MUORE LA MARCHESA SANDRA VERUSIO. E LA SINISTRA PERDE IL SUO SALOTTO

DI CHIARA GUZZONATO

È morta il giorno di Natale Sandra Verusio, regina dei salotti romani nei quali si riuniva con gli esponenti della sinistra. Ai suo funerali, celebratisi oggi, erano presenti anche Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Corrado Augias e Furio Colombo, suoi amici di sempre.

Nata a Pisa, ha respirato cultura fin da quando era  in fasce, crescendo in una famiglia di avvocati e professori universitari. Bellissima per sua stessa ammissione, si sposò a diciassette anni con un ufficiale di marina, per separarsi appena maggiorenne.

La marchesa non amava che il suo attico romano venisse definito “salotto”. In un’intervista del 2006 dava la sua definizione del termine: “Ce ne sono due tipi. Quello con bellissime donne, il super manager, l’ultima star. Oppure la cosa mirata, con l’ambasciatore e la principessa. Da me non succede né l’una né l’altra cosa. Il mio non è un salotto”. Da lei giravano solo esponenti del suo credo politico: “Credo nella sinistra e mi diverte parlarne”. Le sue riunioni erano così organizzate, con il fine di sostenere un personaggio politico: venivano invitati alcuni giornalisti, un interlocutore antagonista (ma non troppo), qualche signora e un gruppo di simpatizzanti di buon livello e fama. L’ospite più ricercato era D’Alema.

La Verusio amava fare conversazione solo con chi la pensava come lei: “Mi rimane difficile fare una conversazione libera con persone di destra. Non sono un mastino e trovo inutile farmi azzannare. Dalle persone di destra trasuda una mentalità antica. Sono maschilisti. Fanno ironia volgare. Pensano che il massimo della vita sia far fessi gli altri”. Anche della sinistra, però, c’era qualcuno che non le andava a genio: la sinistra radicale. La marchesa amava fare conversazione con Amato, Fassino, e soprattutto D’Alema, con il quale si diceva “quasi sempre d’accordo”.

Lei e il marito Giovanni vivevano separati (“un rapporto più che altro di amicizia”), lui nella casa sull’Appia (“a lui piace il giardino”), lei in centro a Roma. Ma avevano anche una casa in Maremma, una in Sardegna e una a Parigi. E un Van Gogh originale, venduto per 600 milioni.

Quando Claudio Sabelli Fioretti le chiese se non le sembrasse di avere interessi, lessico e abitudini poco di sinistra, la Verusio rispose: “Ognuno fa parte di un mondo, perché negarlo? Io non posso avere le stesse sensazioni, gli stessi problemi, le stesse argomentazioni di un’operaia. Sono una signora borghese, un po’ estrosa, che si diverte a fare la vita che le viene in mente e non quella che le vorrebbero imporre. Adopero le espressioni che sono proprie del mio gruppo”.

Certo in questi giorni c’è anche chi ha fatto della marchesa un ritratto impietoso. È il caso di Paolo Guzzanti, che su “Il Giornale” ha scritto frasi davvero dure nei confronti della defunta: “È morta una delle più grandi st*** di sinistra”, “La sua vita è stata quella di una donna dotata, ai bei tempi, di un rovente sex appeal che le permetteva di predare i maschi come un’ape regina. Soltanto in questo assomigliava a Madame De Stael, intellettuale antinapoleonica, il cui motto era ‘agli uomini piace tanto e a noi non costa nulla'”. Pare comunque che l’antipatia fosse reciproca, dal momento che la Verusio aveva definito il giornalista “il massimo dei voltagabbana”.

Di Berlusconi, all’epoca diceva: “I fascisti sono meglio di Berlusconi. Lui rappresenta l’italiano macchietta. Sembra uno di quelli che fanno il gioco delle tre carte. Io non so perché una persona intelligente come Veronica stia con un imbonitore come Berlusconi. Si sarà fatta lusingare dalla sua ricchezza”.

Una curiosità: tra Fini e Bossi, preferiva Bossi: “è una bestia, ma è simpatico”.