LA TASSA PER SBARCARE A VENEZIA

DI GIORGIO DELL’ARTI

Un ticket per entrare a Venezia
Il comma 1129 del maxiemendamento alla legge di Bilancio permette al Comune di Venezia di tassare chi raggiunge «con qualunque vettore la città antica». Il ticket sostituirà la tassa di soggiorno per i turisti e andrà dai 2,5 ai 5 euro, ma potrebbe arrivare fino a 10 euro in periodi di altissima stagione. Le prime stime della tassa di sbarco oscillano tra i 40 e i 50 milioni l’anno.«Alla fine hanno vinto i futuristi centotto anni dopo. La Venezia dei forestieri e degli antiquari falsificatori, come scrivevano Marinetti, Carrà, Boccioni e Russolo, la città calamita dello snobismo (oggi divenuto di massa), delle imbecillità universali (confine sempre più difficile da tracciare), e “letto sfondato da carovane di amanti” (27,5 milioni di visitatori l’anno) e soprattutto “cloaca massima del passatismo” (come negarlo infine?), ha finalmente un prezzo: da 2,5 a 10 euro nei periodi di alta stagione. Per entrare si dovrà pagare, come chiede da tempo il sindaco, e non solo lui. Se si paga a Disneyland, città della fantasia, non si deve pagare per visitare la Venezia città della fantasia storica odiata dai Futuristi, ma così amata dai nostri contemporanei?» [Belpoliti, Rep]. 

Il rating della popolazione in Cina
La Cina sta sfruttando l’intelligenza artificiale per introdurre nel Paese un sistema di rating universale della popolazione, il «social credit system». Funziona così: ogni cittadino è schedato sulla base dei suoi comportamenti sociali, dal profitto scolastico alle multe non pagate, al percorso lavorativo. È quindi premiato o punito a seconda del ranking raggiunto nelle classifiche: ammesso o meno a servizi di qualità superiori, dagli ospedali di eccellenza alle università migliori per i figli. Il sistema nazionale sarà pronto nel 2020 ma varie grandi città hanno già inaugurato i loro sistemi municipali. E nove milioni di cinesi si sono già visti negare un viaggio in aereo o su un treno ad alta velocità [Gaggi, Lettura].

I 400 mila pensionati italiani all’estero
I pensionati italiani all’estero sono circa 400 mila sparsi in 160 Stati, titolari di 245 mila pensioni di vecchiaia, 133mila assegni ai superstiti e poco più di 14 mila trattamenti di invalidità. In tutto un miliardo di euro di pagamenti. L’assegno medio mensile è di 245 euro, un importo bassissimo perché la maggior parte dei beneficiari ha lavorato pochi anni in patria prima di andarsene. Principali destinazioni: Canada (54 mila assegni), Germania (52 mila), Svizzera (47 mila), Australia (46 mila) e Francia (44 mila) [Barbieri, Sole].