DESIRÉE MARIOTTINI. UNA RIFLESSIONE SULLO STUPRO E SULLA VERGINITÀ

DI CLAUDIA SABA

Quando si vuole gettare fango sulla moralità di una donna, si ricorre al solito e vecchio luogo comune del pregiudizio sessuale.
”Tanto è solo una puttana”.
In questo caso parliamo di una ragazza di sedici anni caduta nella rete della droga.
“Si prostituiva per droga. La dava per nulla.
Era così disperata da concedersi a chiunque”.
Sono solo alcuni dei giudizi con cui le persone “per bene” e non, si sono espresse nei mesi scorsi nei confronti di Desirèe Mariottini, la giovane di 16 anni morta la notte del 23 ottobre scorso all’interno di uno stabile abbandonato a San Lorenzo, in provincia di Roma.
Desirée resa incosciente da un mix di droghe era stata stuprata e martorizzazzata per ore ed ore fino alla morte.
Da allora si è detto di tutto su di lei.
Congetture e accuse di ogni genere quasi come fosse lei, causa della sua morte.
Tre le persone imputate.
In un primo tempo accusate di violenza sessuale di gruppo e omicidio poi, il 13 novembre, il Tribunale del Riesame aveva fatto cadere l’accusa di omicidio volontario per 2 delle persone arrestate: Brian Minthe di 43 anni, e Chima Alinno di 46 anni.
Il 16 novembre invece, il Tribunale del Riesame ha confermato i reati di omicidio e violenza sessuale di gruppo per Mamadou Gara.
Ora si torna ancora a parlare di Desirée, la cui morte, tanti dibattiti ha fatto accendere sia nelle procure che nei salotti televisivi.
Le ultime notizie, confermate dall’autopsia, rivelerebbero che Desirée al momento dello stupro sarebbe stata ancora vergine.
Cadono così tutti i giudizi e pregiudizi, le “accuse” alla vittima.
Cade quel macigno di sospetti che aveva reso Desirée colpevole della sua stessa morte.
Non è il pettegolezzo a fare notizia o quel maledetto marchio a cui una ragazza di soli 16 anni è stata sottoposta, no.
Per la gente fa notizia il fatto che Desirée fosse ancora vergine.
Ma quanta ipocrisia velata di perbenismo si nasconde dietro certe affermazioni?
Un paese pronto a sputare fango su una ragazzina appena sbocciata alla vita ma che niente sa della vita.
Giudicata da chi, seduto comodamente in poltrona, pronuncia parole vuote.
Lo stesso vuoto che spinge ogni giorno alla droga, tanti adolescenti ignari di ciò a cui vanno incontro: la morte.
E non parlo solo di morte materiale.
Parlo della soppressione della dignità umana, della mancanza di rispetto che noi per primi mettiamo in atto verso i nostri figli con le nostre distrazioni e i nostri sorrisi finti, maschere delle nostre falsità.
Desirée è figlia del nostro perbenismo.
È figlia di un’ipocrisia senza confini sfociata nella carenza di valori.
È figlia di ciò che stiamo insegnando ai giovani: mancanza di rispetto e poco valore della dignità umana.
Giovani che in noi non hanno certo avuto buoni esempi da seguire.
Desirée era solo una ragazzina come tante altre, caduta nella rete di grandi senza scrupoli.
E non ha importanza che gli stupratori fossero bianchi o neri. Ciò che conta davvero è che noi, per i giovani, non ci siamo mai quando cercano i nostri occhi per chiedere aiuto.
Perché negli occhi, noi, non li guardiamo nemmeno più.
Perché siamo noi che per primi giudichiamo una donna, una “puttana” a prescindere.
Ecco, la notizia vera, non è che Desirée fosse ancora vergine prima dello stupro e della morte.
La notizia reale è che siamo qui ancora a giudicare una ragazza in quanto donna e non per ciò che ha subito dai suoi aguzzini.
C’è da vergognarsi davvero e
non per la verginità o meno di Desirée, ma per la malafede dei troppi qualunquisti pieni del loro sapere, per questa cultura denigratoria che ancora coinvolge il genere femminile.
Ora che cade ogni ipotesi di una presunta prostituzione in cambio di droga, non aspettiamoci salotti di scuse a Desirée e alla sua famiglia.
Non arriveranno di certo e comunque non servirebbero a nulla.
Basterebbe che tutti scendessimo giù dai nostri piedistalli e che, invece di tante parole, iniziassimo a dimostrare ai nostri figli che per noi sono davvero importanti.
Parlando loro guardandoli negli occhi, prendendoli per mano e insegnando loro a non giudicare mai una donna, a prescindere.
Ammettendo le nostre responsabilità nei confronti di una certa cultura contro le donne che invece spesso nascondiamo dietro finti perbenismi.
Diamo loro una notizia vera, che faccia scalpore.
Che parli di donne violate piuttosto che illibate.