CON LA LEGGE SALVINI, CHI MANIFESTA RISCHIA LA GALERA

DI MARINA NERI

Inverno caldo. Un ossimoro che rende chiaramente l’idea del periodo normativo e sociale che il paese sta attraversando.

Manifestazioni di opposizioni al Contratto di Governo piu’ di concetto che vere.

Scontri fra tifoserie che dissimulano, per modalita’ e armi usate, in realta’ guerre fra gang criminali.

Proteste di precari, di disoccupati, di licenziati, di pensionati.

Marce contro il razzismo, contro il Tap, il Muos, il Tav. Ovunque assembramenti.

E lo sguardo inevitabilmente vola oltr’alpe.

Al di la del Monte Bianco gilet gialli imperversano fra gli Champs-Élysées.

Manifestare, protestare e’legittimo, sacrosanto.
L’art.21 della Costituzione garantisce la libera estrinsecazione del pensiero e il diritto di ” riunione” e’ il caposaldo della civilta’ europea all’indomani della rivoluzione francese.

Diritto di riunione e di manifestazione tutelato da norme di rango costituzionale, art. 17, e da leggi ordinarie, purche’, ovviamente, non avvenga con armi e non sia teso a sovvertire l’ordinamento.

Dal primo dicembre 2018, con l’entrata in vigore della legge n. 132 di conversione del D.L. n. 113/18 c.d. ” decreto sicurezza” anche l’art. 17 e 21 della Costituzione devono fare i conti con lo spauracchio del ” reato di blocco stradale”.

La legge prevede la reintroduzione del reato di blocco stradale compresi anche l’ostruzione e l’ingombro dei binari ferroviari fino ieri sanzionato come mero illecito amministrativo,perche’ depenalizzato nel 1999, e che sarà punito, invece con pene da uno a sei anni; una stretta anche per il reato di invasione di terreni o edifici che viene punito con la reclusione fino a due anni e se a tenere la condotta sanzionata sono più di cinque persone gli anni di reclusione sono raddoppiati.

Ad un malpensante verrebbe da dire: sembrerebbero quelle del reato di blocco stradale, norme scritte contro l’esercizio del diritto di manifestare.

I no Tap o i no Tav sarebbero proprio in virtù di queste disposizioni, perseguibili?

Dovremo, pertanto dire addio alle care, vecchie, nostalgiche forme di protesta?

Se chi protesta, chi effettua un blocco stradale rischia piu’ di un violentatore, di uno stalker, di un reo per omicidio colposo, parrebbe che l’addio alla sana veemente protesta completa del suo kit usuale: assembramento, striscioni, fischietti, bandiere, blocco stradale, sia proprio imminente.

Le forme di protesta tipiche, con le classiche modalita’ di contestazioni, con la legge attuale, fanno rischiare a coloro che vi si cimentano il carcere.

Le pene previste dall’ormai legge Salvini, infatti, sono estremamente severe, e i pubblici ministeri chiamati a decidere non possono esimersi da indicare la carcerazione quale forma di tutela preventiva.

Anche i migranti che protestano a volte per le condizioni in cui sono costretti a vivere, potrebbero essere accusati di questo specifico reato.

Quelli condannati in via definitiva per blocco stradale non avrebbero più diritto ad avere un titolo di soggiorno per restare in Italia. E, come una reazione a catena, niente asilo politico e, conseguentemente, neppure lavoro.

Analogamente l’ascrizione di un reato del genere e il successivo passaggio in giudicato della sentenza di condanna comporterebbe la revoca del permesso di soggiorno ove concesso.

Sembra quasi, sempre a chi ha una visione critica della legge “sicurezza” che si voglia fare la voce grossa per eliminare il ” dissenso”, le voci fuori dal coro, la possibile comparsa di Savonarola o di Masaniello.

Parrebbe volersi evitare di dare benzina alle proteste al punto tale che possano avere le stesse i connotati di rivolta e di blocco delle attività.

Strana epoca quella in cui nel dubbio non si e’ piu’ pro reo, ma si preferisce punire con il carcere anziche’ con una multa e trattare un uomo che protesta magari per rivendicare diritti, alla stregua di un criminale perseguito per efferati delitti.

Ma questa e’ l’era dell’Ordine e della Disciplina.

E’ l’era in cui la condotta di chi occupa i binari ferroviari a seguito di una manifestazione, cagionando ritardo nei trasporti, non integra piu’ un illecito amministrativo ma diviene reato grave da punire addirittura con l’arresto ed il carcere senza distinguo sulle motivazioni della condotta.

L’ impostazione normativa secondo critici e analisti sembrerebbe realizzare un irragionevole squilibrio fra la tutela della collettività nell’ affidamento dei servizi pubblici e la libertà di manifestazione del pensiero e dei diritti.

Si, e’ proprio una strana epoca quella in cui ancora una volta la Liberta’, nelle sue piu’ alte forme di estrinsecazione, potrebbe venire immolata sull’ ara della fredda e calcolata ragione di Stato.