano
6. Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori
7. E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
La struttura del padre Nostro è un settenario (costituito da sette elementi). In esoterismo il numero 7 è il numero perfetto ed è la forma di comunicazione privilegiata tra l’uomo e la divinità. Nel quarto versetto è situata la volontà fondamento di ogni azione, attorno alla quale ruotano due gruppi di tre versetti ciascuno. I primi tre ci parlano dei Supremi: Padre, Figlio, Spirito Santo e Regno; gli altri tre ci rivelano le basi della retta pratica alchemica.
Ma cos’è l’ alchimia? L’alchimia è la conoscenza delle leggi della vita nell’uomo e nella natura e la ricostruzione del processo attraverso il quale questa vita, corrotta sulla terra riacquista la propria purezza attraverso un lavoro di trasmutazione interiore.
1.Padre nostro, che sei nei cieli
Padre, in latino pater, trae origine dal sanscrito pitar, pietra. Il Padre è dunque la pietra celeste, lo Zolfo Originario, privo di ogni contaminazione, l’Oro, mentre noi su questa terra siamo Sale, Piombo. Noi, che invochiamo il Padre come nostro, e non come mio. Ma non per usare un plurale maiestatis, bensì perché il plurale estingue quel singolare che ognuno di noi conosce molto bene, l’Ego.
2.Sia santificato il tuo nome
Il nome è l’essenza segreta delle cose, conoscere il nome equivale a conoscere una persona o cosa. Ricordate Adamo nella Genesi, impose i nomi a tutti gli animali. Il nome è l’essenza dell’oro. “Non pronunciare il nome di Dio invano”.
3.Venga il Tuo Regno
Il Regno che attendiamo è il regno interiore, quello che, attraverso il perfetto dominio di noi stessi, ci consente di estendere il nostro potere sull’intero Universo. Lo stesso Regno promesso da Dio a Mosè sul monte Sinai. Venga il Tuo Regno, perché al Regno non dobbiamo andarci noi dopo la morte, ma deve essere conquistato qui, in vita, attraverso la pratica alchemica, mentre possediamo ancora un corpo di materia. .
4.Sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in terra
Alchemicamente, la Volontà è la scala che permette di raggiungere la gloria dell’Opera. Senza Volontà niente è possibile, perché l’Opera richiede tagli, perdite, sofferenza, senza inizialmente restituire niente in cambio. Nella totale rinuncia a se stessi, e nella Volontà di Dio, sta il segreto di ogni potere magico. Esattamente come a se stesso ha rinunciato Gesù nei Getsemani. Come in cielo, così in terra “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto, per la gloria della Cosa Una”, uno dei cardini dell’alchimia.
In Alchimia, il Fuoco (la risalita) e l’Acqua (la caduta) sono simboleggiati da due triangoli, il primo con la base in basso e il vertice verso l’alto, mentre il secondo con il vertice rivolto verso il basso. Nella sovrapposizione dei due, che conosciamo come la Stella di Davide, è racchiuso tutto il mistero del settenario e della nostra esistenza.
5. Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Il pane è simbolo del lavoro (anche alchemico), della fatica, dell’affannarsi in questa vita per la sopravvivenza terrena, ed è dunque prezioso. Per questo motivo, gli Ebrei facevano in modo che sull’altare del tempio di Gerusalemme non mancasse mai, quale offerta a Dio, il pane. “Sulla tavola collocherai i pani dell’offerta: saranno sempre alla mia presenza”. Il pane è dunque un cibo magico, in grado di fornire l’aiuto che ci serve per la trasmutazione.
6.Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Questa è la regola principe per liberarci dal fardello del Karma. Si contrae un debito con Dio nel momento in cui si spendono poco saggiamente le energie, orientandoci verso una via non retta. Per riscattare il debito non ci rimane che il sacrificio, l’espiazione, la necessità di sviluppare una forza uguale e contraria a quella che abbiamo disperso. E l’invito è di perdonare, per sciogliere realmente ogni debito. Quando perdoniamo, saremo perdonati
7.E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male Amen
Se non ci misuriamo con le tentazioni, come possiamo affrontare le nostre zone ombra e temprarci? Come possiamo superare le prove, se le evitiamo? Qui, il significato è piuttosto: “non sottometterci al dominio delle tentazioni”, o meglio ancora, come recita la versione ebraica: “non indurci nelle mani del nemico”, cioè il Male. Di recente anche Papa Francesco ha rivisto la traduzione, sostituendola con: “non abbandonarci alla tentazione”. Concludiamo la preghiera con Amen, che traduciamo con “così sia”. Ma Amen corrisponde al sanscrito Aum (l’Om), in cui si condensa il respiro di tutto l’Universo. (Fonte KarmaNews).
La preghiera tocca le vite di tutti noi, che in qualche momento della vita ci siamo posti domande intorno a un potere superiore, qualunque esso sia.
Ernest Holmes scrittore prendeva molto sul serio la preghiera. Riteneva che essa fosse lo strumento per la guarigione mentale spirituale e il mezzo per vivere una vita migliore. Aveva la convinzione sorprendente e rivoluzionaria che tutte le preghiere possano essere esaudite, a condizione che la persona che prega sappia come pregare nel modo giusto, ma soprattutto che sia consapevole.
“Pregare non è volere che le cose accadano, ma è offrire dentro di sé una via per permettere che esse accadano”.