IL “SERMO RUSTICUS” DEI DUE LITIGANTI DELLA CONCA DI PERUGIA

DI VANNI CAPOCCIA

 

La Conca di Perugia ha tutt’ora l’aspetto di un paese dentro la città. Cosa che doveva essere evidentissima nel Trecento con le poche case che c’erano, la chiesa di sant’Elisabetta circondata da orti e campi come una pieve, un’edicola religiosa con una Madonna del latte che gli abitanti di quel piccolo borgo chiamavano e chiamano Madonna della Pace, perché ritenuta causa di una riconciliazione avvenuta tra due abitanti del posto particolarmente litigiosi.

Pace ritrovata nel piccolo paese di città che dev’essere stata importante se l’edicola venne inglobata nell’attuale chiesa di san Rocco e san Sebastiano e fino a qualche anno fa ricordata nel mese di giugno con la Festa parrocchiale della Madonna della Pace.

Forse la stessa miracolosa riappacificazione è ricordata in uno degli affreschi staccati dalla chiesa di sant’Elisabetta prima della sua distruzione, ora conservati nei depositi della Galleria Nazionale dell’Umbria. Un ex voto nel quale si vede san Nicola da Tolentino dipinto nella sua classica iconografia, con a fianco due persone con gli abiti tagliati per i colpi inferti dalle spade che vengono riappacificate da un angelo che gli tiene amorevolmente le mani sulle spalle mentre le spade sono state conficcate nel terreno.

Madonna della Pace e i due litiganti della Conca, racconto popolare che ha lasciato un’eco arrivata fino a metà del secolo scorso e che ben si inserisce nel “sermo rusticus”, come felicemente l’ha definito Pietro Scarpellini nei suoi studi sulla pittura perugina del Due e Trecento.

Vanni Capoccia