POLITICA. SE NON ALTRO IL 2018 HA MESSO A NUDO MORTE IPOCRISIE

DI ALBERTO EVANGELISTI

Per la maggioranza di Governo il 2018 dovrebbe rappresentare l’anno di inizio del tanto annunciato cambiamento; staremo a vedere. Per ora, se non altro invece, è stato l’anno che, finalmente, ha fatto sciogliere molte ipocrisie.

Si perché, pur senza entrare nel merito della manovra appena approvata, senza andare a sindacare le stime di crescita o i dati macroeconomici su cui si basa, senza insomma scendere sul piano dei dati a valutazione soggettiva su cui tutti possono, più o meno coscientemente, dire tutto e il contrario di tutto, ci sono aspetti meramente oggettivi che ci consentono, finalmente, di spazzare via molti dei leitmotif che siamo stati costretti a sorbirci per “mesi, al massimo anni”.

Per molti la cosa non è certo stata inattesa: era banalmente ovvio che fra il dire all’opposizione ed il fare al governo molte cose sarebbero necessariamente cambiate e molti atteggiamenti altrettanto necessariamente rivisti. Ciò nonostante vale la pena rendere merito all’anno che si sta chiudendo per essere stato testimone della fine oggettiva di certi mantra.

Diciamo addio quindi all’ipocrisia, made in lega ma fortemente supportata anche dai pentastellati, del termine “inciucio”.  Da quest’anno si potrà finalmente tornare a parlare di accordi di Governo, accordi programmatici o, se proprio si vuol far finta che l’oggetto è differente (e se si può contare su una fan base abbastanza credulona), si potrà utilizzare il neologismo “contratto di Governo”. Ok, si tratta sempre di due o più forze politiche che, presentatesi in antitesi alle elezioni e con programmi differenti, a valle del risultato elettorale trovano un accordo per governare assieme, nulla di nuovo sotto il solo, specialmente in un sistema elettorale fondamentalmente proporzionale, ma vuoi mettere come suona meglio il termine “contratto”? In fondo non è una novità assoluta della politica e, anche in questo caso, Silvio ci era arrivato prima.

Il 2018 è servito anche a spazzare via un binomio dominante in buona parte della politica, quel Europa e spread ce li mangiamo a colazione” che così tanto aveva infervorato gli animi in campagna elettorale e che invece, alla prova dei fatti ha fatto la fine di una roboante dichiarazione pre-match di un pugile che poi viene stesso alla prima ripresa.

È bastata una botta a 330 e un’asta deserta di titoli di Stato per far virare di 180° la nave di Governo e farla giungere a più miti consigli: sono stati gli stessi Conte e Tria ad affannarsi negli ultimi giorni dell’anno a spiegare come l’accordo con l’Europa fosse fondamentale per la credibilità nazionale sui mercati e quanto dannoso potesse essere mantenere un livello di spread tanto elevato. Insomma, Babbo natale non ha scritto nessuna letterina, ma non c’è stato alcun bisogno, evidentemente nonostante le pose da bulli in pubblico, il messaggio è arrivato forte e chiaro ai due vicepremier.

Come non citare poi uno dei miei tormentoni preferiti: “le coperture ci sono, basta tagliare gli sprechi”.

In realtà questo rappresenta una sorta di sott’insieme rispetto al più generico atteggiamento tipo “le cose fanno schifo perché gli altri sono incapaci e rubano, quando ci saremo noi vedrete come tutto funzionerà perfettamente”. Prima dell’elettorato nazionale ci era già cascato quello della capitale, convinto anche dall’esasperante situazione pregressa, che la Raggi potesse realmente essere una risposta di efficienza per Roma (con risultato riscontrabili ad occhio nudo).

La versione per il programma nazionale non è andata molto differentemente: le coperture non c’erano e i provvedimenti del programma di Governo sono stati presentati in versione estremamente ridotta e del tutto a debito (promemoria per il 2019…le coperture derivanti da taglio agli sprechi sono per lo più farlocche).

Che dire sugli annunci altisonanti sui rimpatri coatti promessi in campagna elettorale da Salvini, quella roba che suonava tipo “non vedo l’ora di vincere le elezioni per riempire gli aerei e riportarli a casa loro”. Bene, i dati, peraltro del tutto attesi, ci permettono di liquidare anche questa in maniera del tutto oggettiva come favola elettorale, o per meglio dire, ipocrisia elettorale: nessun nuovo accordo bilaterale e quindi, in maniera del tutto ovvia, rimpatri bloccati, con buona pace di chi già pregustava i ponti aerei in direzione sud.

Sul fronte dell’attività parlamentare direi che il 2018 ci permette di archiviare anche il falso moralismo sull’uso della fiducia: per anni è stato un motto fondante, specialmente dei 5 Stelle che, non avendo mai avuto occasioni di governo, potevano permettersi il lusso di gridare all’attacco alla democrazia ogni volta che veniva posta la questione di fiducia.

Quest’anno, alla prima occasione seria di lavoro (l’approvazione della finanziaria), abbiamo assistito ad un uso spregiudicato come mai prima: fiducia votata su maxiemendamento al Senato assolutamente sconosciuto a tutti i senatori, di maggioranza e opposizione, e conseguente fiducia alla Camera per blindare quel testo ed evitare al photofinish l’esercizio provvisorio. Direi che dopo questa, ogni forma di votazione, esclusa quella che prevede i carri armati davanti al Parlamento, rimane legittima.

Direttamente discendente da questa c’è forse la fine dell’ipocrisia maggiore: “uno vale uno”. Finalmente potremo affrontare il nuovo anno senza l’insopportabile farsa che tutti contino allo stesso modo, che il Governo sia del Popolo, fatto dal popolo, per il popolo. Ormai chi non vota allineato viene fatto fuori senza troppi pensieri: uno decide e tutti dietro, sulla fiducia e senza reale cognizione di causa.

Se proprio dobbiamo scomodare degli stereotipi, al massimo possiamo rifarci a “La fattoria degli animali”, perché alla fine tutti gli animali sono forse uguali, ma ci sono sempre i maiali che sono più uguali degli altri.

Per carità, tutto legittimo, ma almeno adesso potremo serenamente affrontare il 2019 senza il costante mantra di certe superiorità supposte e consapevoli di come stiano le cose realmente.

Gli americani dicono “Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me”, ossia, se mi freghi una volta è colpa tua, se mi freghi due volte è colpa mia.

Vedremo in quanti si stancheranno di essere fregati, e con ciò, buon 2019 a tutti.