IL CUORE DEL MESSICO PIU’ AUTENTICO IN “L’ALTRA FORMA DELL’ASSENZA”

DI MANUELA MINELLI

Esce in questi giorni, contemporaneamente in Italia, nel catalogo di Rapsodia Edizioni, e in Messico, con la casa editrice Creable (trad. di Losh Zacarias Moreno e Dario Anelli) “L’altra forma dell’assenza” di Nicola Viceconti e Patrizia Gradito, corredata di alcune foto scattate dagli autori nel corso del viaggio e della prefazione del poeta misanteco Vicente Mota.

È dall’altra parte dell’oceano, nel Messico più autentico, nella rigogliosa vegetazione dello stato di Veracruz e, precisamente, nell’antica cittadina di Misantla, che si sviluppa “L’altra forma dell’assenza”, tra tinte aranciate, leggende, salse piccanti e folate di vento caldo intorno a un anziano venditore di cachichin, frutti particolari che crescono solo in quella parte della sierra. La novella ha ottenuto i patrocini dell’Ambasciata del Messico in Italia, dell’Associazione “Caminando unidos por Misantla” e del Municipio Fuerte y en grande dell’antica città veracruzana.

Come nasce la spinta a scrivere insieme?

L’altra forma dell’assenza s’inserisce in modo inequivocabile nel progetto letterario Novelas por la identidad, una narrativa che sperimenta generi eterogenei (racconto breve, romanzo, poesia, novella) e che pone al centro l’identità declinata sul piano sociale e individuale – spiega Viceconti – Si tratta di un progetto letterario, ideato nel 2009, a cui Patrizia Gradito collabora da un anno, che si prefigge di fotografare determinati fenomeni storico-sociali da un’angolatura sociologica unita all’analisi documentale, alla caratterizzazione psicologica e alla narrazione romanzesca, al fine di offrire un messaggio di verità e di umanità. La scrittura congiunta, realizzata in “L’altra forma dell’assenza”, si propone di scavare nel tessuto sociale e privato di un popolo, illustrando uno spaccato di un contesto geografico ben preciso per dilatare lo sguardo su tematiche esistenziali. Non si tratta di una novella ideologica né politica in questo caso, nemmeno di un racconto storico. L’opera ha una valenza informativa, ma predomina l’aspetto emozionale connesso alla volontà di dare voce a quella che i teorici de “Les Annales” (Duby, Le Gotff, Ariès) chiamano “la storia dal basso”, ovvero una storia intima, in cui gli eventi, le date, i personaggi, le battaglie lasciano il posto alle abitudini, alle mentalità, ai sogni, ai desideri, alla geometria delle passioni. In questo senso, è centrale la figura di Pascual, l’anziano venditore di “cachichin”, che nel racconto assurge a veicolo di una particolare saggezza popolare, incarnando usanze e modi ancestrali di concepire l’esistenza, le dinamiche relazionali e il rapporto con la natura”.
I due autori hanno così voluto sperimentare una coproduzione, per dare spazio alla fusione delle rispettive sensibilità, accordando le loro diverse prospettive e i differenti background formativi, per illustrare una rappresentazione quanto più possibile policroma. La novella, incentrata sulla cultura messicana, è di fatto un tributo a questo popolo così ricco di storia, arte e tradizione.
L’ispirazione a scrivere il racconto è nata in occasione della partecipazione al “Festival internazionale di poesia di Misantla”, la città magica nello stato di Veracruz – continua Nicola Viceconti – Ero stato invitato a presentare l’ultimo mio romanzo “Vieni via” e alcune delle poesie raccolte in “Torneranno i cavalli al galoppo” (anche questo uscito la scorsa settimana per i tipi di Ensemble Edizioni, n.d.r.). “Vieni via” è la narrazione della vicenda di un ottuagenario, disilluso dall’ideologia comunista, che decide di cercare la donna amata in gioventù, recandosi prima in Russia e poi in Messico. La seconda metà di quest’opera è ambientata in questo paese, con descrizioni puntuali di Coyacan, il quartiere della capitale che ha ospitato personaggi della statura di Frida Khalo e Trotsky, Diego Rivera e San Miguel de Allende. Il connubio tra noi in qualità di autori è nato in occasione della presentazione del romanzo presso l’Ambasciata del Messico nel dicembre dello scorso anno, da cui si è sviluppato uno scambio intellettuale e creativo stimolante, frutto di passioni sviluppate anche in ambiti culturali diversi tra loro. Abbiamo prodotto un racconto, poi vincitore del premio internazionale “Il Convivio 2018”, “Stella Stellina… la notte si avvicina”, per ora inedito, ma che farà parte della loro prossima raccolta. Ispirato a una storia vera, è dedicato ai controversi casi giudiziari degli italiani all’estero (allo stato attuale circa 3.000), al dramma della carcerazione preventiva in territorio straniero e alla violazione dei diritti umani previsti dalle convenzioni“.

“L’altra forma dell’assenza”: perché proprio una novella?

