INFORMER, LA SERIE BRITISH DELL’ANNO

DI AMLETO DE SILVA

Di recente abbiamo recensito la serie della BBC Bodyguard, che pare abbia avuto un incredibile successo di pubblico: bella, non c’è dubbio. Ben fatta, roba BBC purissima, e chi segue questa rubrica sa cosa voglio dire, eppure qualche piccolo dubbio qui e lì lo lasciava. Per come la penso io, è il successone mainstream a seminare dubbi qua e là: piccole concessioni a quello che il grande pubblico vuole (nel senso che pretende di) vedere. Non che sia un peccato mortale: si possono fare cose di successo e ben fatte insieme, nessuno lo nega, e Bodyguard è sicuramente una serie di altro livello.

Niente, però, a che vedere con Informer, la serie di questa settimana. Non siamo ancora ai livelli di River (un capolavoro, chi se l’è perso lo trova su Netflix), ma di sicuro siamo dalle parti della prima stagione di Luther. Scritta da due (quasi) esordienti, Sohrab Noshirvani e Rory Haines, è però diretta da una vecchia volpe: Jonny Campbell, quello della bellissima In the flesh (che abbiamo recensito entusiasticamente), di Doctor Who e perfino di Westworld. E’ lui, con il suo gusto e l’indubbio mestiere a coprire le (a dire la verità pochissime) falle di una sceneggiatura davvero potente. Ecco la parola: potente. Informer è così. E’ un cazzottone nello stomaco che ti lascia senza fiato a chiederti cosa ti abbia colpito. Perché l’effetto è questo: tu stai lì, bello e buono e senza gente che urla, senza strepiti, senza tienimi che ti tengo, e ti trovi a terra a chiederti cosa cavolo sia successo.

Proviamo a riassumere la storia. Un giovane inglese di chiare origini pakistane si mette nei guai con la giustizia e viene reclutato da poliziotti senza scrupoli in qualità di informatore. Essendo un paki, può andare dove non possono andare i bianchi e reperire informazioni su una cellula terroristica che, dopo aver colpito Torino, ha preso di mira i sudditi di Sua Maestà. Piaciuto il riassuntino? Beh, è un po’ come dire che Moby Dick è la storia di un pazzo che sta alle calcagna di una balena. Però è così che funziona, che un amico ti chiede: ma di che parla questa serie, tu provi a fare il riassuntino, poi però ti correggi e dici: no senti, la devi vedere, guardala e poi mi dici. Perché se è vero che la storia principale sembra quella che vi ho appena raccontato, è anche vero che è solo un fatterello, un pezzo di un puzzle che sceneggiatura e regia compongono mano mano e che alla fine credevi che l’immagine finale fosse quella raffigurata sulla scatola e invece è un’altra, che non ti aspetti proprio. E guardate che non parlo di colpo di scena, anche se alla fine un colpo di scena c’è eccome. E’ che la storia punta in quella direzione: non cerca di depistare lo spettatore, anzi. Segue un corso che potremmo definire naturale, per cui alla fine tutto ti sembra così ovvio, anche se non te lo aspettavi minimamente. Come succede nella vita. Quella vera.

Detto degli autori, del regista e della storia, resta da affrontare il capitolo più importante: il cast. Che è perfetto, come succede soltanto in certe serie british. Ecco, questa è una di quelle. Non c’è un solo ruolo che non sia ricoperto da un attore di primissimo ordine. Perfetto l’esordiente Nabhaan Rizwan nella parte del giovane Raza Shar, che viene reclutato come informer, e bravissimi gli attori che ricoprono il ruolo di suo padre, suo fratello e della sua matrigna. Impressionante Bel Powley che fa Holly, la giovane detective un po’ paranoica. Starei a elencare tutti, ma facciamo prima a dire che un cast assemblato meglio non era possibile. Fidatevi. Anche perché, nella parte del poliziotto che recluta l’informatore c’è nientemeno che Paddy Considine. Ho detto “nientemeno” perché Considine è un attore di quelli che ti lasciano senza fiato in generale: qui, poi, è una vera gioia per gli occhi. Non mi stupisce. Lo seguo con ammirazione fanatica da quando ha scritto e diretto Tyrannosaur, sette anni fa. Non so se lo avete visto, ma se non lo avete fatto correte su Amazon e compratelo, costa pochissimo, e anche costasse un botto ne varrebbe comunque la pena. E’ tristissimo, forte, ma è uno dei film più intensi che io abbia mai visto, e credetemi quando vi dico che ne ho visti assai. Vi dico solo che i ruoli principali, Considine li ha affidati a Peter Mullan (il mio idolo) e Olivia Colman (seconda solo a Nicola Walker). Ecco, in Informer non è solo l’attore Considine a recitare: è anche l’autore di Tyrannosaur. Una vera meraviglia. Informer, la serie british dell’anno. Da non perdere.

Informer, la serie british dell’anno