SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA: UNA PATOLOGIA ANCORA NON BEN CHIARA

Cristina Piloto

La sindrome da stanchezza cronica (Chronic Fatigue Syndrome, CFS) è caratterizzata da un’estrema spossatezza, persistente da almeno 6 mesi, accompagnata anche da scarsa memoria, difficoltà di concentrazione, mal di testa, sonno non ristoratore, dolore ai linfonodi. Tale sindrome colpisce 17 milioni di persone in tutto il mondo ed è di difficile diagnosi (anche perché non esiste un test specifico ed oltre tutto non è facile distinguere un problema prettamente fisico, dovuto ad un malfunzionamento organico, da una patologia di origine psichica, come per esempio la depressione). Chi ne soffre è spesso costretto a letto e non riesce a svolgere le normali attività quotidiane. Oggi un nuovo studio dei ricercatori del King’s College London’s Institute of Psychiatry, Psychology and Neuroscience ipotizza che dietro a questa sindrome potrebbe esserci una risposta immunitaria iperattiva.
I ricercatori hanno usato l’interferone alfa, che viene usato come trattamento per l’epatite C, per creare un modello della malattia. Infatti i pazienti sotto cura con questa molecola (che viene prodotta anche fisiologicamente dal nostro organismo a seguito di una potente infezione) risentono di un grande affaticamento cronico, anche dopo mesi dall’interruzione della terapia. Il sistema immunitario di queste persone risultava iperattivo, proprio a causa della somministrazione di tale farmaco e anche a seguito della presenza della malattia epatica.
Questo, per i ricercatori dello studio, suggerisce come una risposta immunitaria esagerata possa essere un fattore di rischio per lo sviluppo della sindrome da fatica cronica. Tuttavia non si può escludere che una patologia a così ampio spettro di sintomatologie, includa varie cause, che poi portano come conseguenze, a una gamma molto varia di disfunzioni, che includono anche il sistema immunitario.
Le malattie autoimmuni sono forse le forme patologiche più difficili da affrontare e diagnosticare, e di cui si sa ancora troppo poco, circa la loro origine e causa scatenante. Non bisogna eliminare quindi, come opzione, che ci possa essere anche una componente psichica che intervenga, come del resto può accadere, magari in minor misura, per altre malattie. Infatti, dal momento che il nostro benessere o malessere psicologico, influenza lo stato sistemico del nostro organismo (il sistema nervoso centrale, collegato direttamente con ciò che proviamo e sentiamo, innerva anche il sistema immunitario, oltre alle ghiandole, che producono gli ormoni), non dobbiamo mai sottovalutare la correlazione tra l’uno e l’altro, a maggior ragione quando si tratta di patologie a eziologia sconosciuta, e che possono coinvolgere interi sistemi di regolazione (come l’immunitario e l’endocrino).