LO SMARRIMENTO È UN TIC TAC QUOTIDIANO

DI GIOVANNI BOGANI

Un quotidiano mi ha proposto una specie di gioco. Scegliere una parola. Ho provato a giocarlo.

Posso scegliere tra tutte le parole, mi dite. Ma posso sceglierne soltanto una. Come un bambino in una pasticceria, come un uomo in un’agenzia di viaggi, di fronte alla mappa del mondo.

E allora, penso alle parole che detesto: “piuttosto che”, usato per dire “così come”. E all’aria chic di chi lo dice. E poi, penso alle parole che amo. Che ho sempre amato. Non tutte sottovalutate: viaggio, silenzio, tempo. Sguardo. Segreto. Dolore. E ancora, parole antiche: lealtà, curiosità, dovere. E l’ultima, smarrimento.

Proprio questa vorrei scegliere. Smarrimento. E’ la sensazione che ho provato più spesso, nella vita. Non so voi. Ma per me, lo smarrimento è un tic tac quotidiano, è il metronomo della mia esistenza. Smarrirsi. Tutti siamo smarriti. Perché non sappiamo quale sia la strada, dove porti, a che punto siamo del nostro cammino, della nostra vita. Che senso ha quello che abbiamo fatto, quello che faremo. Se siamo altro che palline sparate in cielo da un destino impazzito, se siamo altro che pulviscolo nell’universo. Se dopo tutto il nostro parlare, e amare, e fingere, e arrabbiarci, non finiremo soltanto, e semplicemente, come finiscono tutte le cose, via dalla vista, in un enorme imbuto di silenzio.

E così, siamo smarriti. E in questo smarrimento dobbiamo tracciare mappe, motivi per vivere, per non fermarci in mezzo a una strada e cominciare a urlare. E piantarci lì, senza voler fare altro, perché tanto non c’è n’uscita a questa strada, non c’è un lieto fine a questo film.

Siamo smarriti. Siamo costretti, come nel finale del film “Blow up” di Antonioni, a giocare una partita a tennis senza la pallina, e a fingere che ci sia. Siamo smarriti perché sappiamo quanti milioni di facce, di vite, di corpi ci sono nel mondo, tutti a portata di clic con Facebook, eppure tutti così irraggiungibili. Siamo smarriti per la vastità del mondo, che non potremo mai abbracciare tutto. Per la brevità della nostra vita. Per le scelte che ci troviamo a compiere, ogni giorno, ogni minuto, senza sapere davvero che cosa sia meglio. Siamo smarriti, perché da tanto tempo non c’è più nessuno a dirci che cosa fare. Perché i nostri genitori sono morti, o si sono fatti più piccoli, bambini. Perché gli uomini politici non sono più barbosi, in giacca di taglio antico, con gli occhiali spessi e un sacco di cose che sapevano più di noi. Adesso sono come noi, affondati negli stessi dubbi, nella stessa sprovvedutezza.

Siamo smarriti perché nessuno ci ha spiegato per bene come uscire dalla crisi, se dalla crisi si potrà uscire.

Siamo smarriti, e in questo smarrirci ogni tanto ci appare, epifania impensabile, un attimo di bellezza, un grumo di amore, un barlume di sogno, la nota di una canzone, un riflesso di speranza. E tanto ci basta. E forse la felicità è questa: nello smarrimento, trovare un attimo per sorridere alla convulsa armonia del mondo. Danzare la danza delle cose, senza sperare di capirla, mai.