NATALE DI VENDETTA A PESARO: LA ‘NDRANGHETA NON DIMENTICA

DI MARINA NERI

 

Il termine ‘ndrangheta ha un’ etimologia incerta, lo si fa derivare da ’ndrànghitu, cioè “uomo valente”, dal greco ἀνδραγαϑία “valore individuale, capacità personale”.( Dizionario Treccani).

Nel silenzio delle valli d’Aspromonte, forse in un passato remotissimo, quando uno Stato non Stato dettava regole incomprensibili e molti dissidenti venivano appellati ” briganti”, si poteva chiamare cosi’ l’uomo saggio che, salomonicamente sostituiva una Legge lontana, avulsa dalla realta’, straniera, imposta dopo avere sottratto, violato, profanato terre e uomini.

Oggi no. Oggi ‘ndrangheta e’ solo malaffare, uomo d’onore e’ il criminale spietato dinanzi al quale si china il capo solo per paura, mai per rispetto.

Ed e’ una organizzazione criminale non piu’ da coppola e lupara, e’un brand, un marchio commerciale che ha fatto il suo salto di qualita’, divenendo la Santa, quella unione solida fra ‘ndranghitisti e colletti bianchi, la zona grigia della societa’ che si e’ lasciata infettare, sedurre, lusingare dai subdoli approcci mafiosi.

Pecunia non olet.

E il tanfo di morte e’ stato stemperato dal profumo del successo e delle carriere facili e luminose.

Ma cio’ che rende potente la ‘ndrangheta rispetto alle altre consorterie criminali sono i legami di sangue, la ” famiglia” substrato e colonna portante, punto di forza, tribunale e spietato focolaio di vendette e condanne.

Lo scrittore Corrado Alvaro, scrivendo della Calabria ebbe a dire: «La famiglia è la sua colonna vertebrale, l’alveo del suo genio, il suo dramma e la sua poesia».

Applicando la stessa visione alla ‘ndrangheta si comprende come l’appartenenza alla famiglia oltre che un vincolo di sangue sia anche un onere morale, indissolubile, imperituro.

Da esso se ne esce solo con la morte.

Ecco perche’ l’importanza, anche sociologica per le giovani leve, dei rituali, dei giuramenti.

La sacralita’ dell’impegno a servire la ” famiglia”, a onorarne il nome in ogni modo, anche compiendo efferati delitti in nome di un dio terreno che chiamasi ” boss” e che per altare ha un codice che stride con ogni etica, morale, legge del civico consesso.

Si impara il terribile mestiere di uccidere che richiede freddezza e anaffettività.

E’ una scuola terribile quella che educa alla morte ,alla socializzazione a diventare non-persone, alla violenza come forma di indifferenza per l’altro.

Non-persone che acquistano una perfetta capacità professionale ad eliminare altre persone.

Aundi tagghi, tagghi, scula ‘ndrina», ovunque tagli, tagli, gocciola ‘ndrangheta, recita un vecchio adagio. (Nicola Gratteri)

E, in questi tagli e’ contemplata la vendetta.

“Quella delle origini dell’uomo, quella che si estrinseca nella legge del più forte. È quella che, in antropologia, viene chiamata “cultura dell’onore”, quella che Hobbes chiama ” stato di natura” , una società che spinge i forti ad avere la vendetta facile davanti agli sgarri, per dissuasione, e che non si preoccupa della difesa dei deboli.”( cfr. Anna Momigliano, rivista Studio)

Quella che non consente il tradimento, la delazione. E promette. E attende. E, nelle falle di un sistema di legalita’, arriva.

Puntuale, precisa,metodica, con una sua liturgia e il macabro gusto della Memoria, dell’insegnamento, del monito attraverso il ricordo.

Ecco perche’ la vendetta, secondo il galateo della ‘ndrangheta, e’ giunta a Pesaro nel giorno di Natale.

Giustiziato Marcello Bruzzese, fratello di Girolamo Bruzzese, pentito di ‘ndrangheta.

Ucciso a colpi di pistola nel garage della sua casa a Pesaro dove da tre anni viveva con la sua famiglia, sottoposto ad un programma di protezione.

La firma dell’omicidio e’ inequivocabilmente ‘ndranghitista.

Il giorno scelto, le modalita’ sono un sufficiente biglietto da visita per gli inquirenti.

Nel giorno della festa della ” famiglia” per antonomasia, il Natale, un uomo viene barbaramente strappato alla vita e ai suoi cari

Il ricordo rimarra’ indelebile.

Questo l’effetto che l’omicidio voleva sortire.

Si passa al vaglio adesso il sistema di protezione e il servizio che si occupa dei programmi di protezione e di assistenza degli aventi diritto ( familiari e congiunti delle persone protette).

Il servizio di protezione e’ una struttura interforze presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza _ Direzione Centrale della polizia criminale del Ministero dell’Interno.

Suo compito precipuo e’ quello di tutelare e proteggere testimoni e collaboratori di giustizia.

Evidentemente qualche terribile falla ha consentito alla vendetta di Natale di compiersi.

Un detto ‘ndranghitista recita :” inanzi alla gran corte non si parla, poche parole e con gli occhi in basso, l’uomo che parla tanto sbaglia sempre! Con la sua stessa lingua si sotterra.”

La ‘ndrangheta ha alzato il tiro, ha sfidato lo Stato nel giorno di Natale.

Lo schiaffo che sancisce l’oltraggio e’stato dato.

Pochi minuti fa il Ministro degli interni, che sara’ a Pesaro a presiedere la Commissione per l’ordine e la sicurezza, in diretta facebook ha dichiarato: “Se qualche mafioso rialza la testa, giù mazzate, perché mafia, ‘ndrangheta, camorra sono merda e finché sarò ministro dell’Interno e mi occuperò di pubblica sicurezza li inseguirò via per via, quartiere per quartiere, palazzo per palazzo, ma non a chiacchiere, ma arrestando e sequestrando, mettendo più uomini nelle forze dell’ordine, e dotandoli di più soldi e mezzi”.

E’ la prova del fuoco questa. I proclami non spaventano la ‘ndrangheta.