Abbiamo scelto il genere della novella perché pensiamo che rappresenti un genere narrativo attualmente non molto diffuso in Italia, ma che offre una notevole versatilità nello strutturare un’architettura più complessa del racconto breve e più sintetica del romanzo – spiega lo scrittore Nicola Viceconti – ma anche perché lo abbiamo ritenuto più funzionale per sperimentare un avvicinamento al realismo magico respirato in Messico. “L’altra forma dell’assenza” nasce soprattutto dal desiderio di voler fissare per sempre e trasmettere le percezioni indelebili che abbiamo sperimentato e per dare voce alle emozioni che un luogo magico qual è Misantla ci ha regalato, attraverso la combinazione di storia, leggende e contatto con la natura. In questo periodo ci siamo confrontati su letture di Marquez, Rulfo, Cortazar e Kafka che hanno lasciato una forte impronta sulla nostra scrittura. La narrazione si articola su tre storie allacciate in una in una geometria attenta, con salti indietro e in avanti che accompagnano il lettore in un mondo favolistico, in cui aleggia la tensione tra passato e futuro e, al contempo, l’analisi di un preciso paradigma, quello dell’accettazione delle vicende umane. Senza negare la morte, il dolore e l’oscurità, la breve opera offre una visione della vita di tolleranza e di speranza e pone l’accento sull’importanza delle relazioni umane e sulla capacità di integrazione”.

Patrizia Gradito, ci spiega perché ha scelto di collaborare con Viceconti?

Ho incontrato Nicola Viceconti per collaborare come traduttrice e per stilare note critiche. Leggendo le sue opere ne sono rimasta profondamente colpita e le ho trovate avvincenti, dai racconti a “Nora Lopez”, “Cumparsita”, “Due volte Ombra”, Viceconti è riuscito a trasmettermi il rispetto, la passione e la curiosità per il mondo ispano-americano. “Èmet”, ad esempio, mi ha permesso di vedere certi aspetti della storia tedesca, del Nazismo che conoscevo appena. Ha stimolato in me la voglia di approfondire certi eventi storici, di riprenderne altri e di riparlarne. Ho trovato la sua produzione emozionante, ricca di spunti interessanti e di una certa levatura, con molti richiami all’espressionismo tedesco che ha in effetti agganci con il realismo magico, corrente letteraria che ho così approfondito. Una passione autentica la sua che trascina, contagia e che ora condividiamo.
Il nostro viaggio in Messico ha rappresentato una rivelazione per entrambi, dal punto di vista letterario, ma anche naturalistico e archeologico. Disertando le rotte turistiche consuete, si è trattato in sintesi di un’esplorazione nel cuore del mistero della cultura messicana, dove lo sguardo poetico di Nicola ci ha accompagnato a cogliere le sfumature più intense di questa terra, regalandoci incontri, sfumature, emozioni e l’autenticità di un popolo saldo nelle tradizioni, nei valori dell’amicizia e della tutela della collettività, soprattutto a Misantla, cittadina dello stato di Veracruz, in cui il rapporto con le persone è stato molto stretto. Giorni memorabili vissuti con il cuore aperto all’esplorazione di usi, costumi e di una cultura ricca di storia, miti, natura, leggende e reminiscenze ataviche che si è tradotta in un magico scambio di prospettive, commozione e riflessioni esistenziali. Questa esperienza ci ha regalato l’ispirazione per una narrazione che osserva percorsi di vita e scelte senza moralismi e con una scintilla di meraviglia, per cui la magia più preziosa è quella dell’ascolto e dell’incontro. Collaborare con Nicola è entusiasmante, il nostro è uno scambio complesso e di costante nutrimento, una complementarità che ha dato luogo a un vero connubio di cui sono grata.
Mi ha molto colpito il rispetto e l’importanza che i poeti e la poesia rivestono per i messicani in generale e dei misantechi in particolare, quale strumento per loro di espressione e condivisione popolare per eccellenza. In occasione di una visita a una scuola primaria, Nicola Viceconti ha avuto l’iniziativa, immediatamente accolta con entusiasmo, di lanciare un laboratorio di poesia a piccoli gruppi. È stata un’esperienza davvero significativa, gioiosa, emozionante e proprio a contatto con i bambini, ho constatato la generosità di Nicola Viceconti e la sua capacità di giocare con le parole, di far esprimere ai bambini lo sguardo poetico sulla vita, come qualcosa di familiare, tangibile, naturale. Ho assistito al processo creativo in cui i bambini hanno composto insieme a lui una poesia dal titolo “El perro y el pinguino”, delicata e divertente, in cui un pinguino incontra un cagnolino a catena nella piazza di Misantla e che, una volta liberato, sotto il caldo torrido, gli porge un gelato. La tenerezza e la delicatezza che lo contraddistinguono si accostano molto al personaggio che illustrava le sue poesie, Simplicito, l’acquerello del pittore argentino Roly Arias, che sottolinea alcuni versi di Viceconti”.