TUTTI PAZZI PER MARY POPPINS

DI GABRIELE BOJANO

Ho rivisto venerdì sera in tv “Mary Poppins” (1964) e dopo 20 ore al cinema San Demetrio ho assistito alla proiezione de “Il ritorno di Mary Poppins” (2018). In entrambi i casi mi sono avvalso di un’attenuante generica: la presenza di mio figlio Fabri. All’uscita dal cinema ci siamo ritrovati a fare alcune considerazioni: anzitutto il film che è uscito a Natale non è il semplice remake della storica pellicola con Julie Andrews, sarebbe stato facile e difficile allo stesso tempo, ma il sequel. L’emozione però è rimasta la stessa anche se gli effetti speciali sono meno artigianali (e per il pubblico smaliziato di oggi anche meno sorprendenti). Così come è meno artigianale tutto l’impianto narrativo: la storia , infatti, è ambientata nella Londra degli anni ‘30, all’epoca della Grande Depressione, quindi si intreccia con temi di natura economica forse poco pertinenti ai piccoli fruitori del film. I personaggi li ho trovati ben tratteggiati, credibili, con autentici picchi di bravura (le guest Meryl Streep e Angela Lansbury). Qualche perplessità su Emily Blunt che nei panni della magica bambinaia deve reggere il confronto impari con il premio Oscar Julie Andrews. Ce la mette tutta, e’ volenterosa, ha mestiere ma rispetto alla prima Mary Poppins convince meno: appare fredda, un po’ distaccata, sembra quasi che lei per prima non creda fino in fondo al suo ruolo. Meno male che nel canto e’ doppiata dalla bravissima Serena Rossi. Il confronto è sempre una brutta bestia: anche Lin-Manuel Miranda, nei panni del lampionaio Jack, fa un po’ rimpiangere il fenomenale Dick Van Dike della versione 1964. E a proposito di Van Dike: a 97 anni si ritaglia per se’ un ruolo cameo nel sequel del film. La sua eccezionale vitalità è davvero la grande magia di un film che comunque continua ad unire ed emozionare grandi e piccini. E in tempi dominati da Fortnite scusate se è poco 😉